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L’egemonia spartana in Grecia nel IV secolo a.C : riassunto di storia



  • Durata dell’egemonia spartana in Grecia: (404 a.C. – 371 a.C.)

L’esito della guerra del Peloponneso a favore di Sparta, forte dell’appoggio persiano, permise a quest’ultima di porsi legittimamente come sola forza egemonica all’interno del panorama greco, dando luogo a un periodo di “egemonia spartana” in Grecia dal 404 a.C. al 371 a.C., anno della battaglia di Leuttra, che getterà le basi per il periodo di “egemonia tebana”, che andrà dal 362 a.C. al 346 a.C. e verrà chiuso dall’ascesa di Filippo II di Macedonia.

Sarà Lisandro, un militare spartano di nobili origini, che avrà il comando della città (Sparta, 440 a.C. circa – Aliarto, 395 a.C.), nel periodo che va dalla fine della guerra del Peloponneso sino alle prime fasi della guerra di Corinto, durante la quale troverà la morte, a condurre la città di Sparta al suo momento di massima importanza nel mondo greco, che durerà per un periodo di circa 9 anni.

Il periodo dell’egemonia di Sparta riprese in alcuni ambiti i modelli di potere che erano stati tipici dell’imperialismo di Atene ma presentava comunque punti autentici in lontananza rispetto a quest’ultimo.

Gli spartani inviarono in ciascuna città dei governatori, che sarebbero stati chiamati “armosti” (in greco antico: “ἁρμοστής”, scritto in caratteri latini “harmostés” (armosta), e che significherebbe “governatore”; questa parola deriverebbe dal greco “ἁρμόζω” = unisco presso di me, preparo, dispongo), dotati di pieni poteri, trascurando il fatto che la base sociale su cui avrebbe messo le fondamenta il potere spartano avrebbe dovuto essere più ampia rispetto a poche migliaia di spartani, peraltro impegnati a contenere gli Iloti.

Ad aggravare la posizione della base di potere spartana vi era anche il fatto che, con il mancare di un Atene potente, veniva a mancare la paura di Atene stessa che aveva costretto molti greci ad accettare i comandi spartani.

Alcibiade, assieme all’amante Timandra, viene assassinato in Frigia (probabilmente venne ucciso presso il monte Elafo), dietro ordine di Lisandro. (Fonte immagine: Wikipedia)

La congiura di Cinadone

A far tremare l’egemonia spartana fu per prima la congiura di Cinadone, del 398 a.C.: Cinadone (Κυνάδων, Kynádon) fu infatti un ribelle spartano, che tentò un colpo di stato durante il regno di Agesilao II.

Cinadone fece l’errore di rivelare parte dei suoi piani o delle sue intenzioni di ribellione a un amico, durante un rituale di sacrifici condotto dal re; fu così che “l’amico” raccontò agli Efori le intenzioni di Cinadone, i quali con un tranello condussero Cinadone fuori da Sparta, fingendo di avergli affidato una missione importante, dove fu invece arrestato. Cinadone fu costretto a rivelare ogni dettaglio della congiura e dei suoi complici; una volta catturati, furono tutti obbligati a girare incatenati in continuazione attorno all’agorà, probabilmente sino alla morte.

Gli ostacoli e la fine dell’egemonia spartana

Successivamente la guerra di Corinto (395 a.C. – 388 a.C.) dove Sparta dovrà affrontare una coalizione formata da Atene, Tebe, Argo e Corinto e le guerre con i persiani, rappresenteranno un enorme ostacolo alle mire spartane: nonostante le vittorie ottenute in passato dal re degli spartani Agesilao infatti, Sparta subì una sconfitta navale rilevante da parte dell’impero persiano nel 386 a.C., che la porterà alla pace di Antalcida, e di conseguenza alla limitazione delle influenze spartane al solo Egeo.

Disegno raffigurante degli opliti durante una battaglia (Immagine da Wikipedia)

Le caratteristiche dell’espansionismo spartano nel IV secolo a.C.

Come detto prima Sparta invierà governatori e presidi militari in molte città greche, alcune delle quali in Asia Minore, arrivando anche ad appoggiare l’insurrezione di Ciro il Giovane nel 401 a.C., e attirando così l’attenzione irritata dell’imperatore persiano Artaserse II.

L’espansione dell’influenza spartana, che arriverà a rinforzare le sue posizioni, avverrà anche nella Grecia centrale, nell’Egeo settentrionale e nella Sicilia, dove gli spartani stringeranno importanti rapporti in ottica di opposizione ai cartaginesi, in particolare con il vecchio tiranno, militare e tragediografo Dionisio di Siracusa.

In generale potremmo parlare di potere e influenza spartana osservando come quest’ultima risulterà essere la sostituta del vuoto di potere generatosi dopo la scomparsa dell’imperialismo ateniese.

L’espansione dell’influenza e del potere spartano porterà ad ogni modo numerosi attriti e arriverà a una battuta d’arresto, e inizierà la sua retrocessione, con la guerra di Corinto, che difatti vede le sue radici nell’opposizione e nel desiderio di contrasto verso l’espansionismo di Sparta.

Sparta intervenne militarmente all’interno dell’Asia minore, ufficialmente con il pretesto di fare da scudo verso l’autodeterminazione delle polis greche, quindi difendendole dal pericolo persiano, arrivando infine ad aprire un vero e proprio conflitto militare con il satrapo Tissaferne; quest’ultimo ebbe modo di mostrare le mancanze di Sparta, che arrivò persino a derubare le città alleate per reperire fondi, all’interno di conflitti svolti fuori dalla Grecia, nonché di medio e lungo periodo.

La prima parte della guerra ad ogni modo si concluse con il successo spartano: nel 396 a.C. infatti Agesilao, re degli spartani, riuscì a sconfiggere l’esercito di Tissaferne a Sardi, tanto che l’imperatore persiano mandò a trattare la pace con Sparta un satrapo sostituto, chiamato Titrauste.

Nelle trattative di pace Titrauste propose a Sparta il pagamento di un tributo alla Persia in cambio dell’indipendenza delle città dell’Asia Minore, trovando il rifiuto degli spartani.

Fu così che Sparta iniziò a preparare una seconda fase del conflitto con l’obiettivo di separare il centro dell’impero persiano con l’Asia Minore.

Dato il rischio costituito dalla politica spartana portata avanti da Agesilao in Asia minore, l’imperatore persiano si adoperò per favorire come possibile gli ateniesi, ad esempio con la nomina nel 397 a.C. di Conone come ammiraglio della flotta persiana.

L’appoggio dell’imperatore persiano ai movimenti antispartani si fece sempre più concreto, ad esempio tramite l’invio di Timocrate di Rodi, assieme a una grande quantitá di denaro (50 talenti) da destinare ai ribelli; gli aiuti in funzione antispartana arrivarono specialmente alle città di Tebe, Corinto e Argo.

Questi avvenimenti arrivarono al culmine delle proprie conseguenze nel 395 d.C., quando i Tebani decisero di intervenire nel corso di una disputa territoriale tra Locresi e Focesi dando il via alla Guerra Corinzia.

La città di Sparta scelse di appoggiare i focesi, ponendosi quindi contro alla fazione di Tebe, che sosteneva i focesi, a loro volta appoggiati anche da Atene, Argo e Corinto.

La morte di Lisandro

Dopo essere arrivato prima di Pausania nella zona di guerra, Lisandro convincerà i cittadini di Orcomeno ad allearsi con i Beoti, andando quindi dalla parte degli spartani; dopo aver fatto ciò andò verso Aliarto, accompagnato oltre dalle sue truppe da una divisione di Orcomeno. Inviò quindi un messaggero verso Pausania, informandolo di raggiungerlo, comunicando inoltre che all’alba sarebbe stato sotto le mura di Aliarto.

Il messaggero però venne intercettato dai Tebani che si mossero quindi per ricevere al più presto rinforzi. Lisandro quindi arrivò sotto la città di Aliarto, e anche se privo dell’aiuto di Pausania, decise di attaccare la città; i Tebani però erano pronti all’attacco e appena arrivato alle porte di Aliarto i Tebani fecero una sortita, trovando Lisandro impreparato, e uccidendolo assieme ai suoi uomini, mentre una parte della truppa si ritirava.

Era il 395 a.C.: Lisandro morì all’incirca a 45 anni.

Le sconfitte Spartane nella guerra di Corinto

I territori delle rispettive fazioni prima durante l’inizio della guerra di Corinto (395 a.C. al 387 a.C.). [Immagine da Wikipedia]
Sparta fu in grado di reggere il confronto con il nemico sul piano terrestre, respingendo le offensive e riuscendo a guadagnare alcune vittorie sul campo, tuttavia rimase più debole in ambito navale: la flotta persiana infatti, comandata dall’ateniese Conone, riuscì a prevalere su quella spartana, arrivando a sconfiggere Sparta in mare e cacciare gli spartani dall’Asia minore.

Per quanto riguarda le polis greche nell’asia minore, Conone fece il possibile per consentire alle polis di godere di una grande libertà e autonomia, inaugurando così l’alleanza fra Atene e l’impero Persiano; fu grazie a questa alleanza che Atene ebbe a disposizione i mezzi finanziari del gran re persiano, che gli permisero di costruire nuovamente le grandi mura di Atene e rifortificare il Pireo.

Il golfo di Corinto, dove si svolse la battaglia del Lecheo (391 a.C.), vinta dagli ateniesi. (Immagine da Wikipedia)

Nel 392 a.C. Corinto diede inizio a una fusione con Argo, creando una nuova entità sovracittadina per poter fronteggiare le ingerenze militari spartane all’interno del Peloponneso, dando così un secondo scossone all’egemonia spartana.

Nella zona del Lecheo gli spartani, che sotto la guida di Agesilao avevano in precedenza conquistato numerose roccaforti, collezionando molto bottino e vari prigionieri, vennero infine respinti e sconfitti dal generale ateniese Ificrate, famoso per il suo vincente schieramento dei peltasti durante le battaglie, che stava di stanza a Corinto, guidando un esercito di mercenari composto per l’appunto più che altro da peltasti (una fanteria diffusa inizialmente con successo in Tracia, dotata di vari giavellotti da lanciare e uno scudo di legno, solitamente rivestito di un tipo di cuoio chiamato “pelta”) e ginneti (un tipo di fanteria leggera armata con scudo leggero e da un arco, un giavellotto o una fionda).

La fine della guerra di Corinto e dell’egemonia spartana

Tentativi di pace iniziarono a prendere forma quando Sparta ospitò un congresso di polis per trovare una soluzione adatta a riappacificare la Grecia ponendo come principio di base l’autonomia delle varie polis greche; tuttavia non fu trovato un accordo che accontentasse i maggiori attori del conflitto.

L’imperatore persiano però decise di cambiare ancora una volta fronte: l’intesa con Atene stava infatti permettendo alla stessa di rinascere e riprendere le proprie mire espansionistiche dietro la guida di Conone e Trasibulo.

A differenza di Atene infatti Sparta si faceva custode dell’equilibrio di potere e dello status quo, nonché garante dell’autonomia cittadina delle polis greche.

Fu così che si arrivò, tramite la convocazione delle parti interessate a Sardi, alla pace di Antalcida (387/386 a.C.): il trattato di pace stabilì l’indipendenza delle poleis greche con l’eccezione di Lemno, Imbro e Sciro (sarebbero rimaste sotto il controllo ateniese), ma avrebbe sancito la rinuncia da parte greca delle conquiste effettuate nell’Egeo, che sarebbero passate sotto l’impero achemenide; inoltre il gran re avrebbe mantenuto il controllo di Cipro e delle città della Ionia e di Clazomene. Tra i punti in comune del trattato era presente il rispetto del trattato; chi avesse violato il trattato avrebbe sancito l’immediata dichiarazione di guerra da parte dell’impero alle poleis che avrebbero aderito alla violazione, “per mare e per terra, con navi e con denaro”.

La pace di Antalcida rappresentava il compromesso fra le aspirazioni persiane di egemonia in Asia e il ruolo spartano di difensore dell’autonomia delle poleis greche, ottenendo, con la rattifica del trattato, il ruolo di custode della pace.


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