LO SVILUPPO COMUNICATIVO E LINGUISTICO – livelli di analisi del sistema linguistico

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LO SVILUPPO COMUNICATIVO E LINGUISTICO - livelli di analisi del sistema linguistico

*Appunti inviatici via mail sullo sviluppo cominicativo e linguistico

LO SVILUPPO COMUNICATIVO E LINGUISTICO
Livelli di analisi del sistema linguistico: la complessità del linguaggio risiede, in primo luogo, nel fatto che esso è analizzabile a diversi livelli.
Differenza tra lingua e linguaggio: entrambi hanno una appartenenza.
La lingua ci consente di comunicare e condividere, mentre il linguaggio è molto più caratterizzato, ci permette quindi di comunicare all’interno di una specificità.
Nel sistema del linguaggio c’è una capacità di comprendere le unità linguistiche compresse (periodo in cui ci sono molte fasi accidentali. Nel linguaggio bisogna tenere conto che è caratterizzato da alcuni aspetti: le referenzialità e semanticità:
referenzialità: il linguaggio come simboli indica un oggetto.
livello semantico: prende in considerazione le conoscenze concettuali.
Livello fonologico: il modo in cui vengono prodotti i suoni del discorso.
Livello lessicale: riguarda l’elaborazione della parola, ossia lo studio delle diverse categorie di parole e delle prospettive proprietà (nomi, verbi, aggettivi).
Livello testuale: capacità di comprendere significati di unità linguistiche ancora più complesse, come i testi orali o scritti attraverso i collegamenti concettuali.
La pragmatica studia l’uso del linguaggio a scopo comunicativo:
Livello pragmatico: si occupa degli usi concreti del linguaggio nei diversi contesti social, cioè sia delle finalità comunicative che esso persegue (ad es: se un messaggio persegue una richiesta).
Vi sono altri aspetti quelli prosodici: riguardano l’accettazione di una data sillaba della parola o quelli intonazionali (per es: il tono ascendente) che si usa per le fasi interrogative.
Il linguaggio è un codice simbolico: il linguaggio è un codice ovvero un sistema simbolico costituito da segni arbitrari, che informa sulla realtà, grazie alla relazione stabile tra certi suoi elementi ( i segni, cioè le parole).
Le proprietà del linguaggio: il linguaggio possiede alcune proprietà già individuate da discipline come la linguistica, la semiotica e la filosofia del linguaggio, che non rendono lo strumento altamente efficiente per pensare e comunicare, unico fra tutte le forme comunicative delle specie animali, le principali proprietà sono le seguenti:
Referenzialità o semanticità: si riferiscono a oggetti ed eventi esterni al linguaggio stesso e, con questa operazione ne esprimono il significato.
Arbitrarietà: non esiste una relazione diretta tra la forma linguistica cioè la parola e quella del suo referente, ossia l’oggetto cui essa si riferisce.
Trasmissione per tradizione: il linguaggio verrà acquisito nel contesto socio – culturale, del rapporto tra le generazioni.
Convenzionalità: i significati rispondono a regole stabilite culturalmente e funzionali alla comunicazione.
Categorizzazione: categorie di riferimento ( contesti, codici ecc…).il linguaggio riesce ad esprimere le somiglianze fra elementi del mondo (oggetti ed eventi) e codificarli le proprietà salienti in categorie come essere viventi o essere inanimati, eventi, oggetti ecc..
Distanziamento: con il linguaggio si può andare al di là del qui ed ora cioè riferirsi a oggetti e eventi e lontani nello spazio e nel tempo.
Non direzionalità: i messaggi verbali possono essere recepiti e compresi nel loro significato da chiunque e non solo dall’interlocutore.
Relazionalità e Prospettivismo: la possibilità di esprimere relazioni attraverso l’uso di specifiche item lessicali, ad es: un enunciato che recita: “vado a casa perché sono stanca” esprime la relazione causale fra 2 eventi, codificata nell’appropriata congiunzione “perché”.
Dualità: il linguaggio possiede un doppio livello quello dei suoni e quello dei significati in cui ciascun livello risulta interrelato all’altro.
Produttività o creatività: la possibilità di generare un numero finito di enunciati a partire da un numero finito di item lessicali sia per descrivere,, oggetti e eventi diversi fra loro, sia per esprimere in forme diverse uno stesso evento.
Organizzazione e modificabilità: un enunciato non è una lista di parole in successione, ma un insieme organizzato da precise regole, che definiscono l’ordine e le combinazioni di termini linguistiche (sintassi) o il cambiamento di tali termini (morfologia).
Rapida evanescenza: ogni parola o ogni frase hanno un tempo di emissione ben preciso e una volta emesse, non sono più accessibili. Questo significa che la possibilità di comprendere dipende, innanzitutto, dalla capacità sia di discriminare i suoni in quanto tali (p – asta è diverso da b – asta), sia di segmentare correttamente le unità linguistiche nel flusso del parlato (il- cane-corre-sul-prato, è non ilca-necor-resulpra-to).
Oggettività: il carattere di non permanenza dei suoni che può essere ovviato attraverso la loro traduzione in corrispondenti segni stabili, cioè attraverso la scrittura, accessibile da chiunque e in maniera più stabile.
Autoreferenzialità: capacità del linguaggio di essere segni che rimandano ad altri segni, di rimandare a se stessi, di spiegarsi, di articolare i concetti attraverso l’uso di espressioni linguistiche come accade ad esempio nel caso di concetti astratti non traducibili in immediati correlati, sensoriali o non individuabili a livello gestuale – ostensivo.
Le questioni cruciali: linguaggio natura del: biologico o sociale? Recenti ricerche di psicologia animale confermano il fatto che molte di queste proprietà del linguaggio sono presenti in altre specie animali, ma è solo nella specie umana che esse sono presenti tutti assieme.
Da ciò si possono trarre alcune fondamentali implicazioni:
Il linguaggio come rotazione biologica: il linguaggio deve avere origine da una specifica dotazione biologica che predispone gli essere umani al padroneggiamento di abilità complesse.
Il linguaggio come mezzo di comunicazione: il linguaggio è fondamentalmente un mezzo di comunicazione e di costruzione di reti sociali, esso quindi non può esserne compreso senza capirne le relazioni con altre forme di comunicazione che lo precedono e lo accompagnano. Questo è il problema della continuità e della discontinuità..
Le proprietà del linguaggio che si acquisiscono nel corso dello sviluppo.
Sviluppo tipico:
Primi mezzi di comunicazione: il modo in cui il neonato comunica è il pianto ed evoca una risposta spontanea di accadimento. Altri segnali di comunicazione precoce sono: il sorriso, e, in generale espressioni facciali delle emozioni (sorriso, rabbia, tristezza, disgusto, sorpresa ecc..). la modalità comunicativa che caratterizza entrambe cioè madre e figlio è la “centrazione” reciproca dello sguardo.
A partire da 5 mesi circa lo sguardo del piccolo si dirige sempre di più su elementi dell’ambiente circostante per lui interessanti ed iniziano i gesti come il cresping.
La nascita e lo sviluppo dell’intenzionalità comunicativa: vi sono 3 posizioni circa questa nascita.
La 1 riguarda una stretta dipendenza dello sviluppo linguistico dallo sviluppo cognitivo e fa riferimento al modello piagettiano di sviluppo dell’intelligenza senso – motoria, secondo cui la distinzione fra mezzi e fini (base dell’intenzionalità) si strutturerebbe nel quarto stadio (verso gli 8 – 10 mesi circa) e si perfezionerebbe poi nel quinto (verso i 10 – 12 mesi).
La 2 posizione relativa alla genesi dell’intenzionalità comunicativa non subordinata lo sviluppo comunicativo a quello cognitivo, attribuendo sin dalla nascita piena intenzionalità alle azioni comunicative del bambino, finalizzate sia ad agire sulle cose sia a interagire con gli esseri sociali.
La 3 posizione sottolinea l’importanza dell’ambiente sociale nella progressiva consapevolezza che il bambino acquisisce rispetto all’efficacia dei propri segnali e comportamenti comunicativi: l’adulto, da un lato, risponde in maniera appropriata e contingente ai segnali del bambino permettendogli di scoprire che è lui, con i suoi segnali, ad ottenere degli effetti ma, soprattutto, interpreta sistematicamente ciò che fa il piccolo “come se” esprimesse delle precise intenzioni ( come quando, adesso ad esempio una madre dice al neonato che piange per la fame: sì, lo so che vuoi mangiare, adesso arrivo!”).
Verso le prime parole: alla fine del primo anno, i bambini possiedono circa una decina di parole. Tra i gesti comunicativi della fase prelinguistica, oltre ai gesti deittici, come il mostrare e l’indicare, vi sono quelli referenziali, come “fare ciao” con la mano, dire “no” con la testa, “nominare” un oggetto con dei gesti illustrativi.
Cresce il numero delle parole e diminuisce l’uso dei gesti: per quanto riguarda la loro evoluzione, al crescere del numero di parole che il bambino possiede, la frequenza dei gesti diminuisce. Ad esempio, verso i 12 mesi vi è un aumento del pointing, che rimane stabile fino ai 18 mesi, per poi diminuire successivamente al crescere del numero di parole conosciute.
L’evoluzione dei suoni della lingua: un discorso a parte va fatto per lo sviluppo della capacità di riconoscere e produrre le unità di base della lingua, cioè i suoni.
I suoni della lingua si evolvono: molti studi hanno dimostrato la capacità di bambini di un mese di discriminare, ad esempio, tra coppie di vocali, come /a/i/e /i/u/; altri studi invece hanno mostrato la capacità, già a pochi giorni di vita, di discriminare quasi tutti i contrasti fonetici, quali pa-ta, pat-tap. Un’altra abilità precoce è la capacità di segmentare il flusso continuo dei suoni percepiti nelle unità che costituiscono il linguaggio (parole, frasi), una via molto efficace per individuare le unità del discorso – come le parole o la struttura sintattica delle frasi – sono le caratteristiche “prosodiche” dell’imput linguistico (ossia l’intonazione, il ritmo e l’accento ecc..).
Le lallazioni: inizio di suopni articolati: la questione principale a proposito delle lallazioni, che costruiscono la prima vera forma articolata e differenziata di produzione sonora, è il loro rapporto con il successivo del linguaggio.
Le lallazioni riflettono le caratteristiche della lingua di appartenenza: per quanto riguarda la seconda domanda, diversi studi hanno confermato il fatto, che, mentre nei primi mesi i suoni prodotti non hanno le caratteristiche tipiche della lingua di appartenenza, quelli prodotti a ridosso della comparsa delle prime parole ne condividi i tipi di suoni e delle forme delle sillabe. In sostanza anche se la capacità di produrre suoni è biologicamente determinata, ne influenze linguistico- culturali hanno un loro peso nell’indirizzare progressivamente una velocità nella produzione dei suoni verso le caratteristiche della lingua con cui i piccoli sono esposti, grazie alla capacità di riconoscerli e di preferire quelli familiari: il primo sviluppo lessicale avviene tra i 12-18 mesi. Le questioni più importanti di questa fase di acquisizione del linguaggio li possiamo esprimere attraverso delle domande: Quali tipi di parole apprende per prima? Quali processi cognitivi e sociali ne consentono l’acquisizione? Come passa dalle parole singole a enunciati più complessi? Che forma assumono questi enunciati? Quali fattori consentono l’acquisizione alla grammatica?
Le prime parole e la formazione dei significati dei nomi: le espressioni del bambino devono avere una certa somiglianza fonetica con la forma adulta. I Contenuto delle prime 50 parole si riferiscono a persone, oggetti, animali, cibi ecc… Altamente familiari e queste parole sono composte da nomi concreti che si riferiscono all’ambiente dove il bambino interagisce. Le parole hanno una forte valenza sociale nell’apprendimento delle parole nel senso che questo apprendimento avviene in ambienti interattivi dove l’alunno fornisce molti segnali. Ad esempio nel 1991 Baldwin ha mostrato che tra i 16 e i 18 mesi i piccoli tendono a seguire lo sguardo dell’adulto quando pronunciano delle parole, potendo individuare in questa maniera l’elemento a cui questa parole si riferisce.
I bambini guardano l’adulto mentre pronuncia una parola per capire a cosa si riferisce: In realtà, la capacità di apprendere i nomi non sembra limitarsi ai soli contesti di attenzione condivisa, ma dipende anche da disposizioni sociali di tipo innato. Più precisamente, il bambino tenderebbe naturalmente ad potere attribuire un senso alle azioni e alle produzioni linguistiche. Diversi studi, si sono effettuati su bambini di circa 2 anni, ed hanno potuto dimostrare che l’apprendimento di nuove parole, non avviene solo in contesti ostensivi in cui l’oggetto viene indicato tramite un gesto, ma anche in contesti in cui il bambino semplicemente assiste a interazioni fra adulti, dove uno propone all’altro un nuovo nome per un nuovo oggetto.
L’ampliamento del vocabolario: verbi e aggettivi: l’ampliamento del vocabolario che si realizza intorno ai 18 mesi, principalmente consiste nell’inserimento, all’interno del lessico, sia di altre “ parole – contenuto”, come i verbi e gli aggettivi.
L’esplosione del vocabolario: questo fenomeno, noto come esplosione del vocabolario, riflette il considerevole incremento lessicale che si verifica circa verso i 18 mesi. I primi verbi si riferiscono ad azioni chiaramente percepibili come dare, bere, mangiare, pettinare ecc… e gli aggettivi vengono usati in relazione a poche proprietà intrinseche, come il colore o la consistenza, inizialmente solo in relazione ad esemplari della stessa categoria (ad esempio, l’aggettivo “rosso” solo a diversi esemplari della categoria “rose” ma non anche per la categoria “automobili”. I verbi risultano più difficili dei nomi in quanto non vi è una necessaria coincidenza temporale tra etichetta linguistica e referente.
I processi sottostanti l’acquisizione del lessico: tra i principali processi cognitivi che caratterizzano l’acquisizione del lessico, il 1 – attinente al generale sviluppo cognitivo del bambino – è la comparsa della “simbolizzazione” che coincide con l’esplosione del vocabolario e che differenzia il modo in cui le parole sono usate prima e dopo l’età dei 18 mesi.
Il bambino inizia a simbolizzare: ad esempio, vengono usate solo per un dato oggetto o in un determinato contesto o mentre si compie una data azione. Viceversa, dopo la metà del secondo anno di vita, esse vengono estese a esemplari diversi di una stessa categoria e in svariati contesti, dimostrando che il linguaggio acquista sempre di più quella natura di strumento di categorizzazione della realtà di cui abbiamo parlato a proposito delle sue proprietà costitutive. Lo sviluppo del linguaggio si configura perciò come progressiva “de- contestualizzazione”.
Si apprendono i significati convenzionali: attraverso l’accordo, nel loro uso, con le regole della propria lingua, si mette in atto un processo di “convenzionalizzazione”, cioè quei segni linguistiche che acquisiscono i significati condivisi dai parlanti. Il bambino non solo si adegua sempre più alla forma fonologica adulta delle parole, ma anche la applica solo a quei referenti che corrispondono effettivamente ai criteri di classificazione espressi dalla cultura di appartenenza: mentre le prime parole sono spesso delle “sovraestensioni semantiche” (ad esempio, la parola cane attribuita a tutti i quadrupedi di piccola taglia; acqua a tutti i liquidi), gli ambiti di attribuzione categoriale di una data parola si restringono progressivamente ai referenti adeguati, e aumenta il numero delle altre parole appropriate, prodotte in funzione degli usi che i parlanti adulti fanno di esse.
SVILUPPO ATIPICO
Per quanto riguarda lo sviluppoo atipico consideriamo le sindromi in cui il linguaggio viene compromesso e tutti i traumi cerebrali. Si parlerà in maniera specifica solo dello sviluppo evolutivi, sia quelli che dipendono dal ritardo mentale come la sindrome di down e la sindrome di williams sia quelli non dipendenti da deficit cognitivi globali come i disturbi del linguaggio, sia infine quelli che si accompagnano a disturbi pervasivi della sfera comunicativo – relazionale, come i disturbi dello spettro autistico.
Cosa sono i deficit linguistici? 3 vsono le problematiche:
Riguarda le manifestazione che il linguaggio assume nelle divedrse sindromi e nelle diverse aree del sistema linguistico.
La questione sullo sviluppo atipico possa considerazione un ritardo rispetto allo sviluppo atipico.
All’interno della 3 area problematica si cerca di capire se e in che modo le abilità linguistiche sono collegate a quelle cognitive.
Sindrome genetica a confronto down e williams
Sindrome di down: vocabolario ridotto; stereotipie; fissarti nell’uso di certi termini; ripetere le parole; non hanno una buona memoria, diciamo che il linguaggio è un area particolarmente colpita, le prime parole compaiono in ritardo verso i 24 mesi.
Sindrome di williams: è molto più rara, le capacità linguistiche di chi ne è affetto sono meno danneggiate, rispetto al ritardo cognitivo.
Perché mettere a confronto queste 2 sindrome?
Entrambe si caratterizzano per uno stesso grado di ritardo cognitivo ma differiscono per il rapporto tra capacità intellettivi e quelli verbali.
Disturbi specifici del linguaggio dsl
Si caratterizza per l’assenza di ritardo cognitivo, di deficit auditivi o di patologie neurologiche pure in presenza di capacità linguistica alterata in produzione e in comprensione.
Il Linguaggio nei disturbi dello spettro autistico
Le difficoltà linguistiche proprie dell’autismo sono comunicativo relazionale, altre caratteristiche di questo disturbo pervasivo dello sviluppo sono: la ristretta di interessi e la tendenza a comportamenti stereotipati, la scarsità di comportamenti di tipo simbolico ludico ed immaginativo. Nelle forme più gravi, il deficit linguistico si manifesta tipicamente con ecolarie ( ripetizione di una stessa parola o frase appena udita, oppure frasi fatte o significati particolari e anomalie).
Forse alternative di comunicazione sono ad esempio quelle che utilizzano un oggetto che funge da strumento intermedio come ad esempio: il computer utilizzato dalla comunicazione facilitato.

   
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