L'uomo romano: il politico e l'economico

_______

 

L’antropologia politica del mondo antico ci indica almeno
due qualificanti originalità tra le grandi civiltà antiche,
solo in Grecia si esprime una Democrazia che, in forme,
peculiari caratterizza anche la repubblica romana dove,
però, non è mai esistita una costituzione scritta che
regolasse la vita istituzionale e la lotta politica.
LEAD Technologies Inc. V1.01

In qualsiasi parte dell’Impero è considerato -romano- qualunque maschio adulto sia civis.
Per il cittadino romano di un certo rango sociale, la politica resta l’orizzonte dominante, o a livello sociale, o a livello imperiale, ma le regole, le forme e lo stile della politica sono mutate radicalmente: si passa dall’abuso omicida di Flaminio punito dal rigore legale di un Catone, che non può rinnegare la fides concessa anche ai nemici sconfitti, alla pratica diffusa dell’arbitrio, della violenza, della crudeltà.

L’esperienza romana appare ricca di contraddizioni. Il suo segno antropologico potrebbe essere proprio la commistione di dominio violento e duttilità, accanto a mille forme di violenza si esprimono forme opposte di vita sociale e politica. E’ il caso della dialettica dono-contro-dono che permeano la società romana fino ad apparire a studiosi come Paul Veyne il connotato dominante di quel tempo storico.
Da queste prime considerazioni si mostra l’incomparabilità tra il civis antico e il “cittadino moderno”. La società della globalizzazione e del libero mercato è essenzialmente differente da quella del dono-contro-dono: nulla è più lontano da noi che questa antica civiltà. Il mondo ellenistico e anche quello romano, appaiono come una società di amici, non di lavoratori o imprenditori sottomessi a questa ferrea legge del mercato delle merci e del lavoro.
slave_1Se nel mondo greco venivano concessi crediti senza interesse e numerose iscrizioni elogiano i benefattori delle poleis, nel mondo romano imperiale il fenomeno sembra farsi ancora più diffuso e radicale.
Si diffonde l’agonismo politico della beneficenza, in questo modo si qualificavano le aristocrazie antiche, attraverso l’ostentazione e la dissipazione agonistica delle ricchezze, poiché il vero nobile, investito dall’alto, deve poi farsi riconoscere nel suo rango davanti al popolo come colui che dona di più perché è veramente il più ricco. Colui che riceve il dono è e non può rendere, entra infine nell’orbita di dominio di chi dona.

Il dono appare la presenza persistente del donatore assente. Il dono è un legame sociale che altro non fa che articolare gerarchie. Dentro questa trama di vincoli sociali ed etici si “innestava” anche l’uomo “economico”. L’economia non si annullava nel sociale, trovava in questo un confine che ne circoscriveva l’autonomia

. La cupidigia del denaro prevedeva anche il mondo antico, soprattutto nell’investimento agrario romano sarebbe governato dalla logica renditiera della sicurezza del guadagno. Indubbiamente gli antichi non avevano nemmeno la capacità culturale di valutare il profitto, non possedevano nemmeno un sistema contabile che permettesse una chiara valutazione di costi e ricavi complessivi. [De Agricultura di Catone].

Il tema del guadagno rimane, tuttavia, centrale anche attraverso il rischio come lo era quotidianamente per i mercanti.
Certo, il mestiere del mercante si pone al di fuori del codice etico pubblico degli aristocratici.

   
_______

Altri articoli da leggere:

More Like This


Categorie


Economia Società e cultura

Tag


Add a Comment

Your email address will not be published.Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Categorie




Questo sito partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it