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Le frasi ed i frammenti più famosi di Saffo




In questa pagina riportiamo alcune delle frasi più famose di Saffo (650 a.C. – 590 a.C.), poetessa greca dalla fama intramontabile.

Frasi importanti da leggere di Saffo da leggere sono le seguenti, riportate di sotto:

  • O Venere dal soglio | Variopinto, o germoglio | Di Giove, eterno; o d’amorosi furti | Artefice: a te supplico: di rea | Cura e d’angoscia non gravarmi, o Dea. (da A Venere, 1863)
  • Venere eterna in vario adorno trono | Sedente, a Giove figlia, ingannatrice, | Deh! con dolori non domarmi e dammi | santa, l’alma. (1886)
    Venere eterna, in variopinto soglio, | Di Giove fìglia, artefice d’inganni, | O Augusta, il cor deh tu mi serba spoglio | Di noje e affanni. (citato in Ippolito Pindemonte, Giornale de’ letterati, Tomo XLI, in Pisa, per Jacopo Grazioli, 1781)
  • Taluni, della cosa più bella della terra, ne parlano come di un esercito di equiti, altri come d’un esercito di opliti, alcuni affermano sia una flotta di navi… io dico, piuttosto, che è quel che si ama. (citazione tradotta e interpretata da Infonotizia.it; testo originale in greco antico originale “Ο]ἰ μὲν ἰππήων στρότον, οἰ δὲ πέσδων, οἰ δὲ νάων φαῖσ’ ἐπ[ὶ] γᾶν μέλαι[ν]αν ἔ]μμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν’ ὄτ- τω τις ἔραται”)
  • Donna, beato, uguale, | Parmi a un Dio quel mortale | Che ti siede di fronte, e, a te ristretto, | Soavemente favellar ti sente, | Sorridere ti mira amabilmente. (da All’amata, 1863)
  • Colui mi sembra essere ai Numi eguale, | Che a te dinanzi si rimane assiso, | E a te da presso udire puote il dolce | Tuo favellare. (1886)
    Quei parmi in cielo fra gli Dei, se accanto | Ti siede, e vede il tuo bel riso, e sente | I dolci detti e l’amoroso canto! (citato in Ugo Foscolo, Opere edite e postume di Ugo Foscolo, poesie raccolte e ordinate da F.S.Orlandini, Felice le Monnier, Firenze, 1856)
    Quei parmi in cielo fra gli Dei, se accanto | ti siede, e vede il tuo bel riso, e sente | i dolci detti e l’amoroso canto! – | A me repente, | con più tumulto il core urla nel petto: | more la voce, mentre ch’io ti miro, | sulla mia lingua; nelle fauci stretto | geme il sospiro. || Serpe la fiamma entro il mio sangue, ed ardo: | un indistinto tintinnio mi ingombra | gli orecchi e sogno: mi s’innalza al guardo | torbida l’ombra. || E tutta molle d’un sudor di gelo, | e smorta in viso come l’erba che langue, | tremo e fremo di brividi ed anelo | tacita, esangue… (da F0sc0lo)
  • Come un dio mi sembra, beato, colui che davanti a te prende posto, e ascolta, vicino, le tue morbidi parole, e il tuo morbido riso amorevole (tradotta da Infonotizia.it)
  • Sia che te Cipro o Pafo [abbia] o Panormo. (da Frammento d’un inno a Venere, 1863)
  • Quelle, agghiacciate in core, abbassàr l’ale. (da Delle colombe impaurite, 1863)
  • Morrai, tutta morrai; né ricordanza | Di te dopo l’avello | Sorviverà nessuna: | Però che mai non dispiccasti rosa | Nata in Pieria: bruna | Tragitterai dell’Orco | La dolente laguna. (da Ad una femmina ricca e ignorante, 1863)
  • Giacerai morta, e memore | Niun di te sarà mai, | Chè le rose di Pierïa | Tu non cogliesti mai, | E ignota avrai tu d’Aïde | Nelle case soggiorno: | Niun fia, che lieve guarditi | Volante ai morti intorno. (1886)
    [Ad una ricca del suo tempo] Morta che tu sia, giacerai senza che di te | resti memoria, perché fior non cogliesti delle rose | che crescono sul monte Pierio ; oscura discenderai | nella magione interna, né sperar più di ricomparire | nel tuo fasto di fanciulla, volata che tu sia fra le | ombre : quanto maggiore diritto non hai tu d’inorgoglire e d’esser soddisfatta di te stessa? Giacché non ai canti solo e ai fiori tu partecipi, ma anche ai frutti che le Muse producono, e ch’esse danno a coloro che amano le lettere e la filosofia. (citato in Cesare Cantù, Biografie per corredo alla storia universale, 1845)
  • Costei, sciatta e di rozzi abiti cinta, | Costei t’entra nel core; ella che ignora | Come insino ai calcagni imi dispieghe | La gonnella ondeggiante a larghe pieghe? (da Contro Andromeda, 1863)
  • Pommiti innanzi, amico; e raggia fuori | Le grazie dello sguardo. (da Ad un giovine di famosa bellezza, 1863)
  • E a te, leggiadro | Donzello, Amore. (da Venere ad Amore, 1863)
  • La luna è calata, le Pleiadi sono scomparse, in mezzo v’è la notte, io da sola sto quieta, il tempo scorre. (Traduzione da Infonotizia.it; testo originale in greco antico: “Δέδυκε μὲν ἀ σελάννα καὶ Πληΐαδες μέσαι δὲ νύκτες, παρὰ δ’ ἔρχετ’ ὤρα ἔγω δὲ μόνα κατεύδω”).

Una delle poesie più belle d’amore di Saffo la puoi leggere in questa pagina.


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