Longobardi e Bizantini si dividono il potere in Italia – riassunto

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I longobardi immagine nobiltà illustrazione

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Giustiniano nel 535 aveva avviato la riconquista dell’Italia inviando un esercito al comando del generale Belisario e Nareste. La prima fase della guerra si concluse nel 540 con la conquista di Ravenna e la cacciata dei goti oltre il po. La guerra riprese nel 542 con un’offensiva dei goti che si concluse con la loro sconfitta e l’uccisione del loro sovrano Totila nella battaglia di Gualdo Tadino (552), dopo qualche mese venne sopraffatta la resistenza degli ultimi irriducibili al comando dei quali vi era il successore di Totila, Teia sconfitto in battaglia alle falde del Vesuvio. Gli ultimi nuclei di resistenza vennero scovati nel 555 sugli appennini. La riconquista bizantina fu accompagnata dal tentativo di restaurare gli antichi rapporti sociali e di dare al territorio un nuovo assetto sulle basi della prammatica sanzione che Giustiniano emanò nel 554 su richiesta di papa Virgilio. Gli atti emanati da Teodorico furono considerati ancora validi mentre furono annullati quelli del re dei goti Totila. Le chiese cattoliche ottennero buona parte dei territori confiscati. Nareste restò in Italia fino al 568 anno in cui morì a Roma dopo essere stato richiamato a Costantinopoli dal nuovo imperatore Giustino II. Nello stesso tempo si mise in moto un capillare apparato fiscale e si arrivò a chiedere le tasse arretrate, si riducevano le spese pubbliche, si decurtavano i salari ai soldati e diminuiva la distribuzione di viveri ai poveri.

Tutti questi provvedimenti miravano a fornire all’impero i mezzi per la sua politica espansionista ma ebbero l’effetto di far rimpiangere il passato regime e di far crollare il morale delle truppe poste a difesa dell’Italia. Questo episodio creò le premesse per il crollo bizantino in Italia a causa dell’invasione longobarda. I longobardi erano un popolo germanico originario della scandinavia che dopo aver vagato in europa giunsero in Italia attraverso il Friuli nel 568. I longobardi non avevano avuto mai contatti stretti con i romani e il loro trasferimento in Italia avvenne senza un concordato con l’imperatore e senza il principio di ospitalità.

La loro dominazione nei confronti del popolo latino si pose come vero e proprio governo superiore. I longobardi furono l’unico popolo che non si allontanò dagli usi tradizionali, erano privi di re, che veniva eletto dai nobili all’interno del consiglio di guerra secondo il principio del primo tra i pari. L’avanzata in Italia non proseguì in modo unitario ma le direttrici dell’avanzata si delinearono in base all’iniziativa dei singoli duchi che erano a capo delle tribù. I bizantini riuscirono a mantenere il controllo della Romagna, della pentapoli e di una striscia di terra che attraverso Perugia collegava Ravenna con Roma, conservarono le isole ed il litorale tra Civitavecchia ed Amalfi.

L’incompletezza della conquista segnò l’inizio della divisione politica dell’Italia che durerà fino al XIX secolo, questa divisione si formò anche a causa della complicità dei duchi che dal 574 al 584 rinunciarono a darsi un nuovo re. In questo periodo di anarchia militare molti proprietari terrieri furono uccisi e le terre confiscate, la popolazione romana venne privata della capacità politica. Per i romani fu impossibile fino alla fine del VII secolo potersi inserire all’interno delle gerarchie di potere, successivamente, chi aveva accumulato abbastanza risorse e possedimenti durante una lunga e lenta ripresa economica fu accettato nella casta a patto che assumesse i costumi dei dominatori.

Il funzionamento dei vescovadi venne sconvolto poiché venivano privati del loro territorio e dei loro domini costringendo i vescovi a fuggire nei territori bizantini. I longobardi però presero come punto di riferimento le città imperiali garantendo comunque una continuazione con la precedente epoca. Le istituzioni burocratiche erano già fortemente degradate e l’invasione longobarda aggravò ulteriormente questa situazione. Il percorso che avevano intrapreso già gli altri popoli germanici di insediamento nel tessuto sociale e nel modello politico del popolo latino venne seguito dai longobardi molto più lentamente e incontrando enormi resistenze interne.

Fu scelto come modello d’ispirazione quello romano rafforzando di conseguenza il ruolo del re nella successiva ricerca dell’appoggio episcopale.

Mappa longobardi conquiste mappa Europa durante 700 d.c

Nel 584 Autari dopo aver restaurato l’autorità regia si fece cedere dai duchi la metà delle loro terre per consentire alla monarchia di procurarsi i mezzi necessari al proprio sostentamento. Per gestire i beni della corona furono creati appositi funzionari, i Gastaldi, le cui competenze col tempo furono ampliate per limitare il potere dei duchi. Agiluffo, succesore di Autari si pose per primo il problema di un rapporto non conflittuale con la chiesa che era allora governata dal pontefice Gregorio Magno, colui il quale assunse l’appellativo di servus servorum dei. Fino a Gregorio Magno il titolo di vescovo di Roma era stato solo un titolo onorifico senza alcun contenuto effettivo, lui concepì il disegno di rendere il papato autonomo anche perché la lontananza dal potere imperiale rendeva i vescovi privi di un punto di riferimento, nello stesso tempo Gregorio Magno si preoccupò di assicurare al cristianesimo occidentale un’impronta unitaria riordinando e diffondendo la liturgia romana con il relativo canto detto appunto gregoriano. Promosse l’opera di evangelizzazione delle popolazioni pagane e ariane operando instancabilmente per la conversione di visigoti e longobardi. Non assunse mai atteggiamenti di intolleranza, raccomandando sempre ai missionari di procedere gradualmente nel rispetto delle tradizioni locali. Riformò il patrimonio della chiesa riuscendo a difendere Roma e la popolazione. L’erede al trono longobardo, Adaloaldo, venne battezzato nel 603 questo però non portò ad una conversione di massa a causa dell’attaccamento dei duchi ai costumi tradizionali. Sul trono longobardo si alternavano quindi re cattolici e re ariani, fino al 712 quando salì al trono Liutprando, che completò la conversione al cristianesimo del suo popolo, superando la divisione etnica tra longobardi e romani. Liutprando pensò che fosse giunto il momento per completare la conquista dell’Italia arrivando fino alle porte di Roma, qui convinto da papa Gregorio II tornò indietro restituendo il castello di sutri alla chiesa invece che all’autorità bizantina nel 728. L’invasione longobarda non portò a modifiche sociali solo nei territori conquistati, anche i territori sotto controllo bizantino subirono delle modifiche che allontanavano sempre di più dal modello romano.

All’origine delle trasformazioni c’era innanzitutto il problema della difesa, dato che l’impero era impegnato ad oriente e non poteva garantire la presenza militare in Italia. Ciò portò all’unificazione di cariche civili e militari e costrinse l’aristocrazia a dedicarsi attivamente all’esercito sulla base delle proprie capacità economiche e al proprio prestigio sociale. Le difficoltà di comunicazione con bisanzio portarono nel VII secolo, date le fusioni tra il ceto aristocratico bizantino e le popolazioni latine, all’esplosione di sentimenti nazionali che portarono anche a rivolte contro bisanzio, un fattore che favoriva il sorgere di questi sentimenti era il largo potere economico e sociale che le gerarchie ecclesiastiche stavano assumendo. La chiesa aveva infatti iniziato a sviluppare un vasto patrimoni terriero che cedeva in affitto perpetuo alle famiglie locali piu in vista per sviluppare rapporti clientelari.

Questo processo portò Roma nell’ VIII secolo sotto la protezione dei franchi dopo il subentro del dominio pontifico al dominio bizantino. I duchi bizantini eserciteranno solo una funzione di supplenza rispetto al papato fino a Pipino il Breve che venne designato da Stefano II patrizio dei romani legittimando finalmente questa realtà.
In sostanza i fattori che accomunarono Ravenna e Roma furono:

• Prevalenza dell’autorità militare sui poteri civili
• Convergenza di elementi orientali e locali nel ceto dei proprietari fondiari
• Inquadramento dei proprietari fondiari in gerarchie

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