Introduzione – Le Montagne Russe – Piccola storia della Volynia e della Galizia

_______

Cavaliere russo medioevo

Introduzione –

<<< Torna all’indice del libro

Questa piccola storia della Galizia-Volynia ha lo scopo di offrire al lettore italiano una
visione sommaria, ma rigorosamente organizzata e vagliata dal punto di vista storico, degli eventi che travagliarono questa marca di confine della Pianura Russa fra il IX e il XIV sec.d.C. affinché il curioso si renda conto dell’importanza che questa “terra di passaggio” ha avuto nella formazione dell’Europa.
Il mio lettore si meraviglierà nel rendersi conto dei numerosi legami che questa regione ha avuto con Roma papale o con la Germania o con la steppa e come si sia battuta per mantenere le tradizioni consolidate fra gli slavo-russi ortodossi della Pianura Russa pur essendo sollecitata da tutti i lati a cambiare di campo religioso, ma più sarà estasiato dal fatto che in questa regione è anche cresciuto lo stato della Grande Lituania che nel XV sec. era stimato uno dei più grandi stati europei governato dai lituani Jagelloni.
Io qui ho seguito un mio schema in cui, dopo aver raccontato qualche evento più notevole, mi sono soffermato ogni tanto a fare delle considerazioni sulle condizioni politiche e economiche dei territori vicini che in qualche modo condizionava no la vita della gente locale per poi riprendere il racconto.

Infatti non ho voluto compilare un lungo elenco di eventi che non avrebbe interessato nessuno, se non li avesse sentiti come parte del Medioevo Europeo più generale e ho fatto quella scelta.

Ho anche tenuto presente la questione dei nomi di luogo e di persone che sono sempre nuovi per i lettori e perciò difficili da memorizzare. Un gran lavoro è stato quello di individuare i personaggi da raccontare nella congerie dei nomi di famiglia che si ripetono nel tempo nelle grandi famiglie slave e lituane e mi sono affidato ai lavori fatti nel passato sulle diverse genealogie di principi russi e lituani, a volte decidendo di sottacere un nome perché omonimo di un altro e a volte usando il semplice soprannome.

Spero che così facendo il discorso sia riuscito più chiaro e il racconto più facilmente assimilabile e partecipabile. Alcuni dei testi da me consultati mi hanno segnato il sentiero lungo il quale viaggiare e ne ringrazio gli autori di qui, ma spesso le fonti primarie sono contraddittorie e non verificabili e quindi ho annotato tale complicazione presente nei casi incerti, pur non trascurando di abbracciare un’ipotesi piuttosto che un’altra, confortato dalla serietà e dalla competenza dello storico che ho seguito.

Insomma, a mio parere mancava uno scritto sulla Galizia-Volynia e son contento che ora c’è.

Faccio notare inoltre che la carta qui riprodotta (un sincero ringraziamento va al prof. N. F. Kotliar dell’Accademia Ucraina delle Scienze) della regione di cui parlo in questo saggio ha i toponimi in russo, ma è l’unica dettagliata da me trovata benché richieda la conoscenza dell’alfabeto cirillico per poter esser letta. Comunque ho limitato le menzioni delle città e dunque il mio lettore potrà trovare le corrispondenze con le lettere latine in moltissimi siti in Internet senza grandi sforzi… Buon lavoro!

Per quanto invece riguarda le parole russe in generale, non ne ho immesse molte nel testo, ma avverto che ho evitato stavolta il cirillico che avrebbe causato confusione e le ho riportate in alfabeto latino, talvolta con aggiustamenti che dovrebbero rendere la lettura più facile.

Ecco qui di seguito delle chiavi per una lettura adeguata dei nomi stranieri.

Č suona invece come la c di cena (in ungherese lo stesso suono è dato dal digramma CS)
Ch è da pronunciare come il tedesco ch
G è sempre duro come ghianda
H è come in inglese 4
J è l’italiano di iena e (quasi) mai l’inglese di job
S è sempre quella di passo e mai quella di rosa
Š è sc di scena e, quando la si trova insieme a č, è da pronunciare con il lombardo ma
sc-cett (maschietto) Sz nei nomi polacchi è la sc di scena come sopra ed è s aspra in ungherese
Y è una i russa molto speciale difficile da riprodurre senza averla ascoltata e perciò la si legga pure i. La si trova spesso come desinenza dei plurali e insieme con la i Z è la s di rosa e talvolta la z di pezzo
Ž è j del francese
jour’ è il segno di una palatalizzazione che si può benissimo trascurare.

Per il resto si leggano le mie trascrizioni come se fossero (naturalmente approssimando!) parole italiane.

Aldo C. Marturano

Vai al prossimo capitolo del libro >>>

<<< Torna all’indice del libro

   
_______

Altri articoli da leggere:

More Like This


Categorie


Storia Storia del medioevo russo

Add a Comment

Your email address will not be published.Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Categorie




Questo sito partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it