L'era della tecnica per l'uomo e le sue conseguenze psicologiche

Siamo tutti persuasi di abitare l’era della tecnica, di cui godiamo i benefici in termini di beni e spazi di libertà.

Utilizziamo strumenti e servizi che accorciano lo spazio, velocizzano il tempo, leniscono il dolore.
Ogni rimpianto o disaffezione al nostro tempo ha del patetico.

(Galimberti U., 2002)

In questo inserimento rapido e ineluttabile, rischiamo di non chiederci se e quanto il nostro modo di essere uomini è integrato e capace di abitare l’età della tecnica.

Portiamo in noi tratti dell’uomo pre-tecnologico con un bagaglio di idee, un corredo di sentimenti e uno scenario umanistico che l’età della tecnica tende ad abolire.

La tecnica è certamente nutrita di intelligenza, di ragione astratta e calcolante, ma non ha nulla a che fare con l’altra parte della realtà e conoscenza umana, rappresentata dalle emozioni, dagli stati d’animo, dai sentimenti, dalla vita affettiva (vita interiore).

Le domande di senso che sorgono, restano spesso inevase, non perché la tecnica non sia ancora perfezionata, ma perché non rientra nel suo programma trovare risposte a simili domande.

La tecnica non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime: la tecnica funziona.

Ciò può comportare il rischio di un crollo di numerosi “impianti categoriali” con cui l’uomo aveva definito se stesso e la sua collocazione nel mondo.

Noi conosciamo le “cose” non solo con la ragione astratta e calcolante, ma anche con la ragione del cuore …
….amore, dolore, nostalgia, vergogna, tenerezza, ansia, timore di vivere o morire, gelosia, timidezza, paura, gioia, tristezza, malinconia…
…l’orizzonte della conoscenza emozionale ci consente di cogliere il senso di ciò che “noi” e “l’altro-da-noi” prova.

(appunti università)

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