Lettera d’insegnamento – dal “Wilhelm Meister” di Goethe

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L’insieme di proposizioni che compone la “Lettera d’insegnamento” proviene dal libro “Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister”, uno scritto di Johann Wolfgang von Goethe del 1795-96 , proprio dopo essere ritornato dal viaggio in Italia.

Riporto il testo della lettera d’insegnamento direttamente usando la traduzione del video, per permettervi di leggerla con gli occhi in contemporanea con il video.


L’arte è lunga, la vita è breve, il giudizio difficile e  l’occasione sfugge.

 Agire è facile, pensare difficile.

 Agire secondo quel che si pensa è scomodo.

Ogni principio è lieto, la soglia è il luogo dell’attesa. Il bimbo si stupisce e la fuggevole impressione a farlo decidere. Egli impara giocando, la serietà della vita lo sorprende.

L’imitazione è innata in noi, ma non è facile conoscere quel che si deve imitare.

Raramente si trova la perfezione, piú raro apprezzarla.

È la vetta ad attirarci, non sono i gradini. Gli occhi sono rivolti alla cima, andiamo errando volentieri vagabondando nella pianura.

Solo una parte dell’arte può essere appresa, ma all’artista occorre tutta quanta. Chi la conosce solo a mezzo, sbaglia sempre e parla molto. Chi la possiede tutta desidera soltanto agire e parla raramente o tardi. Quelli che ne parlano non hanno segreti nè forza, il loro insegnamento è come pane cotto gustoso solo per un giorno solo; ma non si può seminare farina.

Le parole sono buone, ma non sono la cosa migliore. Il meglio non si conosce con le parole.

Il meglio è lo spirito con cui operiamo. L’azione è compresa e riprodotta solo dallo Spirito.

Nessuno sa quel che fa quando agisce giustamente, ma siamo sempre coscienti dell’ingiusto.

 Chi agisce solo con parole scritte è un pedante, un ipocrita o un imbroglione. E ve ne sono molti, e si trovano bene tra loro. Il loro chiacchiericcio trattiene il discepolo e la loro invariabile mediocrità spaventa i migliori.

 L’insegnamento del vero artista schiude il senso, poiché dove mancano le parole, parla l’azione.

Il vero discepolo impara a sviluppare dal noto l’ignoto: e si avvicina al Maestro.

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Tra queste parole spiccano senz’altro:

1) Raramente si trova la perfezione, piú raro apprezzarla.

2) Le parole sono buone, ma non sono la cosa migliore. Il meglio non si conosce con le parole.

Non sarò un critico ma proverò a interpretare queste 2 piccole frasi secondo il mio pensiero.

1) La difficoltà che si ha nel trovare la perfezione esiste non tanto perchè sia ardua l’esistenza di cose perfette che invece sono numerose e sempre presenti ma perchè una volta abituatici ad esse non vengono più riconosciute come perfezioni.

2) Si esprime l’imperfezione del linguaggio che, oltre ad essere un invenzione dell’uomo e risultante quindi imperfetto, descrive in modo buono ma con una certa perdita di qualità le perfezioni i momenti e perfetti che si vivono.

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E voi personalmente come interpretate la “lettera d’insegnamento“?


   
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