L'impero carolingio e le origini del feudalesimo – riassunto di storia

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Impero di Carlo magno riassunto mappa concettuale

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Alla morte di Clodoveo un progressivo indebolimento attraversò il regno dei Franchi e l’Europa vide così il sorgere di quattro entità statali in lotta per l’egemonia: La Neustria, l’Austrasia, l’Aquitania e la Borgogna. Nel corso del VII secolo la lotta per l’egemonia si restrinse alla sola Austrasia e Neustria. Di questo contrasto non erano protagonisti i sovrani dei due regni, bensì i signori di palazzo, detti maggiordomi, di entrambe le parti. Si imposero alla seconda metà del VII secolo i Pipinidi dell’Austrasia, artefici delle fortune della famiglia fu Pipino II. Suo successore fu il figlio, Carlo Martello il quale, ristabilì il potere franco in frisia, alemannia e turingia. Si occupò in seguito dell’Aquitania sotto la pressione degli arabi, che sconfisse nel 732 divenendo noto come campione della cristianità.

La morte del re merovingio Teodorico IV lasciò il trono vacante permettendo a Carlo Martello di comportarsi come un sovrano, divise il regno tra i due figli Carlomanno e Pipino il breve i quali ripristinarono la monarchia merovingia elevando al trono il re fantasma Childerico III. Nel frattempo seguivano con interesse l’attività missionaria intrapresa da Bonifacio, un monaco aglosassone, in stretto accordo con papa Zaccaria.

Nel 747 Carlomanno abdicò per ritirarsi in un monastero lasciando campo libero al fratello Pipino il quale, dopo aver rinchiuso Childerico in un convento si fece acclamare re facendosi poi ungere con olio santo da Bonifacio. L’approvazione del papato rispetto al potere di Pipino gli conferì una connotazione sacra. Verrà consacrato nuovamente insieme ai due figli Carlomanno e Carlo nel 754 dal pontefice Stefano II. La famiglia di Pipino il breve si era circondata di clientele sia militari che politiche, riuscendo ad armare anche una vasta schiera di cavalieri per la nuova tattica di combattimento ad urto.
La nuova macchina bellica franca diede il via all’espansionismo; il primo a farne le spese fu il re longobardo. Dopo che Roma chiese aiuto a Pipino iniziò una spedizione militare nel 755 alla fine della quale il nuovo re longobardo Desiderio, si vide costretto ad attuare una politica meno bellicosa. Il nuovo corso della politica longobarda fu sancito dal matrimonio dei figli di Pipino con le figlie di Desiderio. La pace durò per circa quindici anni durante i quali scomparvero Pipino e Carlomanno, Carlo rimasto solo ed unico sovrano, ripudiò la moglie e la scacciò insieme alla vedova di suo fratello. Desiderio mosse allora guerra contro i territori da poco consegnati al papato, il nuovo pontefice chiese l’aiuto franco e Carlo Magno, una volta sconfitto Desiderio e poi il figlio, nel 774 cinse la corona di sovrano dei longobardi. Nel 776 nella penisola vennero immessi duchi e vassalli franchi per assicurare al sovrano maggior controllo. Gli anni successivi alla conquista del regno longobardo furono scossi da guerre; all’inizio la spedizione in Spagna, la rivolta dei sassoni, la conquista della frisia e della Baviera e la seconda spedizione in Spagna. Nel 799 il pontefice Leone III che era stato aggredito ed imprigionato durante una processione, venne liberato da due messi franchi e portato da Carlo Magno a cui il papa chiese aiuto. Venne riaccompagnato a Roma sotto scorta. Carlo lo seguì giungendo il 24 novembre 800. Visto che la nobiltà romana era ostile al papa ed il pontefice era accusato di adulterio e spergiuro venne convocato un concilio, durante il quale Leone III giurò la propria innocenza e venne riabilitato.

Carlo Magno venne incoronato il 25 dicembre 800 imperatore dei romani. In oriente la promozione a imperatore di Carlo non fu presa bene, esplose un vero e proprio conflitto che terminò solo quando, nell’ 812, l’imperatore bizantino riconobbe il titolo imperiale di Carlo in cambio della cessione dell’Istria e della Dalmazia e la rinuncia a qualsiasi pretesa franca su Venezia. Carlo affidò vaste zone dei territori conquistati a conti e duchi, mentre le zone di frontiera furono affidate ai marchesi i quali, erano responsabili anche della loro difesa. Per tenere sotto controllo i duchi vennero insediati un gran numero di vassi dominici ovvero funzionari fedeli direttamente al re. L’amministrazione dell’impero faceva capo al palazzo, nella corte erano tre le figure di riferimento

• L’arcicappellano
• Il cancelliere
• I conti palatini

La corte inoltre era mobile, garantendo pertanto un collegamento con le realtà locali. Carlo Magno
cercò inoltre di dare omogeneità all’impero emanando i capitolari ovvero leggi formate da brevi articoli emanate nel corso di assemblee annuali. I capitolari riguardavano principalmente diritto pubblico e diritto ecclesiastico.

Frequenti furono gli interventi legislativi in campo economico, sia per migliorare l’apparato fiscale, sia per proteggere le popolazioni rurali ed i piccoli proprietari fondiari che costituivano ancora la base del popolo e dell’esercito.

Si tentò anche di riportare ordine nel settore monetario, vista la scarsità d’oro si diede spinta al conio di monete d’argento.

La moneta circolante divenne allora il danaro, quotato 12 a 1 rispetto al soldo.

Carlo si impegnò anche a continuare l’opera di restaurazione ecclesiastica intrapresa da Bonifacio estendendola a tutto
l’impero.

La chiesa franca elaborava la concezione di un impero operante in unità d’intenti con
l’autorità papale in quanto l’imperatore aveva la responsabilità della scelta dei vescovi.

L’imperatore
era consapevole che aver buoni vescovi significava stabilità nel governo in quanto la popolazione
era saldamente inquadrata dal potere ecclesiastico.

Carlo riformò anche i monasteri che in questo periodo erano decaduti a causa dell’affievolirsi della disciplina interna, l’imperatore, per arginare questo fenomeno impose a tutti i monasteri la regola benedettina.

Fu deciso anche di elevare il livello culturale dei monaci attraverso l’istituzione di scuole presso le cattedrali e nei monasteri maggiori. Espressione e strumento della rinata attività scolastica fu il recupero dei testi classici e il
loro diffondersi attraverso la scrittura carolingia che mise fine al particolarismo grafico.

Il gigantesco sistema politico messo in piedi da Carlo Magno andò in crisi dopo la sua morte, non
arrestando però lo sviluppo culturale che si era avviato, tanto più che l’opera degli uomini di chiesa
andò oltre l’ambito culturale e religioso contribuendo a mantenere in vita l’idea di stato come fonte
di comando e dell’impero come garante di pace.

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