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L’economia italiana durante il fascismo – riassunto storia economica



Storia economica riassunto economia durante il fascismo


Dal punto di vista del procedimento industriale la prima guerra mondiale costituì una buona occasione per sviluppare l’industrializzazione, ma delimitò una faticosa riconversione delle industrie stesse.

Nel 1905 inizierà la mobilitazione industriale italiana, con lo stato che assume la qualifica di imprenditore della guerra, richiedendo commesse di grande peso (si parla di 1976 stabilimenti ausiliari).

Dal punto di vista degli stabilimenti vennero impiegate consistenti modifiche, le più rilevanti potrebbero essere l’incremento degli operai effettivi dell’Alfa Romeo (da 200 a 4130 operai), della Fiat (da 4300 a 40.000 operai), dell’Ansaldo (da 6000 a 56000 operai). Rilevante inoltre lo sforzo statale nella produzione e raccolta di energia elettrica, che raddoppiò.


L’ascesa del fascismo

  • Disagio economico che spinse alla protesta violenta
  • Elevato livello di sindacalizzazione di braccianti e operai
  • Biennio rosso (1919 – 1920). Occupazione delle fabbriche e proteste violente alle campagne (saranno proprio gruppi dei fasci ad intervenire a favore dei contadini)
  • 1921 il partito fascista ottenne il 22% dei suffragi (era comunque un partito di minoranza): c’erano il partito socialista e quello popolare come partiti di maggioranza ma i governi erano instabili
  • Inadeguatezza e debolezza della classe politica e  del re
  • 18 Ottobre 1922 marcia su Roma, Mussolini arriva a Roma in vagone letto e viene incaricato di formare il suo primo governo (trasformazione da democrazia a dittatura)

Politica fascista economica

In un discorso del maggio 1924, Mussolini dichiarò di appoggiare il diritto allo sciopero; ma nei fatti intraprese una lotta a questo diritto: con l’avvento del corporativismo fascista si ritornò alla repressione penale dello sciopero (approfondimenti disponibili nella pagina dedicata su Wikipedia, consigliata la lettura della legge Rocco).

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L’agricoltura

Non furono molte le politiche a sostegno dell’agricoltura sopratutto nelle campagne dl sud. Le uniche politiche che continuarono ad essere riproposte furono quelle di bonifica dei luoghi paludosi e malsani. Furono bloccati i flussi migratori dalle campagne verso le città perché Mussolini voleva che i contadini continuasseroa lavorare i campi. Per trasferirsi in città servivano delle autorizzazioni che difficilmente venivano rilasciate e spesso le tempistiche erano molto lunghe.

Le industrie in ascesa: la chimica e lo sviluppo della gomma

Fibre artificiali: in questo campo ad iniziare la produzione fu la SNIA (in seguito SNIA – VICOSA) di Gualino. La produzione di fibra artificiale da cellulosa detta seta artificiale o rayon raggiunse negli anni 20′ traguardi di tutto rispetto, era seconda solo a quella degli USA. Un’altra fabbrica è l’Orsi Magelli (1926) di Forlì che avrà la capacità di diversificarsi con diversi prodotti (Cellofan etc).

Coloranti: i coloranti sintetici furono prodotti dopo la guerra da una fabbrica di esplosivi la SIPE (Società italiana prodotti esplosivi 1891), venne acquistata nel 31′ dalla Montecatini.

Fertilizzanti azotati: la produzione di fertilizzanti azotati era monopolio della Montecatini che grazie alle scoperte di Fauser, fu in grado di produtte ammoniaca sintetica e costruì impianti di larga scala. La montecatini puntava molto sul fattore umano e quindi si circondava di grandi tecnici ed ingegneri, quindi forte era l’investimento su queste risorse e sulla ricerca.

Farmaceutici: le due più grandi aziende italiane produttrici di farmaceutici erano la Carlo Erba e la Schiapparelli. Più avanti la Schiapparelli in momento di crisi verrà acquistata dalla Montecatini ma si manterrà il proprio nome.

Alluminio: impianti SAVA e Porto Marghera (controllata dagli svizzeri) e SIDA (società formata tra Montecatini e gruppo tedesco).

Derivanti dal petrolio: il primo passo importante fu la fondazione dell’AGIP (Azienda generale italiana petroli) nel 1926 voluta da Mussolini e quindi azienda statale. Investimenti non solo in Italia ma anche in Romania (che non sarà un investimento positivo) ma ritornerà sul territorio nazionale trovando qualcosa nella Sicilia. Inizia uno studio geologico sull’area del val padano dove i risultati saranno non favorevoli al petrolio ma con la scoperta di gas metano.

Gomma: la Pirelli si manteneva leader nazionale dei pneumatici sia nei cavi di gomma. Questa leadership si mantiene nel tempo e fu la prima ad essere quotata sulla borsa americana infatti è un impresa multinazionale perché ha stabilimenti anche all’estero (Spagna, Svizzera, etc). In Svizzera trasferirà la Holding per una serie di motivi si pensa anche fiscali.

L’industria in ascesa: elettricità (“boom del potere degli elettrici)

  • Edison
  • SIP (società idroelettrica piemontese), fondata a Torino. Azienda dinamica perché si occupò anche di aprire una rete telefonica nazionale e una rete elettrica nazionale (con l’aiuto di edison e della sade ma questo secondo tentativo non fu un successo ed entrando in crisi fu acquisita dall’IRI)
  • SADE, costituita da Volpi, si legò ad una grande azienda tedesca per la fornitura di elettricità (soprattutto nella zona della Toscana).

Industria in ascesa: metalmeccanica e armamenti

  • Siderurgia: negli anni 20′ la siderurgia rimase caratterizzata dalla forte diffusione di tecniche siderurgiche basate sul rottame. oscar Sinigalli pensò di passare alla siderurgia a ciclo integrale e nel 1938-1940 si costruì il primo stabilimento a Cornigliano, ma venne poi fermata dai tedeschi. Venne rilasciata dopo il secondo conflitto mondiale.
  • Meccanica: Fiat, Marelli, Olivetti (macchine da scrivere), Weber (carburatori), Necchi, GD (produzione di motociclette)
  • Forte ripresa di questo settore industriale grazie alle commesse belliche. Tante aziende per essere garantite volevano essere nominate aziende ausiliarie dallo stato perché cos riuscivano ad aver garantite le materie prime.

Nuovi insediamenti industriali

  • Porto Marghera 1917
  • 1922 integrazione complessa dei principali cicli produttivi della chimica e dell’elettrometallurgia (Ferrara e Bolzano)
  • 1939 produceva l’88% dell’alluminio nazionale e il 100% del plexiglas-propano e butano.

Le politiche economiche del fascismo

  • 1926 Quota 90 (novanta lire per sterlina e quindi ritorno al Gold Standard)
  • La battaglia della lira (riduzione prezzi, salari, affitti e stipendi impiegati pubblici): i prodotti diventarono più cari e quindi c’era un enorme difficiltà ad esportare che provocò una cirisi di alcune aziende e di alcune banche ad esse collegate.
  • La battaglia del grano: l’Italia non produceva molto grano ma Mussolini impose la conversione delle colture tutte a grano dando degli incentivi ai contadini. Non è stata una manovra di successo soprattutto al nord. Non importando più grano dall’esterno non riuscendo a produrne a sufficienza si ridusse la cosumazione di questo prodotto e di conseguenza anche la consumazione di farine. Questa politica ha anche rallentato lo sviluppo agricolo italiano perché i terreni potevano essere già pronti ad altre colture diverse e questo fu motivo frenante di sviluppo.
  • 1933 istituzione dell’IRI
  • 1935-34 aumento imposte interne ed esterne (aumentarono i dazi): questo per finanziare le guerre coloniali e le successive guerre
  • 1935 nazionalizzazione investimenti esteri
  • nel 1937 la riduzione settimana lavorativa a 40 ore, ma con proporzionale riduzione del salario
  • 1936 giornata della fede cioè Mussolini chiese ai cittadini di donare le proprie fedi nuziali per finanziare lo stato attraverso la fusione dell’oro

La crisi del 1929 e l’istituzione dell’IRI

L’istituzione dell’IRI ebbe 2 conseguenze importanti

  1. Segnò la fine della banca mista (solo la GM nacque Mediobanca per il finanziamento industriale)
  2. Segnò l’inizio dell’assunzione gestionale di imprese da parte dello stato l’Iri si suddivise in due sezioni:
  • La sezione finanziamenti industriali
  • La sezione smobilizzi industriali

Nel 1937 si decise di tramutare l’IRI in un ente permanente di stato e si sopresse la sezione smobilizzi.

L’IRI controllava:

  • Il 90% dei cantieri navali
  • L’80% delle società di navigazione
  • Il 30% dell’elettricità più varie imprese meccaniche fra cui l’Alfa romeo
  • Il 50% della siderurgia
  • 3 banche miste
  • Alla presidenza dell’IRI venne nominato Beneduce, mentre Minichella (già funzionario della Banca d’Italia) fu fatto direttore generale.

Le holding dell’IRI:

  • Alla SET cui vennero conferite società telefoniche (ed alcune elettriche)
  • Alla FINMARE le società di navigazione
  • Alla FINSDER le società siderurgiche

Si finanziavano collocando obbligazioni sul mercato (molte di queste obbligazioni offrivano inoltre la possibilità di essere convertite in azioni). Dovevano essere holding autonome ma non riuscirono a mantenersi quindi vennero finanziate continuamente dallo stato (attraverso l’uso del prelievo fiscale).


Il reddito pro capite della Rsi nel 1944, in maniera evidente in gran parte a causa della guerra, arrivò a trovarsi sino ad uno dei punti più bassi del XX secolo (nota.1).

Dopo la seconda guerra mondiale: eredita del fascismo

  • Il regime di autarchia (regime di chiusura all’estero), fatto di contingentamenti e dazi elevati (si cercherà successivamente di smantellare questo tipo di regime) -> settore commercio
  • Una ingombrante holding pubblica (che rimane e si amplia) -> settore-industria
  • La grande novità fu lo smantellamento delle banche miste ma non esisteva una vera e propria banca di sostituzione degli investimenti -> settore-banca

Il potenziale di armamenti dell’Italia nel 39′ non erano sufficienti e perciò l’Italia non era pronta ad entrare in guerra su più fronti.

La FINMARE subì perdite enormi perché le navi non erano dotate di radar e vi furono problemi di trasmissione della data di inzio della guerra e queste imbracazioni ferme vennero bombardate dai nemici.

Fine del regime di autarchia, cosa rimase

  • L’Italia fu il primo paese europeo ad eliminare i contingentamenti, ridusse i dazi. Si cerca di ritornare ad essere accettati dall’Europa attraverso la firma di trattati per il libero commercio (il primo con la Francia che non ebbe successo); e questo motivo di propulsione verso il libero commercio porterà poi alla costituzione dell’unione doganale europea (1957 trattato su Roma).
  • Nuove tecnologie: settore chimico e metallurgico (es il panello “Faesite” che ogi comunemente chiamiamo pannelli di truciolato; il Plexiglas; gli articoli in alluminio, la gomma sintetica).
  • Studi di Giulio Natta: (nobel 1963) sulla polimerizzazione del propilene (materiale plastico duttile) che consentirono alla Montecatini la costruzione nel 1955 del primo impianto produttivo a Ferrara.

L’impresa pubblica: IRI ed ENI

  • Finmeccanica dove la meccanica costituiva il 30% della produzione totale nazionale
  • Finisider: dove la siderurgia costituiva il 43% della produzione italiana di ghisa e acciaio (lavora a stretto contatto con la Finmeccanica). Con il progetto di Sinigallia si passò alla produzione ntegrale abbattendo i prezzi di produzione dell’acciaio.
  • Finmare: navigazione (comprerà le prime 22 navi dagli USA che venivano chiamate Liberty)
  • STET: che si occupava (da parte dell’Eni) dei servizi telefonici : nel 1948 il 57% degli apparecchi telefonici facevano capo alla STET
  • SAIGS: industria gomma sintetica
  • L’IRI eredita anche il settore aeronautico (anche se la Caproni fu lasciata fallire perché troppo obsoleta) infatti si salvarono l’alitalia e la LAI.

L’ENI

Nasce nel 1953 e fu una vera e propria azienda concorrente dell’AGIP (che morirà dopo la scoperta del petrolio e del gas metano in valpadania). L’ENI (Ente nazionale idrogarburi) nominò Enrico Mattei a capo dell’impresa. Qual’era il suo ruolo? Bloccò l’accesso estero per lo sfruttamento delle risorse nel territorio italiano quindi finalmente l’Italia aveva il diritto esclusivo di trovarlo e di usufruirne.

Conclusioni del riassunto sull’economia durante il fascismo:

  • Forte spostamento della composizione dell’industria manufattiera italiana verso meccanica e chimica
  • Nonostante la retorica rurlaista sposata al fascismo, l’industria continuò il suo processo di crescita
  • Estesa politica di salvataggi
  • Dopo la guerra, si uscì dal regime autartico ma l’impresa pubblica rimase



Un giudizio storico rilevante fu probabilmente quello del professore Gaetano Salvemini, che nel 1936 diede atto a come il fascismo rendesse i contribuenti responsabili delle imprese private, in quanto “lo Stato paga per gli errori dell’impresa privata… il profitto è privato ed individuale. La perdità è pubblica e sociale.”

Approfondimenti consigliati per conoscere meglio (questo è solo un riassunto) l’economia italiana durante il fascismo:

Interessante può essere anche la lettura dei seguenti:

    • (R.D. 653/1923)
    • (R.D. 2841/1923)
    • (R.D. 3158/1923)
    • R.D. 3184/1923)
    • (R.D. 2277/1923)
    • (R.D. 2123/1923)
    • (R.D. 798/1927)
    • (R.D. 2055/1927)
    • (R.D. 312/1928)
    • (R.D. 928/1929)
    • (R.D. 1397/1929)
    • (R.D. 264/1933)
    • (R.D. 112/1935)
    • (R.D. 1827/1935)
    • (R.D. 1768/1937)
    • (R.D. 847/1937)
    • (R.D. 1048/1937)
    • (R.D. 1706/1937)
    • (R.D. 1239 23/06/1939)
  • (R.D. 318/1943)

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