L’evoluzione del sistema finanziario italiano – appunti di storia economica

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Commercio e industrializzazione italiana del 1866 - 1913 riassunto storia economica

Il sistema finanziario di un paese che si industrializza subisce un processo di adeguamento alle nuove necessità assai profondo. In generale secondo Goldsmith nel corso  dello sviluppo economico moderno la sovrastruttura finanziaria cresce più rapidamente della struttura costituita dal reddito e dalla ricchezza reale. Al crescere del reddito soltamente si accompagna anche una crescente specializzazione e separazione dei processi di risparmio da un lato e di formazione dall’altro.

Inoltre, una quota crescente del risparmio passa attraverso l’intermediazione finanziaria, mentre il costo del capitale finanziario tende a diminuire.

Indicatori di Goldsmith: FIR è il rapporto tra il volume complessivo degli strumenti finanziari esistenti e la ricchezza a prezzi correnti; FIN è un rapporto di intermediazione, che confronta le attività degli intermediari finanziari e le passività complessivi del settore pubblico, delle imprese, delle famiglie e dell’estero.

Entrambi gli indicatori sono cresciuti notevolmente tra 1881 e 1971 ma il FIR non conferma l’ipotesi secondo cui nel primo decollo industriale italiano il ruolo complessivo della finanza sia stato più importante che in altri periodi. Riguardo al FIN, si conferma la tesi secondo la quale l’Italia seguì lo schema di finanziamento orinetato verso gli intermediari piuttosto che quello orientato verso i mercati dei capitali. Pertanto si può comunque affermare che l’Italia abbia seguito le esperienze finanziarie degli altri paesi capitalisti, con il caratteristico orientamento agli intermediari finanziari e sopratutto bancari, ed in particolare la Germania.

I mutamenti strutturali del sistema bancario italiano e il contrastato affermarsi di una baca centrale

All’unificazione dell’Italia sopravvenivano ancora qualche antico banco pubblico e qualche Monte di Pietà, alcuni dei quali, in seguito, si trasformarono in banche vere e proprie.

Nella prima metà del 1800 vi erano 2 tipi di banche:

  1. Casse di risparmio
  2. Banche di emissione
  3. Nel mezzogiorno si erano diffuse fin dal medioevo i Monti frumentari (per l’anticipazione del grano in natura ai contadini per la semina).

Nonostante il grande numero di banche di emissione, la moneta cartacea in circolazione era poca. Cavour voleva unificare tutte le banche di emissione (come tutti i paesi più avanzati), ma fallì e si arrivò ad autorizzare il corso forzoso, 1866, (più banche potevano emettere banconote) a cui seguì una forte espansione di moneta cartacea, e nel 1874 si ebbe la prima legge bancaria, che autorizzò 6 banche ad emettere moneta (banca nazionale era la più importante) e stabilì il limiti dell’emissione.

Tra il 1870 e il 1874 si ha un vero e proprio boom di istituti bancari (tra le nuove banche ordinarie importante fu la banca generale di Roma 1871).

Comportamento di altri tipi di banca:

  1. Casse di risparmio: la loro politica fu molto conservatrice, esse si basano su mutui ipotecari e titoli di stato.
  2. Banche popolari: si aprono ai bisognini delle economie locali, si impegnano in operazioni a media-lunga scadenza, si avventurano in finanziamenti a  rischio elevato, sono perciò aperte al sostegno di nuove iniziative locali e per questo più sensibili alle crisi.
  3. Società ordinarie di credito: finanzano le nuove attività economiche del paese.

Fra le banche ordinarie che si buttarono sul boom edilizio della fine del decennio 1880 ci furono 2 banche: credito mobiliare e banca generale. Entrambe avevano un ridotto sviluppo territoriale degli sportelli, ma si lanciarono in prestiti pubblici, emissioni internazionali, obbligazioni ferroviarie… per cui, quando la congiuntura industriale si sgonfiò, entrarono in crisi. La banca nazionale intervenne insieme al governo fino ad arrivare, il 10 Agosto 1893, ad una legge con cui si autorizzava la fusione della banca nazionale e di altre in un unico organismo, la banca d’Italia.

 

 

   
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