“Le montagne russe” – Capitolo III – riassunto storia medievale di Galizia, Volynia, Podolia|(di Aldo C. Marturano)

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Riassunto medioevo russo -Le montagne russe-riassunto storia medievale di  Galizia, Volynia, Podoliadi Aldo C. Marturano

Aldo C. Marturano
LE MONTAGNE RUSSE
Galizia, Volynia, Podolia

Capitolo III Capitani di ventura, preti, boiari e ribelli d’ogni specie

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Da certe deduzioni che si possono fare dopo un’attenta lettura del più antico codice civilepenale
russo (Pravda Rus’ka e le riforme successive) emanato da Jaroslav il Saggio e dalla
lettura del testamento spirituale (Poucenie) lasciato da suo figlio, Vladimiro Monomaco, ai
discendenti, ci si dipinge come la famiglia dei Riurikidi slavo-scandinava da forza militare al
servizio di difesa delle città quasi contrapposta, almeno per il potere, ai boiari (nome generico
per i notabili locali), col passar del tempo e col mutar delle circostanze si era trasformata in
un’alleata dei boiari stessi già in parecchie realtà della Pianura Russa.
I boiari, d’altronde, che finora non avevano uno statuto ben chiaro nelle loro relazioni con i
contadini dei villaggi che pretendevano di dominare, alla fine avevano consolidato la loro
posizione di mediatori di potere in modo da garantire a se stessi sussistenza e ricchezza
materiale più o meno da condividere coi Riurikidi. Il gruppo elitario così formato aveva poi
scoperto il lavoro capillare di mediazione del Cristianesimo per dominare il territorio a bassi
costi attraverso la fondazione di parrocchie e aveva favorito la creazione della Chiesa Russa
di Stato, diremmo oggi, cooptando i prelati nell’élite. Il cristianesimo aveva introdotto il
concetto di proprietà della terra che fra gli Slavi era una grossa e mai auspicata novità. In virtù
di questo destino il suolo con tutto quanto c’era sopra era concesso dal dio cristiano al principe
e alla sua famiglia, il Riurikide di turno, che, in parole molto semplici, ne concedeva in
usufrutto ai suoi sudditi ricevendo in cambio una buona parte dei frutti che dalla terra si
ricavavano. Insomma nella Pianura Russa, creduta soggetta (o comunque da assoggettare) a
Kiev, siamo agli albori dello sviluppo di qualcosa di molto simile ai rapporti feudali in vigore
nell’Europa centro-occidentale. Tuttavia le relazioni di dipendenza del boiaro dal potere
militare a volte si ribalterà negli udel che componevano la Volynia-Galizia tanto che è il
principe locale a dipendere dai boiari locali, invece che al contrario… con l’appoggio ambiguo,
ma potente, della Chiesa. D’altronde la chiesa come edificio è in sé il simbolo visivo del
potere e una cattedrale in cui risieda un vescovo, destinato e consacrato dal Metropolita
kievano, ricorda a tutti che Kiev è il centro del potere supremo, spirituale e secolare. E’ uno
dei punti fondanti dell’autorità della Madre delle Città Russe e, se a ciò s’aggiunge la guerra
continua della Chiesa Kievana Ortodossa contro le infiltrazioni cattoliche molto vive nella
regione subcarpatica, si possono immaginare pure le continue mediazioni alle quali era
costretto il personale ecclesiastico locale e la sua peculiarità.
Ciò detto, un’unità dello stato slavo-russo Rus’ di Kiev perciò, se mai ci fosse stata, nella
realtà non era più percepibile e il principe si preoccupava più del territorio dove
effettivamente viveva che non delle direttive del Gran Principe insediato nella millantata
“capitale” Kiev. Di conseguenza negli udel subcarpatici va prendendo forma un “secondo”
stato slavo-russo intorno alla città di Halič, la città del sale, che appare menzionata nelle
Cronache kievane nel 1140 (prima dell’ancora insignificante Mosca). Naturalmente non è uno
stato riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa Russa (istituto ideologico unificatore della storia
russa) nelle “sue” cronache.
In un territorio che in pratica manca di un unico principe fino a quasi la metà del XII sec. è
quasi automatico che nel corso della prima metà del XII sec. Vladimirko, successo a suo
padre Volodar, pur avendo ereditato soltanto l’udel di Zvenigorod, di secondaria importanza, si
dia da fare in tutti i modi per appropriarsi dei territori vicini di Terebovl e di Halič. Purtroppo
dai frammenti delle cronache locali, non riusciamo a dipingere una cronologia affidabile né i
mezzi e gli espedienti politici adottati da costui verso i paesi confinanti che sono sempre
all’erta su quel che succede da queste parti. Dagli accenni delle fonti scritte dei vicini polacchi
si riesce però a avere qualche lume in più sull’incorporazione tentata da Vladimirko delle due
città galiziane dette sopra in un unico dominio. Diciamo pure che il tempo lo aveva aiutato nel
progetto giacché con la morte dei cugini era riuscito ad impadronirsi di Peremyšl e di Halič di
quest’ultima ne aveva fatto la sua capitale. Una volta insediatosi tuttavia, i primi anni dovette
spenderli per cercare di calmare gli ardenti spiriti del cugino Giovanni (Ivan) al quale aveva
affidato Zvenigorod…
Certo! Pure Giovanni aveva gli stessi desideri di Vladimirko di ingrandire il proprio udel e
di qui gli scontri armati frequenti fra i due. I tempi insomma non sono ancora maturi per un
solo stato subcarpatico e la regione resta divisa fra una Volynia affidata al figlio di Vladimiro
Monomaco, Mstislav, e una Galizia affidata ai Rostislavidi. A parte ciò è da notare che
Vladimirko non avanzò alcuna pretesa al “trono kievano” nelle pochissime occasioni che ebbe
di poterlo fare e invece preferì scontrarsi col cosiddetto Gran Principe. Allo stesso tempo,
riconoscendo la posizione strategica in quegli anni del suo territorio per la difesa di Kiev dal
lato occidentale, cercò di sfruttare ogni occasione per ingrandire il suo dominio con la scusa… della funzione difensiva!
Nel 1118 Iziaslav figlio di Mstislav che aveva ereditato la Volynia da suo padre cerca di
entrare nell’agone per il trono di Kiev, ma senza successo. E infatti nel 1139 Vsevolod di
Cernìgov diventa Gran Principe e subito scende in campagna militare contro la Volynia.
Opportunisticamente Vladimirko non interviene, salvo che, quando Iziaslav viene sostituito
col figlio di Vsevolod e la Volynia è spezzettata in ben 5 parti in cui i rispettivi principi sono
in continua lite, le relazioni fra lui e Kiev mutano in peggio.
Vsevolod conosce bene il potenziale strategico-militare di Vladimirko e le sue amicizie in
Polonia e quindi, se vuol tenersi la Volynia deve cercare alleati fra gli altri principi vicini ed
evitare di ricorrere alle armi. E infatti si tenne la Volynia dopo aver fatto una compensazione
in denaro di 1400 grivne d’argento a Vladimirko. Non appena poté tuttavia Vsevolod venne
ancora in Galizia in armi, ma dopo qualche scaramuccia se ne tornò a Kiev e dopo poco morì.
Non appena Iziaslav prese il posto del defunto a Kiev, vennero alla ribalta nel 1149 proprio
per il trono di Kiev delle questioni personali con (suo zio) Giorgio Lungamano che vantava
pure dei diritti per essere Gran Principe. Vladimirko, che quasi con preveggenza aveva stretto
un’alleanza con Giorgio facendo sposare la figlia di questi, Olga, con suo figlio Jaroslav, prese
le parti di Giorgio nella contesa e Iziaslav, per farla breve, viste le forze raccolte contro di lui,
preferì venire a patti con l’avversario. Per cause infauste però Giorgio subì un incidente e
decise di tornarsene nel suo nordest con le pive nel sacco, lasciando Iziaslav vittorioso e gongolante.
Nel 1152 addirittura manda a Halič un suo boiaro, Pietro figlio di Borislav, con un
messaggio che rammenta a Vladimirko le promesse di pace fatte nel passato. Pietro viene
però dileggiato e rimandato a Kiev e si riapre la guerra e la regione è di nuovo attraversata da
armati dall’Ungheria e naturalmente dalla Volynia al comando del figlio di Iziaslav. Costui
non appena arriva sotto Halič è il tramonto e preferisce non scontrarsi. Vladimirko ne
approfitta e di notte lo attacca e lo costringe alla fuga. C’è ancora un altro scontro con gli
ungheresi, ma stavolta è Vladimirko ad essere battuto e a doversi rifugiare a Peremyšl.
Ritornerà a Halič e di qui manderà una richiesta d’aiuto a Giorgio Lungamano, ma quando il
suo messo ritornerà con la risposta negativa la città è in lutto giacché Vladimirko è morto all’improvviso!
Gli succede ora Jaroslav, conosciuto col nomignolo di Ottopensieri per il fatto di essere un
poliglotta (conosceva ben 8 lingue!), e con questo principe la Galizia fiorirà. I suoi primi passi
sono logicamente il riconoscimento del figlio di Iziaslav a principe e padrone di Vladimir-di-
Volynia, in cambio di essere riconosciuto principe e padrone della Galizia.
Come noi sappiamo, nel Medioevo la ricchezza di un territorio di non grandi dimensioni
come la Galizia dipendeva soprattutto dai traffici commerciali che si riuscivano a controllare
imponendo balzelli adeguati. Ciò assicurava una vita agiata al Riurikide al potere mentre la
sussistenza per sé e per il proprio seguito armato era affidata (in cambio della partecipazione
al potere) ai notabili residenti, i boiari. Costoro controllavano i villaggi e le campagne
attraverso il meccanismo della dipendenza dei contadini per vari servizi e strumenti non
ottenibili da altre persone. Non bisogna pensare che i villaggi fossero abitati soltanto da
persone non libere e cioè ad una sudditanza sfrenata ai boiari, ma piuttosto ad una
collaborazione per necessità reciproca dove il boiaro impersonava l’unico tramite che
conteneva gli arbitrii incontrollati di un principe armato e avido. Dalla storia che segue
sappiamo che il potere dei boiari nella regione era diventato talmente pesante sull’attività del
principe che addirittura a questi erano permesse ben poche decisioni senza il previo assenso e
convincimento politico della fazione boiara di turno.
Occorrerebbe anche parlare di proprietari terrieri. Questa classe di più abbienti in questo
X-XI sec. d.C. si stava evolvendo verso un consolidamento giuridico. Diventata sempre meno
mobile e più potente dal punto di vista economico aveva interessanti paralleli nelle altre
società slave vicine, ad esempio con la Šlachta polacca. Forse la Šlachta diventa per i boiari
di Halič un vero e proprio modello di gruppo al potere ben organizzato quando apparirà non
soltanto capace di scegliere il principe locale, ma pure e persino di sopraffarlo, se e quando lo vuole.
Torniamo un momento indietro, nel 1145. Nelle CTP si racconta che Vladimirko si
allontanasse per qualche giorno in una battuta di caccia sui Carpazi e che i boiari di Halič ne
approfittassero per mandare una specie di delegazione da Giovanni a invitarlo a prendere il potere.
Chi è Giovanni? Figlio del secondogenito di Volodar, Rostislav, e rimasto senza
appannaggio era fuggito in Ungheria a cercare aiuti presso i parenti. Gli fu concesso
temporaneamente di stabilirsi in una zona battuta dai banditi valacchi detta Terra di Berlad
(fiume della Moldavia) e qui, da vero capitano di ventura, offriva i suoi servigi armati a chi lo pagasse.
Appena saputo della strana manovra boiara che chiamava in causa questo Giovanni,
Vladimirko si affrettò a rientrare. Prima assediò e occupò Zvenigorod sulle tracce di Giovanni
e, finalmente a Halič, lo sorprese e lo costrinse a cercare la fuga. Tuttavia non prese alcuna
misura punitiva contro i boiari, Vladimirko, sebbene sapesse dei loro intrighi nella vicenda
coperta e architettata da loro…
Per quanto riguarda Giovanni nel 1156 lo troviamo fra i Viàtici, slavi del nordest della
Pianura Russa, al servizio armato di un Riurikide per la somma di 12 grivne (ca. 160 g) di oro
e 200 grivne di argento. Le attività in questa parte della Pianura Russa toccavano gli interessi
di Giorgio Lungamano e così inseguito e catturato, Giovanni, fu rinchiuso a Suzdal (città
presso la confluenza Volga-Oka sotto il dominio del Lungamano che nel 1147 fonderà anche
Mosca).
Ottopensieri, saputo della cattura, manda un’armata intera da Giorgio per avere il
prigioniero e giustiziarlo dimostrativamente a Halič in vendetta delle offese fatte al suo
defunto padre, Vladimirko. Lungo la strada nei pressi di Cernìgov, il principe della città riesce
a liberare Giovanni e lo accoglie presso di sé come ospite e capitano pagato delle armate
locali. Nel 1158 il principe di Cernìgov diventa Gran Principe e il quadro politico precedentemente formato cambia.
Visto che la sua presenza come ospite non è più gradita, Giovanni con la promessa di un
futuro appoggio politico e materiale per un udel in Galizia lascia il suo ospite e rientra nella
sua Berlad. Sul Danubio riesce a raccogliere ben 6000 (il numero come al solito nelle
Cronache è esagerato) armigeri dei quali molti nomadi Polovzi e si mette in marcia verso
Halič contando sugli accordi stipulati a Cernìgov. I nomadi però disertano e Ottopensieri nello
scontro vince e insegue Giovanni fin sotto Kiev. Giovanni e il Gran Principe sono fuggiti
quando Ottopensieri entra in città. Che fare? Non può che ritornarsene a Halič.
Non avendo più amici, nel 1161 Giovanni è prima a Costantinopoli e poi a Salonicco dove
muore avvelenato, quasi certamente su ordine di Ottopensieri.

Le parentele di Ottopensieri sono però anche più ingarbugliate e più pericolose.
Il nostro aveva una concubina a nome Nastasia dalla quale aveva avuto un figlio a nome
Oleg e al quale aveva progettato di passare la successione di Halič. Nei piani c’era anche
l’eliminazione della moglie legittima rinchiudendola in un monastero, unico modo affinché la
chiesa locale gli concedesse il divorzio. I boiari però, temendo che il ripudio e un nuovo
matrimonio avrebbero suscitato l’ira e le rappresaglie del fratello di Olga, il potente principe
Andrea figlio di Giorgio Lungamano e residente nella non lontana Vyšgorod, con danni
incalcolabili per l’economia locale, ancora una volta intervennero e aiutarono Olga a fuggire
in Polonia con i figli. Il figlio maggiore Vladimiro (è frequentissimo questo nome!) cercò di
sistemarsi con sua madre nella città di Cerven’ con l’appoggio dei Polacchi, rimandando la
vendetta verso il padre a tempi migliori e lo ritroviamo trionfalmente decantato, non sappiamo
per qual merito, nel famoso Cantare della Schiera di Igor, poema cavalleresco medievale
russo, dove l’autore tesse tranquillamente le sue lodi.
Intanto i boiari catturano Nastasia e la condannano al rogo nella piazza del mercato
mentre Ottopensieri e il figlio Oleg sono arrestati e rinchiusi nella prigione del terem. A
questo punto l’unica via d’uscita per Ottopensieri, prima che Vladimiro e Olga tornassero
trionfanti in città, era pentirsi del malfatto e richiamare Olga a casa, dopo essersi riconciliato
con i boiari. E’ ciò che infatti fece e Olga, dopo ben otto mesi fuori sede, ritornò, ma non
sopportò di dover perdonare il tradimento del marito e dopo qualche tempo preferì
spontaneamente rinchiudersi in un monastero nella terra natia di Suzdal (città già nominata) nel lontano nordest.
Malgrado tutte queste storie Evgenii Pcelov (un nostro autore) è sicuro che Ottopensieri
godesse di gran rinomanza e autorità presso i suoi parenti benché a noi suoni un po’ esagerato
vista la sua continua lotta con i boiari che probabilmente riuscivano a controllarlo più di
quanto non sembri. Sono notevoli invece i suoi legami con Costantinopoli che trovano una
prima giustificazione nei commerci che manteneva col più grande mercato consumatore del
mondo medievale. Nel 1164 accoglie presso di sé persino il fuggiasco Andronico Comneno al
quale tributa grande affezione, ma gli chiede anche tanti impegni per il futuro. Lo porta con sé
a caccia nei Carpazi e gli organizzerà conviti sontuosi degni di un rampollo imperiale.
Andronico, tornato in patria e diventato imperatore, addirittura si dice che facesse affrescare
le sale della sua nuova dimora proprio con scene di caccia e con gli animali che solo a Halič
aveva visto e vissuto per la prima volta. Ottopensieri usando di questi legami amichevoli
riuscì persino a procurare scultori e architetti greci da mandare a suo cognato Andrea (già
nominato sopra) affinché collaborassero nella costruzione delle nuove chiese che costui stava
erigendo nella sua personale capitale Vladimir-sulla-Kliazma presso Suzdal. E’ anche
possibile che avesse contatti con la reverenda Eufrosina di Polozk quando costei intraprese il
suo pellegrinaggio in Terra Santa con la protezione dei Comneni.
Suo figlio Vladimiro intanto, vedendo l’intenzione ripetuta di suo padre di passare la
Galizia al fratellastro Oleg, si sposta in Volynia, stavolta facendo imbestialire suo padre che lo
vede alleato dei suoi nemici kievani. Messi insieme immediatamente un paio di migliaia di
polacchi, con i suoi corre in Volynia bruciando ogni città che abbia aiutato il figlio ribelle.
Questi però ormai è lontano perché in Volynia nessun lo vuole fra i piedi di fronte all’ira
funesta di Ottopensieri… L’inseguimento fra padre e figlio porta Ottopensieri presso sua
sorella a Cernìgov e il nostro qui fa una lunga sosta incaricando il cognato di riportargli suo
figlio con la promessa di perdonarlo. Le trattative durarono qualche anno fra padre e figlio per
la malfidenza reciproca, ma alla fine la pace si fece.
E’ il 1184 e qualche anno dopo (1187) Ottopensieri muore e gli succede il giovane figlio
Oleg col sostegno “giurato” della maggioranza dei boiari! Sarà per poco però perché
Vladimiro sobilla con promesse e denaro altri boiari affinché si impadroniscano del potere,
caccino Oleg e mettano lui al posto dell’odiato fratellastro.
E’ la scelta giusta? Pare che neanche Vladimiro soddisfacesse le voglie dei boiari giacché
nelle cronache si legge che, sebbene si prodigasse affinché non mancasse cibo ai suoi
concittadini, evitava di discutere le sue decisioni con loro… Non solo! Si racconta che bevesse
e s’ubriacasse e cadesse negli stessi errori coniugali come suo padre. Sposato con una figlia
dei Riurikidi di Cernìgov, conosciuti nelle CTP come gli Olgovici, si era poi invaghito della
moglie di un prete dalla quale aveva avuto due figli e che ora voleva mantenere come
concubina. Né si fermò a questo. Gli piacque una giovanetta e la stuprò.

Era il colmo e i boiari furono chiari: Come abbiamo messo al rogo Nastasia così faremo con la tua amante e ti cacceremo via.
Prima che questa minaccia si realizzi, Vladimiro corre in Ungheria lasciando campo libero
a Romano, principe di Volynia. Quest’ultimo aiutato dei polacchi (sua moglie Agnese era la
figlia di Boleslao Boccastorta) approfitta per intervenire e si fa accettare a Halič come
principe. Coi boiari il compromesso è raggiunto senza spargimento di sangue e a Vladimiro è
offerto oro e argento purché rimanga via con la sua amante e i suoi due figli presso il cugino re ungherese.
Per la prima volta (1199) Galizia e Volynia hanno un unico sovrano…
Non sarà per molto! I boiari non volevano neanche Romano e, quando il re ungherese Béla
III giunse con un’armata sotto la città per riconquistarla a Vladimiro, Romano dovette
abbandonare. Bela III tuttavia per evitare altre rivolte fra i boiari, non mette Vladimiro al
governo di Halič, ma suo figlio Andrea mentre Vladimiro deve rimanere in Ungheria.
E’ caratteristico che le lotte fra i boiari di cui abbiamo fin qui detto ribadiscono le ragioni
chiare che senza alleanze locali i principi non hanno molto potere. Si nota pure la formazione
di partiti a volte ben definiti, filo-polacchi o filo-ungheresi o anche filo-russi, ma i boiari lungi
dal ricorrere alle armi essi stessi aizzano un principe contro l’altro per poi ricattarlo sul piano
economico. E così alla fazione dei boiari che aveva già rifiutato di essere governata dalla
moglie di un prete, neppure Andrea andava bene e spinsero in piazza la gente a chiedere la
liberazione dallo straniero! Gli ungheresi non obiettarono e invece di Romano e invece di
Andrea fu offerto il potere, pensate!, a Rostislav, il figlio di Giovanni di Berlad! Costui,
presentatosi nei dintorni della città con la sua piccola armata, dovette vedersela con gli
ungheresi rimasti di guardia dalla parte dei boiari filo-ungheresi e nello scontro fu gravemente
ferito. Portato boccheggiante in città, con un ultimo colpo di spada inflittagli dagli scherani, fu definitivamente giustiziato.
Vladimiro intanto riesce ad evadere dalla torre della specie di prigione ungherese dove
risedeva scalandola con le lenzuola attorcigliate e annodate e si rifugia in Germania presso
l’Imperatore Federico Barbarossa. Chiede e implora un efficace aiuto per riprendersi la “sua
terra” e s’impegna a versare all’Impero ben 2000 grivne all’anno! L’Imperatore lo fa allora
accompagnare da Casimiro l’Innovatore con l’ordine di aiutare il fuggitivo a ripristinare la
propria signoria a Halič. Non si può disobbedire all’Imperatore (almeno in questo momento) e
gli ungheresi cedono.
Vladimiro rimarrà a Halič fino alla morte nel 1199.

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