Lippitudinis meae signum tibi sit librari (Versione di latino Ad Atticum) – Cicerone

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Potreste tradurre questa versione di latino dal testo originale all’italiano? La versione si chiama “Ad Atticum” ed è di Cicerone.

Testo originale in latino della versione “Lippitudinis meae signum tibi sit librari” di Cicerone

Lippitudinis meae signum tibi sit librari manus et eadem causa brevitatis; etsi nunc quidem quod scriberem nihil erat. Omnis exspectatio nostra erat in nuntiis Brundisinis si nactus hic esset Gnaeum nostrum, spes dubia pacis, sin ille ante tramisisset, exitiosi belli metus. Sed videsne in quem hominem inciderit res publica, quam acutum, quam vigilantem, quam paratum? Si me hercule neminem occiderit nec cuiquam quicquam ademerit, ab iis qui eum maxime timuerant maxime diligetur. Multum mecum municipales homines loquuntur, multum rusticani; nihil prorsus aliud curant nisi agros, nisi villulas, nisi nummulos suos. Et vide quam conversa res sit; illum quo antea confidebant metuunt, hunc amant quem timebant. Id quantis nostris peccatis vitiisque evenerit non possum sine molestia cogitare. Quae autem impendere putarem, scripseram ad te et iam tuas litteras exspectabam.

Traduzione in italiano della versione “Lippitudinis meae signum tibi sit librari” tradotta dalle epistole di Cicerone:

La grafia dello scrivano ti sia prova della mia infiammazione agli occhi e motivo stesso della brevità; sebbene ora davvero non ho nulla da scrivere. Ogni mia attesa è rivolta alle notizie da Brindisi; se questo (Cesare) avesse incontrato il mio Gneo, ci sarebbe una fragile speranza di pace, ma se quello prima fosse passato oltre, ci sarebbe il timore di una guerra rovinosa. Ma non vedi in quale uomo si è imbattuto lo stato, quanto acuto, quanto attento, quanto preparato? Se, per Ercole, egli non ucciderà nessuno e non sottrarrà niente a nessuno, sarà onorato in sommo grado da quelli che maggiormente lo hanno temuto. Gli abitanti dei municipi parlano molto con me, e molto anche i contadini; non si curano proprio di nient’altro, se non dei loro poderi, delle loro case di campagna, dei loro gruzzoli di denaro. E vedi come sia mutata la situazione: temono quello in cui prima avevano fiducia, amano questo che prima temevano. Non posso pensare per quanti nostri errori e manchevolezze ciò sia accaduto. Ma ti ho scritto quali vicende ritenessi essere minacciose, e già aspetto una tua lettera.

Breve commento della versione tradotta in italiano: Cicerone ha dei problemi piuttosto seri agli occhi e in questo momento fa scrivere qualcun altro per lui, parla di Cesare e di come ormai tutti ne abbiano paura e inzino a temere per la propria vita e per le proprie cariche e proprietà.

   
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