“Libro d’ombra” di Tanizaki Jun’ichirō: opinione e prezzo del libro

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  • Titolo del libro: 陰翳礼讃 (いんえいらいさん) – Libro d’ombra
  • Anno di pubblicazione del libro: 1933
  • Autore del libro: 谷崎潤一郎 (たにざきじゅんいちろう) – Tanizaki Jun’ichirō

Libro d’ombra (陰翳礼讃) è un saggio dello scrittore giapponese Jun’ichirō Tanizaki, pubblicato nel 1933.
Tanizaki si sofferma sul fascino dell’ombra, esaltato dalla cultura tradizionale giapponese e messo in pericolo dal diffondersi dei modi della civiltà occidentale.

Opinione sul “Libro d’ombra” di Tanizaki Jun’ichirō

Le osservazioni di Tanizaki includono note culturali su argomenti come l’arte e l’artigianato, la fabbricazione della carta, il design di oggetti laccati e la stanza giapponese. Dà una ricetta per il piatto insolito del “sushi con foglia di cachi” alle pagine 60-62; nel libro l’autore si riferisce anche a molti luoghi storici e templi e insiemi di costumi come il tsukimi.

Il libro d’ombra è stato elogiato per la sua intuizione e rilevanza nei temi della modernità e della cultura, e Tanizaki è stato definito come un “profeta ecologico”. A. C. Grayling ha descritto il saggio di Tanizaki sul gusto giapponese come un “inno alla sfumatura” e un esercizio di consapevolezza.

Se si vuole affrontare criticamente Tanizaki e in particolare “Libro d’ombra”, senza cadere in pericolose stereotipizzazioni e senza sviluppare o rafforzare una visione essenzialista della “cultura giapponese” è importante familiarizzare il prima possibile con i concetti correlati di “orientalismo” e, molto importante riguardo a Tanizaki ed alla letteratura giapponese, il concetto di “auto-orientalismo”.
Nello spirito di Tanizaki, giustapponendo le culture dell’est e dell’ovest, Grayling nota un collegamento con un approccio simile e l’enfasi nello scrittore britannico Walter Pater, il cui saggio in tardo Rinascimento cita: “Il servizio della cultura speculativa verso lo spirito umano è di destare, per farla sobbalzare a una vita di costante e desiderosa osservazione “. Grayling conclude che la differenza tra i due saggisti sta nella “tranquillità” di Tanizaki e nell'”intensità” di Pater.

In quegli anni circolavano tantissime teorie nazionaliste che sostenevano l’unicità giapponese, e Tanizaki ne è stato sicuramente influenzato: Watsuji Tetsuro, Yasuda Yajuro, Kobayashi Hideo, e Kuki Shuzo sono tra i pensatori più influenti in quegli anni che condividono molti assunti di Tanizaki (da leggere di Kuki Shuzo “La struttura dell’iki”, che ha un’agenda molto simile a “Libro d’ombra”, anche se ha la struttura del trattato filosofico).
È gia significativo il fatto che Tanizaki non lo scrisse di persona ma lo dettò, cosa che fece con tutti i suoi saggi, che considerava come un divertimento tra un romanzo e l’altro. Tanizaki non vuole assolutamente mettere in contrapposizione Oriente e Occidente e decretare un vincitore tra i due, anche perchè le ombre esistono anche nella cultura occidentale e i colori esistono anche nella cultura giapponese, ma solo mettere in risalto alcuni elementi della cultura giapponese che gli sono cari, anche per motivi affettivi, e che per varie ragioni si stanno perdendo.
Il rischio di una lettura superficiale del libro d’ombra è quello di rischiare di trasmettere una concezione stereotipata, essenzialista e semplicistica della cultura giapponese, come fosse l’espressione di un’intrinseca “giapponesità” che caratterizza geneticamente il popolo giapponese, arrivando anche a sostenere un determinismo ambientale decisamente razzista.

Tanizaki non è assolutamente contro l’Occidente:

“Se ritornassimo a un orientalismo puro dovremmo fare a meno di cose come il telefono, il tram, l’aereo, e mi chiedo se accetteremmo di vivere in un modo così scomodo. E quando dico che questo potrebbe portare il paese alla rovina, ridono di me dicendo che sono intossicato dall’Occidente. Si accontentano di ridere ma nessuno prova a dare delle risposte ai miei dubbi”.

Tanizaki scrive nella prima metà del novecento, quando la teoria critica e gli studi di area postcoloniale non erano ancora nati. Oggi il lettore di “Libro d’ombra” però non può cadere nella stessa trappola, deve fare attenzione alle dinamiche storico-ideologiche che hanno dato vita all’idea che esista un “oriente” o una “identità giapponese”.
Il fatto però che il libro non decreti un vincitore finale non toglie che Tanizaki contrapponga a un “Oriente” un “Occidente” con caratteristiche radicalmente opposte.

   

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