L'apertura dei mercati e la mobilità di risorse e capitali nel 1800 – riassunto storia economica

Foto di little italy nel 1800 a colori
Foto di little italy nel 1800 a colori

Mobilità dei beni e dei fattori

L’industrializzazione ha prodotto un incredibile aumento del commercio internazionale, precedentemente tenuto a freno dagli alti costi di trasporto, dal basso potere di acquisto della gente e dalla scarsa diversificazione dei prodotti. Il commercio internazionale è sempre stato visto come un’importante estensione della specializzazione del lavoro già applicato a livello nazionale, che aumenta la produttività globale del sistema economico mondiale, rendendo più efficiente l’uso delle risorse. È infatti, veicolo di modernizzazione, perché aumenta la produttività globale del sistema economico mondiale, rendendo più efficente l’uso delle risorse. È infatti, veicolo di modernizzazione perch permette l’importazione di materie prime strategiche (cotone grezzo, carbone, petrolio) e di macchinari avanzati, inoltre per legami di vicinanza facilita l’esportazione di prodotti manifatturieri anche se non troppo avanzati. Permette in questo modo alle industrie nascenti di consolidarsi attraverso l’allargamento del mercato estero. Quindi per gli economisti bisogna lasciare il commercio libero. Eppure si nota che nessun paese si  mai industrializzato in presenza di una totale libertà di commercio.

Nei paesi più grandi, vi era grande protezionismo, sopratutto nell’industria nascente, che avrebbe potuto avere successo nell’avviare settori industriali non ancora presenti. Fino agli anni 30′ non vi furono livelli protettivi tali da avere un impatto negativo sul commercio internazionale. Il rialzo del protezionismonel periodo 1880-1890 fu dovuto in buona parte ai dazi difensivi sui cereali, che infatti molti paesi introdussero per risollevare l’agricoltura dalla crisi che l’aveva colpita in seguito ai grani americani e russi a buon mercato.

L’esistenza del protezionismo porta i paesi ad avere interesse a negoziare vantaggi reciproci dall’abbassamento  del dazio selezionato (trattati di commercio). Anche i fattori della produzione (lavoro e capitale) divennero internazionalmente più mobili:

Lavoro: tra 1800 e 1900 si registra l’esplosione dell’emigrazione, scarsa in Italia, Spagna, Russia,Francia, forte in Germania. Le mete erano paesi europei avanzati, l’America e l’Australia. Gli effetti sono stati una convergenza nei salari e nei redditi tra paesi di emigrazione e paesi di immigrazione.

Capitale: nel 1800 molte economie divennero più dinamiche, le borse si allargarono, nacquero le prime multinazionali e i flussi di capitale a lugo termine aumentarono. La Gran Bretagna era il maggiore investitore mondiale, seguita da rancia. Con l’allargamento dei mercati internazionali dei beni, del lavoro e della finanza nasce una vera e propria economia internazionale e ogni paese deve prestare attenzione alla sua bilancia dei pagamenti, che mette a confronto i pagamenti da effettuare all’estero con i pagamenti ricevuti dall’estero per vedere la situazione del paese.

Pertanto:

  • bilancia in pareggio: il paese può continuare la sua modernizzazione
  • bilancia in avanzo: squilibrio che produrrò aggiustamenti, ma in generale le attività economiche interne non ne sono influenzate negativamente
  • Bilancia in deficit: il paese non riceve dall’esterno abbastanza valuta per effettuare i propri pagamenti sull’estero

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*