Le tradizioni antiche di Chieti – alcune delle più famose

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L’anima squisitamente religiosa di Chieti viene avvalorata dalle sue antiche tradizioni popolari che ancora oggi sopravvivono al mutare dei tempi e sono tutte legate ad appuntamenti liturgici.

Il 2 febbraio, giorno della Candelora, importante per conoscere le bizzarrie climatiche, i fedeli si recano di mattino presto nelle chiese per ricevere la candelina benedetta, segno della luce della verità che vince le tenebre del male.  Il giorno successivo, festa di San Biagio, protettore dei lanaioli e raffigurato sempre con un pettino di ferro, ci si fa ungere la gola per proteggersi contro i malanni ad essa legati.
Sant’Antonio Abate, perennemente effigiato con un porcellino accovacciato ai suoi piedi, chiama il 17 gennaio tutti i fedeli perché facciano benedire i loro animali, domestici e da lavoro.

Mentre il 13 giugno, giorno in cui si celebra Sant’Antonio da Padova, si distribuiscono panini benedetti, presso la Parrocchia del Sacro Cuore.
La domenica in cui si celebra la Santissima Trinità, invece, si donano campanelle di ceramica dal suono argentino.
Per Santa Chiara, infine, l’11 di agosto, si tiene la fiera di cipolle ed agli.

Un’antica tradizione, purtroppo caduta in disuso, è quella della processione notturna che un tempo si svolgeva da parte degli artigiani chietini, i quali, alla vigilia del 15 di agosto, festa dell’Assunta, portavano, alla luce delle fiaccole, una statua della Madonna da Santa Maria de Contra (San Francesco di Paola) alla chiesa della Civitella; quindi, dopo una cerimonia religiosa, ci si recava in cattedrale.
La manifestazione, forse, era la traduzione cristiana degli antichi fasti augustei e dei trionfi che i romani tributavano ai comandanti vittoriosi.

Narra Girolamo Nicolino nella sua celebre “Historia della Città di Chieti” che in occasione di molte feste liturgiche si correvano molti palii. I più famosi erano quelli in onore di Santa Maria e San Pietro, della Madonna delle Piane, della Madonna delle Grazie e di San Giustino. Quest’ultimo è arrivato fino agli anni trenta del nostro secolo e molti chietini ricordano ancora il gran concorso di popolo chiamato ad assistervi e perfino i nomi dei cavalli; celebre era il cavallo di “Patalocco”. Il palio, che aveva per premio un’immagine del Santo Patrono e della Vergine, oltre a somme di denaro, si svolgeva lungo via Arniense, partendo dal piazzale Sant’Anna.
Le cavalcature correvano senza fantino contraddistinte dai colori dei rioni; freneticamente risalivano il lungo percorso ed erano fermate, spesso con pericolo di animosi giovani, davanti alla Pescheria, perciò detta popolarmente “Lu Ricchiappe”.
Un’altra immagine colorita sempre legata a questo evento, viene ripetuta dai nostri concittadini: “Lu cavalle s’ vede a lu ricchappe”, per significare ogni azione si valuta alla fine. A testimonianza di questa bella e antica tradizione resta un ex voto conservato nella cripta di San Giustino.

 

 

 

*inviato da varie fonti rielaborate su internet.

   
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