La Val Lapsinia in breve: una panoramica paesaggistica

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Andando da Treviso, Conegliano, Vittorio Veneto, verso le dolomiti bellunesi e l’Austria, la prima vallata che si incontra è la Val Lapisina, una vallata considerata sempre più una semplice zona di transito, ma in reatà ricca di storia e leggende, con molti luoghi affascinanti spesso sconosciuti persino alla popolazione locale.

Si tratta di una valle stretta e lunga, detta anche valle di Fadalto, situata tra la dorsale del Col Visentin a Ovest e le pendici del Pizzoc-Millifret a Est. E’ quindi la via di comunicazione più orientale tra la pianura trevigiana e la zona del bellunese.

E’ una valle dominata da tre colori: il grigio della roccia e … dell’autostrada, il verde dei prati e degli alberi, il blu intenso del cielo pulito e delle sue acque limpide.

Dove pescare in Val lapsina

Da sempre la vallata è famosa per la sua abbondanza di acque limpide e rigogliose, colorate intensamente di blu e verde dalla natura stessa. Acque a temperatura pressoché costante durante tutto l’arco dell’anno.
Allo stesso tempo è famosa per il vento immancabile ogni mattina, il quale mantiene l’aria sempre pulita e libera da smog. Quasi quasi, si potrebbe coniare uno slogan: La Val Lapisina, dove nasce il vento. Ottimo posto per pescare quindi!

“Il lago Morto”

Il lago deve il suo nome al fatto che apparentemente non ha collegamenti con gli altri laghi della zona, non avendo né immissari né emissari.
Secondo un’antica leggenda il lago di notte sarebbe abitato da creature mostruose. In realtà le sue sponde sono oggi meta di pescatori e turisti.

La costa del lago in prossimità di borgo Piccin è stata adibita a spiaggia. Qui in estate molti turisti e residenti hanno la possibilità di passare una giornata prendendo il sole, rilassandosi alla fresca brezza che scende dalla valle e di ristorarsi al chiosco vicino al lago.

Il lago di Negrisiola

Superato l’innesto dell’autostrada A27 con l’Alemagna, giungiamo in breve in località Negrisiola.

Il nome si fa risalire a nigro, nero, facendo riferimento probabilmente al colore scuro di queste acque.

Proseguendo lungo la statale troviamo alla nostra sinistra una piccola chiesa adiacente ad un pub-birreria di recente apertura.
In origine l’intero edificio era una cartiera, costruita dopo la metà del XVII secolo e attiva fino a dopo la I Guerra Mondiale.
La chiesetta  è dedicata ora a San Valentino.

Il Lago di Negrisiola non è molto grande ma è importante perché qui confluiscono le acque di tutte e tre le sorgenti del Meschio.


La val Lapsinia in breve

In pratica una vallata all’apparenza poco bella ed ostile, ma se togliamo lo sguardo dalla colata di cemento dell’autostrada, possiamo scoprire meraviglie inaspetate ed un luogo ideale per chi piace vivere in modo naturale.

La valle presenta una tipica impronta glaciale; essa infatti è stata modellata da quel braccio del ghiacciaio del Piave che durante il periodo Wurmiano dell’Era Quaternaria si distendeva da Ponte nelle Alpi in direzione della pianura, attraverso la Val Lapisina.
Appena a Nord di Vittorio il ghiacciaio si divideva in due rami: uno andava a occupare la valle del Soligo, giungendo fino a Gai dove abbandonava le proprie morene frontali; l’altro, superata la stretta di Serravalle, si riversava nella pianura sottostante e andava a formare l’ampio anfiteatro morenico di Colle Umberto, Scomigo, Ogliano e Carpesica.

Dopo il ritiro del ramo lapisino del ghiacciaio del Piave si sono formati, a causa della caduta di frane dai vicini monti, i vari laghi allineati lungo il fondovalle. Il Lago di Santa Croce si è formato a seguito dello sbarramento prodotto dalla frana di Fadalto mentre il Lago Morto a seguito delle frane che formano l’attuale Pian di Nove. Entrambi si sono formati oltre 10.000 anni a.C.

Le acque che alimentano i laghi e che scorrono lungo il fondovalle, nascoste dalle frane, provengono in massima parte dalle valli del Cadore, cioè dall’attuale Piave, sia per via naturale, sia attraverso i canali di derivazione  connessi agli impianti idroelettrici (sistema Piave – Santa Croce).

Il nome della valle risalirebbe al I secolo d.C., quando l’imperatore romano Claudio inviò alcune colonie nella conca dell’Alpago per difendere l’Impero dalle invasioni dei popoli barbarici provenienti dal Nord. Questi coloni chiamarono la zona Lapacum, probabilmente dal nome di persona Lappius o Lavius. In alcuni documenti storici successivi troviamo infatti il nome Vallis Lapaciniensis.

Il fiume Meschio vicino alla valle

Il fiume Meschio attraversa da Nord a Sud la città di Vittorio Veneto.
In prossimità del suo corso nacquero i primi insediamenti e successivamente anche attività artigianali ed industriali quali cartiere, filande, setifici e officine.

Le sue sorgenti

Tre sono le sorgenti che alimentano il fiume Meschio.

  • La prima si trova vicino a Borgo Botteon, a San Floriano, e assume l’aspetto di un piccolo specchio d’acqua chiamato Lagusel.
  • Dalla località di Negrisiola proviene la seconda delle sorgenti, le cui acque per la massima parte vengono utilizzate dall’acquedotto della Sinistra Piave.
  • Per ultima, ma senza dubbio la più suggestiva e abbondante, è la sorgente carsica sita in località Savassa Alta. Qui l’acqua, di un intenso color turchino, risale da una cavità della roccia chiamata “Brent”, dopo un lungo percorso sotterraneo dentro il sistema carsico del Col Visentin.

La statale n. 51 d’Alemagna

Costruita tra il 1817 e il 1830 per volere dell’imperatore d’Austria Francesco I, questa strada diede un nuovo impulso all’economia della Val Lapisina, a seguito dei traffici commerciali che si svolgevano lungo il suo percorso, dalla pianura trevigiana al bellunese e all’Austria. Fu asfaltata dopo la II Guerra Mondiale e nel corso degli anni venne modificata eliminando curve e tratti disagevoli.

La linea ferroviaria Vittorio V.to – Ponte nelle Alpi

Un’altra opera di grande importanza per la valle fu la costruzione della linea ferroviaria Vittorio Veneto – Ponte nelle Alpi, che rappresentò la naturale prosecuzione della tratta Conegliano-Vittorio Veneto.
La scelta del tracciato sollevò vivaci discussioni e provocò ritardi nel completamento dei lavori. L’opera fu finalmente inaugurata nel 1938.

Tra i grandi manufatti costruiti per la ferrovia, il più imponente è il ponte dalle dodici arcate in località Savassa, che ha permesso lo scavalcamento della statale di Alemagna e del corso del Meschio.

   
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