Le poesie greche di Solone – liriche greche migliori tradotte in italiano

_______

Solone poesia greca traduzione poesie

La vita di Solone, il grande uomo politico ateniese, si estende dal 640 al 558 circa. Apparteneva a una famiglia aristocratica che si vantava di discendere dal re Codro. Fu arconte nell’anno 594/3 e il suo nome è legato a importanti provvedimenti nel campo economico e legislativo. Della sua poesia, intimamente connessa alla prassi politica, rimangono poco più di 200 versi di Elegie e circa 70 versi di giambi e di tetramenti trocaici.

Splendenti figlie di Mnemosine e di Zeus Olimpo,
Muse Pieridi, la mia preghiera ascoltate.
Concedete che io abbia prosperità daglidei beati,
e da tutti gli uomini grande fama per sempre.
Sia io dolce agli amici e aspro ai nemici;
per gli uni degno di onore, per gli altri tremendo a vedersi.
Desidero avere ricchezze , ma possederle ingiustamente
non voglio; sempre, in seguito, giunge Giustizia.
La ricchezza, che danno gli dei, rimane all’uomo
salda, dalla sua profonda radice fino alla cima;
la ricchezza,che gli uomini cercano con prepotenza,
non viene secondo ordine ma, obbedendo ad azioni inguste,
segue controvoglia, e subito a lei si mescola Rovina;
da poca cosa ha inizio, come avviene per il fuoco:
debole è il principio, ma funesta la fine.
Tra i mortali non durano le opere della prepotenza.
Il compimento di tutte le cose Zeus sorveglia e, all’improvviso –
come spazza subito le nuvole il vento
di primavera che, rimosse il fondo del mare sterile,
dalle molte onde, sulla terra che produce frumento
distrugge i bei lavori dei campi, e giunge poi al cielo, l’inaccessibile
sede degli dei, e fa di nuovo vedere il sereno;
limpida rifulge allora la forza del sole sulla pingue
terra, e nessuna nube si può più vedere – ;
così è la punizione di Zeus, ma non in ciascuna occasione,
come fa un mortale pronto alla collera.
Mai gli sfugge chi ha un cuore
malvagio, ma sempre alla fine si disvela
e non li colga il fato divino che sopraggiunge;
esso viene ugualmente dopo. Paga chi è senza colpa:
o i figli, o la stirpe in futuro.

 

 


 

Mai, per decreto di Zeus o per volere degli dei beati,
immortali,la nostra città cadrà in rovina:
una tale custode, magnianima, dal padre possente,
Pallade Atena, tiene le mani dall’alto su essa.
I cittadini, con le loro stoltezze, vogliono distruggere,
proprio loro, la grande città, corrotti dal denaro.
Ingiusta è la mente dei capi del popolo, cui incombe
patire molti dolori per la grande tracotanza.
Essi non sanno contenere l’insolenza, né attendere
alle gioie presenti, nella pace del banchetto.

*
e si arricchiscono cedendo ad azioni ingiuste
*

non risparmiando proprietà sacre né pubbliche,
rubano e rapinano, chi da una parte chi da un’altra.
Non curano i sacri fondamenti di giustizia
che, silenziosa, conosce ciò che avviene e che avvenne
e, col tempo, arriva per punire.
Questa piaga, cui non si può sfuggire, pervade tutta la città;
ed essa cade presto nell’odiosa servitù,
che desta la rivolta civile e la guerra assopita,
fonte di rovina per l’amabile gioventù di molti.
A causa dei nemici, la città molto amata
si consuma in riunioni care agli ingiusti.
Questi mali fra il popolo si aggirano; dei poveri
molti giungono nei paesi stranieri,
venduti e legati a turpi catene.

Così, il male pubblico raggiunge in casa ciascuno;
e la porta del cortile non riesce a trattenerlo:
oltre l’alto muro salta, e ti stana comunque,
anche se ti sei rigugiato nella parte più interna della casa.
Questi insegnamenti l’animo mi spinge a dare agli Ateniesi:
Cattivo governo genera molti mali alla città;
Buon governo ogni cosa fa vedere corretta e in ordine.
Spesso, attorno agli ingiusti getta ceppi:
leviga le asperità, fa cessare l’alterigia, oscura la tracotanza;
dissecca i germogli nascenti della sventura;
le storte sentenze raddrizza, mitiga
le azioni superbe; interrombe le opere della discordia;
pone fine al rancore della funesta contesa. Sotto di esso,
tutto è per gli uomini ordinato e assennato.

**
Se risparmiai la patria,
se alla tirannide non volsi l’animo né all’amara violenza,
non vi vergogno; così, credo, sarò superiore
a tutti gli uomini

**
<< Non è Solone uomo di mente acuta, né di sagge decisioni: grandi beni il dio gli offriva, ma lui non li accettò. Circondò la preda ma poi, stupito, non tirò a sé la grande rete, mancandogli il coraggio e insieme il senno. Io, preso il potere e arraffata un frande ricchezza, avrei voluto un giorno solo esser tiranno di Atene, e poi che mi scuoiassero per fare un otre, e la mia stirpe fosse distrutta. >>

 


Da >Garzanti< – F.Sisti

   
_______

Altri articoli da leggere:

More Like This


Categorie


letteratura letteratura greca

Add a Comment

Your email address will not be published.Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Categorie




Questo sito partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it