LEI. Una storia d'Amore?

Un’intelligenza artificiale, un’unica voce, nessun corpo,lei_poster_italiano
nessun contatto fisico se non quello di un altro corpo,
che si presta per “simulare” un rapporto sessuale che, tra
l’altro, fallisce
nel mero tentativo di essere vero, sensuale ed “inserito
in una storia d’amore.
Ma la domanda che mi sono posta come spettatrice del film,
Lei. Una storia d’amore,
diretto dal regista Spike Jonze
è stata proprio la medesima:
“Si è trattato “realmente”
di una storia d’Amore, fatta di
tutto quell’emisfero fisico ed emozionale, passionale,
carnale, complice e di malizia di cui
l’amore appena nato poi decide di essere costruito dai
due amanti “reali”?

Nella panoramica emotiva nel coinvolgimento, il film ci racconta di un uomo, Theodore Twombly, interpretato dall’eccellente Joaquin Phoenix, bloccato psicologicamente sulla soglia labirintica di qualsiasi tipo di rapporto che sia amoroso, familiare o amichevole. Non riesce a dare, nemmeno a ricevere, da parecchio tempo, da quel ventaglio affettivo che per lui si è come scolorito sotto l’ombra oscura di una separazione, quella dalla moglie, dolorosa, sofferta, totalmente spiazzante per poi ritrovarsi nel non avere la forza ed il coraggio di chiudere quella porta che segna, senza dubbio, la fine, il punto di un momento ormai terminato della propria esistenza, al di là di questo si ricollega l’incapacità di accettarlo, “crescere” e proseguire oltre.
Eppure proprio lui, scrittore di toccanti lettere d’amore, si è lasciato sfuggire la storia più importante
di tutta la sua vita, quella proprio con Catherine, amica ed amante sin da quando erano adolescenti.

Entra in “gioco” Samantha, un OS1, progettato per “colmare” il vuoto, l’assenza di una realtà fisica, l’incapacità emozionale di essere padroni dei propri sentimenti, o forse nella realtà più tecnologica dell’ambientazione del film, di guidare ed aiutare Theodore, accompagnarlo in quel mal d’amore, sostenerlo e probabilmente riuscire insieme a sollevare la cortina di nebbie su cui, da troppo tempo, la sua vista s’è chiusa.

Riesce nell’intento Samantha, lo sprona a conoscere l’amore, la gioia, la bellezza del condividere la vita con qualcuno, ma poi si scoprono i classici limiti, barriere, che un computer non può abbattere, come la costruzione effettiva di una vita insieme, un’unione che proclama la vittoria dell’amore vero di solito formata
da un uomo ed una donna che hanno, nel tempo, e aggiungerei, -realmente- percorso un lasso di tempo vicini, uniti, insieme, costruendo, distruggendo a volte, sognando, piangendo, illudendosi, ritrovandosi perdendosi.
Samantha è progettata per rendere un “servizio” informatico, intelligente sotto tutti i punti di vista, soddisfacenti al massimo per un computer, ma “Muta” cambia nel corso della storia, prova “emozioni”, desidera l’amore fisico, desidera per lunghi attimi essere -pelle- e non altro.

Eppure non era -pelle- ma una ‘sensazione astratta’ esistita in qualche attimo di tempo e di spazio, era l’eterno, il quotidiano di Theodore, fino a quando lo stesso OS1 svela la sua fragilità, effimera presenza nella vita del protagonista, svelandosi per ciò che è, come realtà virtuale e costruita, per amare oltre, il nostro insicuro, Theodore, altri 641 “utenti”. In quel momento esatto del film, cadiamo in una destinazione senza ritorno e nemmeno senza via di fuga, è la realtà, un’altra e diversa, ma reale di un’intelligenza artificiale che mentre parla con lui, proietta quel contorno di se stessa ad altri 80 milioni di “altri”.

Il mercato informatico per fortuna o per sfortuna elimina tutti gli OS1 progettati tempo addietro, Samantha, consapevole della fine della sua esistenza e del suo amore verso Theodore, racconta il suo “tipo di amore”, che è stato reale, perché è -esistito, è nato, in una parola è stato “vissuto”, quindi niente ci dice che non è stato autentico, originale. Vero.

La neve si poggia tra strati altri di neve, di bianco candore a ricordare agli spettatori quanto qualsiasi amore sia puro se vissuto con passione, forza del cuore e dell’anima. LEI scompare, lasciando tuttavia un vuoto per un pò di tempo quasi incolmabile, eppure la catena di Theodore pare essere stata spezzata, finalmente, rinato, ciononostante pronto a rimettersi in gioco in un’altra storia “d’Amore”.

Spike Jonze ci ha regalato un film romantico, poetico, narrandoci dell’Amore, che è e rimane senza confini, di qualsiasi natura esso sia, dialoghi intensi e profondi, cast eccezionale, vince l’Oscar 2014 per la migliore sceneggiatura originale, la bravura di LEI, della voce di Scarlett Johansson che non compare mai nel film nemmeno per un momento, ma ci dona tutta la bravura e l’intensità della VOCE di un sistema operativo rendendosi “vera” nonostante ogni limite.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*