Le caratteristiche del possesso – corpus possidendi e animus possidendi – spiegazione lezione 2 diritto privato

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L’insegnamento tradizionale ci dice che: l’autorizzazione a servirsi di un bene coincide con una situazione di diritto (o un diritto di proprietà o un diritto reale di godimento) ; il fatto di servirsi di un bene è invece possesso e questa circostanza, per il fatto stesso di essere posta in essere, diventa giuridicamente rilevante.

Il possesso si compone di 2 elementi:

un elemento materiale (corpus possessionis): che è il rapporto diretto tra il bene e il possessore; il possessore ha il bene nella propria disponibilità, significa che l’ha nella propria sfera di utilizzazione, che ha un rapporto diretto, un contatto, con il bene , che consenta al possessore di esercitare su questo bene un’attività diretta.

un elemento di carattere soggettivo: questo rapporto materiale è colorito anche dal punto di vista psicologico-soggettivo, perché non basta che vi sia questo contatto con la cosa, ma è necessario che vi sia anche l’animus possidendi, che è l’intenzione di tenere la cosa per se, cioè di sfruttare la cosa con l’atteggiamento psicologico o con un comportamento che dal punto di vista esteriore, oggettivamente appare in tutto e per tutto coincidente con il comportamento che potrebbe porre in essere il proprietario o il titolare di un altro diritto di godimento sul bene.

Quindi l’animus possidendi è l’atteggiamento psicologico del possessore, il quale non solo si serve del bene, ma si serve del bene per tenerselo per se, cioè con l’atteggiamento che è in tutto e per tutto coincidente con l’atteggiamento che potrebbe assumere il proprietario o il titolare di un diritti reale di godimento.
Nel caso in cui proprietà e possesso coincidono non ci sono problemi; quando il possessore è il proprietario che concretamente sta esercitando il suo diritto è una coincidenza naturale, ma il problema è che il possessore può essere anche il ladro, cioè colui il quale sottrae il bene al legittimo titolare e se ne serve con attività corrispondente in tutto e per tutto all’attività che potrebbe porre in essere il legittimo proprietario, ebbene questo soggetto è possessore perché ha tutti gli elementi per esserlo, ha un rapporto di diretta apprensione con il bene, ha un atteggiamento psicologico tale per cui egli intende tenere la cosa per se, perché l’animus possidenti non è il convincimento erroneo di essere il proprietario, ma è l’atteggiamento di chi non riconosce l’altrui diritto di proprietà, di chi si serve della cosa per tenerla per se, con l’ atteggiamento che potrebbe adottare il legittimo proprietario pur non essendolo.
Quindi questi due elementi congiunti creano possesso. Tuttavia il secondo comma dell’articolo 1140 ci dice che: si può possedere anche indirettamente. Qui le cose si complicano perché allora il corpus possessionis non è necessariamente un rapporto di immediatezza con la cosa, non possiamo dire che c’è possesso tutte le volte che un bene sia appreso (cioè tutte le volte che si ha un appropriazione materiale del bene); questo perche si può possedere anche indirettamente tramite il detentore.
Il detentore, quindi la detenzione, è un’altra situazione di fatto, come la possessione, e si caratterizza per il fatto che il detentore ha sicuramente un rapporto diretto con la cosa, addirittura ha un rapporto immediato, cioè ha la materiale disponibilità della cosa; ma non ha l’animus possidendi cioè non tiene la cosa per se, non tiene la cosa senza riconoscere l’altrui diritto di proprietà, anzi se ne avvale riconoscendo l’altrui diritto di proprietà, cioè se ne avvale perché è stato autorizzato dal proprietario o più genericamente dal possessore. Esempio: pensiamo al conduttore: ciascun soggetto che ha preso in locazione una stanza ha a disposizione quella stanza, ha un rapporto diretto con il bene, se ne serve il soggetto non il proprietario, tuttavia la disponibilità di questa stanza i soggetti c’è l’hanno tramite un contratto, quindi quando si avvalgono di questo bene lo fanno però riconoscendo che la proprietà spetta ad altri, compiendo atti che nemmeno all’esterno appaiono come atti di esercizio di diritto di proprietà; di conseguenza visto che c’è un rapporto materiale con la cosa, ma manca l’atteggiamento di colui che non vuole riconoscere l’altrui diritto di proprietà, ma anzi ha un atteggiamento psicologico di colui che l’altrui diritto lo vuole riconoscere, allora questo rapporto materiale non è possesso ma è detenzione perché c’è il corpus ma manca l’animus. Il locatore proprietario quindi rimane possessore perché il bene non è fuori uscito dalla sua sfera di controllo, perché il proprietario sa bene che allo scadere del contratto di locazione o anche prima nell’ipotesi in cui il conduttore dovesse compiere un atto che viola il contratto il proprietario invocando l’adempimento del contratto lo può annullare e quindi avere la restituzione del bene. Quindi il proprietario rimane possessore perché il rapporto materiale con il bene sopravvive anche se egli non se ne serve e sopravvive perché colui il quale se ne serve, se ne serve riconoscendo l’altrui diritto di proprietà. E poi c’è l’animus possidendi perché il proprietario che a messo a disposizione il bene al detentore, ha l’atteggiamento di chi dice io ho il potere di fatto che momentaneamente ho delegato ad un terzo e il mio potere è chiaramente corrispondente al mio diritto di proprietà.

Il detentore è un creditore che ha un diritto personale di godimento, quindi il detentore per nulla e per nulla ne contesta l’altrui proprietà ne si comporta anche solamente esteriormente come il proprietario.
Esempio: dove non c’è un ennesimazione tra proprietario, possessore e detentore : immaginiamo che una collega ha una bellissima casa al centro di Palermo, ma non ci abita ed io gliela occupo forzando la serratura di casa. io che sono entrato in casa e che mi avvalgo di quell’appartamento, quindi vivo nell’appartamento, non lo faccio come se avessi un contratto ,ma lo faccio per comportarmi da proprietario, cioè con l’atteggiamento di chi è proprietario pur non essendolo. Quindi anche se la collega è proprietaria, io sono possessore perché ho il rapporto materiale con la cosa e ho per giunta l’animus; se io fossi uno senza remore potrei darla in locazione a un terzo; quindi il terzo è un detentore perché si serve della cosa in virtù di un contratto e quindi con atteggiamento di chi riconosce l’altrui di proprietà, ignaro del fatto che io non sia il proprietario, io sono il possessore perché ho occupato l’appartamento altrui, me ne servo come se fossi il proprietario e per giunta lo do in locazione ad un terzo e la collega invece che è l’unica legittimata a stargli dentro non ci sta dentro perché non ha un possesso perché io gliel’ho usurpato e per giunta vede un terzo pagare un canone di locazione a chi gli ha usurpato il bene. Noi stipuliamo un contratto di locazione, e il contratto di locazione non implica che io debba dimostrare di essere il legittimo proprietario, dovrebbe essere un terzo a contestare che io non sono il proprietario; quindi è la collega che ,se venisse a sapere del fatto che io ho stipulato un contratto di locazione a favore di un terzo, dovrebbe impugnare questo contratto per far emergere il fatto che io ho compiuto un atto senza avere il potere di compierlo.

Quindi la spiegazione è: possesso e detenzione sono situazioni di fatto ed entrambe poggiano sul rapporto materiale con la cosa; il possessore può avere o un rapporto diretto con la cosa ,cioè avere la concreta disponibilità o avere un rapporto mediato nel senso che la cosa rimane nella sua sfera di controllo ma la mette a disposizione di un altro soggetto.

Cosa distinguere la posizione del detentore da quella del possessore?

Il fatto che il possessore ha l’animus, cioè l’atteggiamento psicologico più redditivo e di tenere la cosa per se senza riconoscere l’altrui diritto di proprietà, quindi con l’atteggiamento di chi ritiene di non essere nella disponibilità materiale della cosa perché altri gli hanno fatto questa preziosa concessione; mentre il detentore ha un rapporto diretto con la cosa, ma riconosce che il bene è nella titolarità di altri.

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