L'Italia tra poteri locali e potestà universali – riassunto di storia

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Nel X secolo l’Italia si configurava in maniera particolare, su di essa trovavano scontro le
concezioni politiche universali e particolaristiche in quanto era sede dell’influenza di due imperi,
quello franco e quello bizantino. Il problema principale per queste lotte era la presenza del papato
che pur essendo presente nel Lazio ed Umbira rivendicava la supremazia universale ed un proprio
ambito politico. Il regno d’Italia era stato attribuito nell’887 a Berengario contro cui due anni dopo si
levò Guido che lo sconfisse ottenendo cosi la corona di imperatore che passò alla morte di Guido al
figlio Lamberto. Per favorire Berengario intervenne il re di Germania Arnolfo il quale attraverso
papa Formoso fu riconosciuto re dai feudatari italiani e venne incoronato imperatore nel 894.
Arnolfo verrà colto da una paralisi subito dopo l’incoronazione lasciando così campo libero a
Lamberto che comunque scomparirà nel 898. Berengario cercò anche di porre un freno all’invasione
ungara ma dopo essere stato sconfitto in battaglia la sua posizione si indebolì finché non gli si
contrappose Ludovico di provenza anch’egli incoronato imperatore. Berengario riuscì a sconfiggere
Ludovico nel 905 e nel 915 dopo aver cacciato i saraceni ed aver reso sicura Roma venne sconfitto
dal nuovo erede al trono Rodolfo di Borgogna. Rodolfo però tenne il trono solo per due anni dopo
infatti lo cedette ad Ugo di Provenza che lo tenne ininterrottamente fino al 946. La sua volontà di
dare contenuto effettivo al titolo di re d’Italia provocò i malumori della feudalità italiana che
attraverso il re di Germania Ottone I contrappose ad Ugo il marchese di Ivrea Berengario. Ugo fu
sconfitto e nel 950 scomparso Lotario, Berengario di Ivrea poté cingere la corona. L’anno dopo
iniziarono le prima difficoltà in quanto la vedova di Lotario (figlio di Ugo) Adelaide, chiese aiuto al
re di Germania il quale sposò Adelaide stessa e scese in Italia facendo atto di sottomissione alla
feudalità insieme a Berengario di Ivrea che conservò il regno in qualità di vassallo. Berengario però
approfittò della lontananza di Ottone per ritrovare indipendenza ed espandere i propri domini in Italia centrale ai danni dei territori della chiesa. Il pontefice Giovanni XII chiese aiuto ad Ottone che
scese in Italia nuovamente facendo prigioniero Berengario e cingendo poi egli stesso la corona regia
su quella imperiale. Con la deposizione di Carlo il grosso la chiesa vide il proprio ruolo all’interno della cristianità indebolirsi, essendo anche sul piano interno in balia dell’aristocrazia romana che divenne arbitra dell’elezione papale e si rese protagonista di usurpazioni nel territorio della chiesa.

Sul soglio pontificio si succedevano vari pontefici in sequenza sempre più rapida facendo perdere sempre più dignità al ruolo del pontefice, Roma venne scossa da una rivolta contro Ugo di Provenza che tentò di farsi incoronare imperatore da Giovanni XI. La rivolta venne promossa dal fratello del pontefice, il quale governò su Roma fino al 955 quando salì al soglio pontificio Giovanni XII appena sedicenne che poi incoronò imperatore Ottone I di Sassonia. Come per Carlo Magno la corona imperiale rappresentava per Ottone il coronamento di una lunga attività politica condotta a partire dal 936. Ottone operò per rendere la sua autorità effettiva in tutti e cinque i suoi ducati in modo da sviluppare in Germania una coscienza nazionale. Ottenne anche un regolare appoggio dai vescovi che coinvolse appieno nel governo di realtà territoriali. L’opera di riforma attuata in Germania dalla chiesa tedesca venne supportata da Ottone il quale sceglieva personalmente i vescovi. Questa manovra rese in Germania il fenomeno di decadenza dei costumi nell’ambito ecclesiastico meno grave rispetto al resto dell’Europa. Veniva inoltre incoraggiata la ripresa degli studi presso le grandi abbazie. Come apice di questa attività Ottone ricevette la corona imperiale nel 962.

L’impero ottoniano rispetto all’impero carolingio ha in comune l’ispirazione di romanità ed il ruolo di protezione del papato e della cristianità. Ottone si attribuì il diritto di giudicare il candidato eletto prima della consacrazione a pontefice per poter garantire la correttezza dell’elezione (privilegium othonis) nel 962 in Italia successivamente trascorse sei anni nei quali si dedicò alla conquista dei territori meridionali dopo aver fatto incoronare imperatore il figlio Ottone II. Nel 968 subi una grave sconfitta a Bari e quindi decise di abbandonare la via delle armi per intraprendere quella diplomatica.

L’imperatore bizantino Giovanni Zimisce riconobbe ad Ottone il titolo di imperatore e nel 972 acconsenti al matrimonio tra Ottone II e la figlia Teofane, che avrebbe dovuto portare in dote le terre meridionali. Alla morte di Ottone I il passaggio di poteri al figlio fu tutt’altro che facile in quanto sia la nobiltà germanica che la nobiltà italiana era poco incline a vedere bene il re in stabile residenza in Italia. L’aristocrazia romana assassinò il pontefice Bonifacio VII.

Nel 980 Ottone II preparò una campagna per le terre meridionali ma venne sconfitto e poi morì prematuramente lasciando come erede il figlio Ottone III. Uscito dalla tutela il suo primo atto di governo fu la nomina a pontefice di Gregorio V e del suo successore Silvestro II.

L’imperatore si proponeva di collaborare a stretto contatto con il pontefice, questo entusiasmo si scontrò con lo scontento dei feudatari i quali insorsero nel 999 capeggiati da Arduino d’Ivrea, scoppiò due anni dopo anche un’altra rivolta, quella dei romani (1001).

Ottone III morì nel 1002 senza lasciare eredi diretti. Gli successe Enrico II che concentrò tutti i suoi sforzi sulla germania e sulle riforme per impedire il degrado dei costumi nell’ambiente clericale. Arduino intanto si era fatto nominare re d’Italia a Pavia nel 1002.

Erico II nel 1004 scese in italia per ripristinare il potere regio, sconfisse Arduino finché non lo costrinse al ritiro dopo dieci anni di lotte armate. Nel 1014 Enrico II fu incoronato imperatore da papa Benedetto VIII proveniente dell’aristocrazia romana.

A lui successe Giovanni XIX sempre della stessa famiglia. Questo mostra quanto fosse difficile per gli imperatori di Germania rendere effettivo il loro potere in Italia. Altra pecca dell’Italia era la mancata formazione di una coscienza nazionale, la mancata formazione di questa coscienza è da ricercare particolarmente nei soggetti politici che si creavano nelle maggiori città, specie quelle di residenza dei vescovi i quali si erano dovuti sempre interfacciare con l’autorità cittadina anche nella parte meridionale dell’Italia si poté assistere allo sviluppo di una coscienza urbana all’interno delle grandi città.

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