L’economia di Cartagine: il commercio, la produzione e l’industria

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I mercanti di Cartagine erano in parte eredi del commercio mediterraneo sviluppato dalla Fenicia, e quindi anche eredi della rivalità con i mercanti greci; Cipro era stato uno dei loro primi siti commerciali.

I fenici si erano quindi avventurati nel Mediterraneo occidentale, fondando filiali commerciali, tra cui Utica e Cartagine. I greci seguirono, entrando nei mari occidentali dove la rivalità commerciale continuò. Alla fine questa rivalità porterà, specialmente in Sicilia, a diversi secoli di guerra intermittente.  Sebbene la merce di produzione greca fosse generalmente considerata di livello superiore nel design, Cartagine venne a funzionare come un colosso manifatturiero, come dimostrato durante la Terza Guerra Punica con Roma: Cartagine, che in precedenza era stata disarmata, fu allora costretta ad affrontare il fatale assedio romano, durante il quale la città “improvvisamente organizzò la produzione di armi” con grande abilità ed efficacia.

Leggendo Strabone (63 aC – 21 dC) nella sua “Geografia” scopriamo che infatti:

“Cartagine produceva ogni giorno centoquaranta scudi finiti, trecento spade, cinquecento lance e mille proiettili per le catapulte. Inoltre, Cartagine, sebbene circondata dai Romani, costruì centoventi navi  in due mesi, perché il legname vecchio era stato immagazzinato e preparato, e un gran numero di operai specializzati venivano mantenuti a spese pubbliche.”

L’attività commerciale di Cartagine e l’industria tessile

L’industria tessile di Cartagine è probabilmente iniziata in case private, ma l’esistenza di tessitori professionisti indica come in seguito si fosse sviluppato una sorta di sistema industriale. I prodotti includevano ricami, tappeti ed erano noti per l’uso del colorante viola murex (per il quale l’isola cartaginese di Djerba era famosa). Gli artigiani svilupparono abilità specializzate, fabbricando varie armi per le forze armate, nonché articoli domestici, come coltelli, forchette, forbici, specchi e rasoi (tutti articoli trovati poi nelle tombe). Le opere in metallo includevano vasi e lampade in bronzo, ma anche ciotole e piatti. Altri prodotti provenivano da vasai, i vetrai, orafi. Iscrizioni su stele votive indicano che molti di questi non erano schiavi ma “liberi cittadini”.

Le imprese mercantili fenicie e puniche erano spesso gestite come un’impresa familiare, mettendo al lavoro i suoi membri;  tali imprese a conduzione familiare potevano svolgere una serie di compiti come:

1) Possedere e mantenere le navi, fornendo il capitano e l’equipaggio;

2) Condurre i negoziati oltremare, sia per barattare che per comprare e vendere loro prodotti e merci commerciali da trasportare e commerciare altrove;

3) Inviare i propri agenti per farli rimanere in avamposti distanti in maniera tale da poter stabilire contatti locali duraturi, e in seguito stabilire un magazzino di merci e, dove possibile, un accordo commerciale. Nel corso di intere generazioni, tale attività potrebbe comportare la creazione di una vasta rete di operazioni commerciali.

Stéphane Gsell, stimato storico francese dell’antico Nord Africa, riassunse così le idee principali che guidano i governanti civici di Cartagine per quanto riguarda le sue politiche per il commercio:

1) Aprire e mantenere mercati per i suoi mercanti, sia entrando in contatto diretto con popoli stranieri che utilizzano negoziati o la forza del proprio potere navale, fornendo un buon livello di sicurezza per le stazioni commerciali isolate;
2) Il monopolio dei mercati esclusivamente per i commercianti di Cartagine, o dove questo non fosse possibile, e quindi dove la concorrenza non potesse essere eliminata, cercare di regolamentare il commercio con accordi tra lo stato e i suoi rivali commerciali;
3) La soppressione della pirateria, la tutela e l’incentivazione della capacità di Cartagine di navigare liberamente nei mari.

Sia i fenici che i Cartaginesi erano ben noti nell’antichità per la loro segretezza in generale, e in particolare per quanto riguarda i contatti commerciali e le rotte commerciali. Strabone. il  già citato geografo greco, scrisse che prima della sua caduta (nel 146 a.C.) Cartagine godeva di una popolazione di 700.000 abitanti e dirigeva un’alleanza di 300 città. Lo storico greco Polibio (c.203-120) si riferiva a Cartagine come “la città più ricca del mondo”.

 

Approfondimenti consigliati sul commercio Cartaginese:

Strabone, “Geografia

Sabatino Moscati, libro “Il mondo dei fenici”

   

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