L’integrazione economica europea – le origini (Riassunto)

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Unfinished European Union Flag puzzle
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Le origini del processo di integrazione economica europea

Dal 1947 i paesi europei tentarono di trovare una forma di unificazione economica ma gli insuccessi furono subito plausibili per il timore della concorrenza.

Ma perché ad un certo punto l’atteggiamento cambiò?

L’insoddisfazione del low tariff club

Ci fu una delusione di fronte ai risultati dell’OECE e del GAT per la riduzione dei dazi perché andavano avanti a rilento. Furono i paesi a bassa tariffa che si fecero promotori dei Trattati di Roma. Nel 1947 nasce a Bruxelles il “gruppo di studio sull’unione doganale” (nomenclatura tariffaria standardizzata per tutta l’Europa esterna al lavoro del GATT). L’unica unione doganale fu adottata e rattificata nel 1947 nei paesi del Benelux (prima ratifica c’é sempre una firma ma non è vincolante quindi gli accordi potrebbero decadere).

I progetti italiani

  • Unione doganale franco-italiana (1947-1948) inizia da un apertura da parte del fronte francese e subito venne accolta dal ministro italiano
  • Piano Pella (1950): i primi progetti che presenta in sede internazionale per l’integrazione economica europea di cui si prenderanno alcuni punti focali era quello di creare una banca europea per gli investimenti (in tutti i settori) per le regioni sottosviluppate che fu poi riutilizzato in futuro come istituzione da creare. Era una banca molto prudente perché non ammeteva molto il rischio quindi aveva degli utili molto elevati che ridistribuisce ai paesi europei.
  • Comunità politica europea all’interno della CED o Comunità Europea di Difesa (1952 – 1953): fallisce perché firmato ma non rattificato dalla sola Francia che fece decadere l’accordo di tutti. Fu l’occasione mancata per creare un unione federale degli stati europei. Tutti i progetti italiani fallirono ma furono spunti utili che vennero poi utilizzati in parte per il futuro europeo.

Il tentativo italiano di unione doganale con la Francia

Ci furono delle motivazioni economiche:

  • La speranza di ottenere un aumeto dei fondi Marshall
  • La possibilità di esportare la disoccupazione (quindi la libera circolazione dei lavoratori) perché l’unico modo per poter aumentare l’occupazione era la migrazone che non era molto semplice in Europa ecco perché ci si focalizzò su questo punto (bisogna ricordare che dagli anni 30′ si emigrava solo con la firma e la ratifica di accordi bilaterali che non erano molto concessi). Non fu però apprezzato dalle altre delegazioni europee perché si parlava di una circolazione di lavoratori provenienti dall’agricoltura che spesso non erano formati e specializzati per altri lavori. Un altro motivo di blocco era che gli altri paesi europei avevano il problema opposto rispetto all’Italia.

Le proposte del rapporto finale furono degli accordi fra i produttori al fine di tenere sotto controllo la competizione e l’uso dei cartelli (tuttavia rappresentava fare un passo indietro perché erano stati messi fuori legge i cartelli ma sembrava l’unico modo per trovare un accordo per i produttori che non erano molto contenti di questa unione doganale perché Francia e Italia producevano beni complementari o simili).

Problemi

L’Italia e la Francia hanno due economie complementari era scontato quindi l’inasprirsi della concorrenza con l’accettazione del libero scambio.

Per il settore industriale si reintrodusse l’uso dei cartelli mentre per il settore agricolo si avevano dei dubbi sull’accordo.

Nel Maggio del 1949 ci fu la bocciatura dell’unione doganale da parte della Francia perché si aveva il timore di un invasione di manodopera non specializzata italiana.

Fu una delusione fortissima da parte dell’Italia e la Francia per coprire la brutta figura propose un nuovo progetto.

I negoziati Fritalux-Finibel 1949-1950

  • Ottobre 1949 ECA: creazione di u fondo di 150.000 dollari per il finanziamento di progetti di integrazione europea.
  • La Francia rilancia i negoziati coinvolgendo oltre l’Italia, il Benelux.

Le mire francesi erano quelle di formare un’area di mercato protetta, avere la leadership in Europa, espandersi a discapito del mercato tedesco. L’ideale era di tenere sotto controllo il potenziale economico tedesco. Importante fu il piano Monnet per la limitazione del potenziale produttivo tedesco ed ottenerne moltissimi fondi non solo dal piano Marshall ma anche da altre banche. Non ci fu nessuna approvazione a livello internazionale (perché era troppo forte questa idea di escludere la Germnia, anche gli stessi stati coinvolti non erano molto contenti) e per questo fallì.

La proposta francese

Venne proposto anche in questa sede il Piano Petschet che prevedeva la libera circolazione dei capitali, la rimozione delle restrizioni quantitative oltre la percetuale stabilita dall’OECE, introduzione di un sistema di cambi a fluttuazione limitata.

Ruolo degli altri paesi coinvolti nei negoziati

Gli olandesi tentarono di inserire la questione delle riduzioni tariffarie e l’inclusione della Germania

Gli italiani tentarono di inserire la questione della libera circolazione della monodopera, ma come scrisse l’ambasciatore Quoroni “all’estero di questo nostro problema se ne infischiano”

Nel febbraio del 1950 i negoziati si arenarono sul rifiuto francese di includere la Germania

La proposta di una comunità europea del Carbone e dell’acciaio (CECA)

Nel giro di tre mesi la Francia cambiò la strategia, dalla politica di opposizione alla politica di cooperazione. Il 9 Maggio 1950 ci fu la proposta di Robert Shuman (da un idea di Monnet) con l’appoggio degli USA ma non della Gran Bretagna.

La nascita della CECA

Nel 18 Aprile del 1951, dopo quasi un anno di negoziati, nasce la CECA. Di questo accordo facevano parte la Francia, la Germania occidentale, Italia e paesi del Benelux che firmarono il Trattato di Parigi. Questo accordo aboliva le barriere doganali sul “movimento del carbone e dell’acciaio” nel giro di 5 anni. Si sarebbero sanati i problemi relativi al controllo della Ruhr (un problema storico). Il dominio sulle risorse della Ruhr e la supremazia economica dell’Europa cessò.

Problema francese: insufficienza di carbone

La Francia arrivò a dipendere in maniera totale dalle importazioni di carbone tedesco (la Ruhr permetteva alla Francia di ottenere carbone a basso prezzo rispetto a tutta l’Europa e il mondo). I francesi temevano profondamente il rischio di rialzi nel prezzo del carbone e per questo era necessario elaborare un’idea politica innovativa (Jean Monnet). Questo per permettere un’integrazione settoriale, funzionale e conveniente per la Francia.

Il ruolo dell’Alta Autorità

tutte le decisioni più importanti erano demanate all’alta autorità (istituzione Francese) e riguardavano il livello dei dazi esterni, le regole per la fissazione dei prezzi, la tipologia dei programmi di produzione, le decisioni relative ai salari e l’ampiezza dei prelievi fiscali per finanziare gli interventi comuni. Era necessario prendere delle misure nel periodo di transizione evantualmente cartellizzando e stabilendo anche un limite di quantitativo sulle importazioni per un primo momento.

Il successo della CECA

  • disponibilità da parte degli industriali tedeschi
  • le prospettive di integrazione economica divennero degne di attenzione
  • approcio limitato ma vincente
  • unico successo prima del MEC

Il successo della CECA è dovuto anche per il periodo di grande espansione per l’acciaieria e il carbone che erano cardini per le nuove produzioni. Anche l’Italia riuscì a produrre completamente in loco l’acciaio nel tempo. Ad un certo punto si crea un problema di sovrapproduzione dell’acciaio e quindi la CECA si occuperà di finanziare la dismissione di alcuni stabilimenti e trovare nuovi mercati dove vendere questo prodotto.

La comunità di difesa europea (CED) e la comunità politica europea (CPE)

  • ottobre del 1950 proposta di Monnet del CED
  • per risolvere il problema di ricostruzione dell’esercito tedesco si propose nuovamente l’alternativa europea
  • Nel 1951 i paesi della CECA si riunirono nella conferenza per la CED

La proposta italiana

De Gasperi (seguendo fedelmente il pro-memoria federalista di Alterio Spinelli) propose la creazione di una Comunità politica europea.

Nel trattato della CED venne così inserito l’art38 che prevedeva un pensiero all’unificazione politica.

Nell’aprile 1952 i paesi della CECA firmarono il trattto (federale) per la nascita della CED. Nel settembre del 1952 fu istituita un’assemblea per definire la Comunità politica europea.

La proposta olandese o piano Beyen

Il ministro degli esteri olandese Jan.Willem Beyen introduce la questione di una necessità di un’unione doganale. L’assemblea ad hoc si ritrovò per  nuovi accordi costituzionali per la comunità politica e per l’integrazione economica. I lavori di Parigi e il piano Beyen ebbero l’appoggio solo del Belgio.

Conferenza inter-governativa di Roma Ottobre 1953

  • Clausole economiche
  • Posizioni conflittuali
  • Rigidità francese (per l’art 38 e per l’unione doganale)
  • Agosto 1954 rigetto del trattato CED/CPE facendo annullare l’accordo per l’unione politica europea.

Concludendo: fallimenti ed eredità

La UEO (1954) seppellì la CED ma il piano Beyen (CPE) sarà il cuore dei negoziati di Messina nel 1955 istituendo una commissione a Bruxelles per una possibile integrazione eonomica europea. Molte idee del piano Beyen saranno recepite nel trattato di Roma con l’eliminazione progressiva dei dazi (le tappe furono 3 ma questa idea proveniva al Piano Pella, ministro italiano) e con l’istituzione di un fondo di investimenti.

Dai fallimenti si è imparato che se non si riesce ad avere un accordo subito lo si deve riproporre in tempi più felici cioé quando tutti i paesi saranno d’accordo e quindi inserendo la progressività nel tempo delle direttive (il trattato di Roma ne è l’esempio lampante perché ci sono direttive che verranno istituite nel futuro, come l’unione monetaria, la PAC nel 1962, etc).

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