Leggende sul colibrì dell'antico popolo Nazca (Nativi Perù – indiani d'america)

I Nazca erano una comunità agraria nel Perù meridionale che viveva nella fertile valle subito fuori dalle Pampas del Colorado, tra la costa del Pacifico e le Ande che precorse di migliaia di anni gli inca. Oggi si pensa che avessero poi assunto nei confronti dei loro successori culturali uno stato di semi-dèi.

I Nasca scolpirono nel suolo circa 18 enormi sagome di uccello in scala e, pur non essendo la più grande, quella del colibri sicuramente prevalente sulle altre. La sua sagoma è riconoscibile da terza, ma apprezzabile nella sua completezza solo dall’alto. Misura circa 25 m e, come tutte le sculture nasca, e disegnata con un’unica linea ininterrotta. Un esperto, il dottor Reich, sostiene che le immagini e le linee se girino i punti importanti della mappa dei cieli e che fossero usate come una sorta di calendario per indicare la stagione della semina. Studi successivi hanno indicato che le figure rappresentavano il clan o le comunità di villaggi. Venivano mantenute per scopi processionali, quando, durante speciali giorni sacri, i gruppi potevano camminare all’interno del loro perimetro,

Negli insegnamenti maya, il colibri era connesso al sole nero cioè l’è elissi e al quinto mondo. Nelle culture tolteca e azteca il colibri azzurro era una delle forme del dio Tezcatlipoca, lo specchio fumante, fatto con l’ossidiana nera usata dai sacerdoti nei loro rituali. Tezcatlipoca era lo spirito della guerra e della tenebra, simbolo del lato oscuro dell’uomo della filosofia junghiana. Era il dio primario degli Aztechi, in eterna lot» ta con il Serpente Piumato, Quetzalcoatl. Entrambi gli dèi chiedevano sacrifici ma, mentre il secondo si accontentava di frutta e fiori, l’altro esigeva cuori umani. In altre parole, dei due (serpente piumato e colibri) il serpente era il più benevolo. Sicuramente lo specchio affumicato e indirettamente il colibri -era paragonato alla guerra, alla conquista e alla morte.

Era anche associato con la danza degli spiriti, una forma esclusivamente indigena di cristianesimo che ebbe origine nell’America occidentale. Uno stregone Paiute, Wovaka, lo vide in una visione come il messia dei pellerossa che gli avrebbe detto che, se le tribù fossero riuscite a danzare insieme in pace, gli antenati eil bufalo sarebbero tornati e l’uomo bianco sarebbe scomparso dalla terra.

La danza degli spiriti non incitava ad una resistenza attiva all’uomo bianco, ma metteva in guardia dal pericolo che questi rappresentava.

 

Estratto dal libro “Dizionario magico degli animali”.

 

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