La Tramudas sarda: un patrimonio riconosciuto dall'unesco

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Le Tramudas in Sardegna

Il fenomeno della transumanza, detto “Tramuda” in lingua sarda, è antico quanto quello dell’allevamento. Forse anche prima di diventare allevatore, l’uomo “cacciatore” seguiva i branchi di erbivori nei loro spostamenti alla ricerca dei pascoli.
Le invasioni prima puniche e poi romane generarono una grande pressione sull’allevamento, costringendo i pastori ad abbandonare le zone pianeggianti che erano per gli invasori maggiormente interessanti per un uso cerealicolo.
Così scriveva Diodoro Siculo, nel 90 a.C. circa, parlando delle comunità dei Sardi Pelliti: “… trasferitesi sulle zone montuose, si stabilirono nei terreni difficili ed erano solite nutrirsi di latte e carne e allevare molte greggi di bestiame…”
Il centro Sardegna, con il suo alternarsi brusco di inverni rigidi e di estati torride, ha sempre posto i pastori nelle condizioni di “seguire l’erba” ed anche di sfuggire al freddo, grande nemico degli armenti, soprattutto ovini.
Si presenta così la transumanza dei pastori delle aree interne e montuose, all’inizio della stagione fredda, verso le pianure e le valli sia interne che montuose, per far ritorno sulla montagna a inizio primavera. Viene per questo definita “transumanza inversa” perchè inversa è la dinamica rispetto alla classica transumanza degli allevatori alpini che, invece, conducevano gli animali al sopraggiungere della bella stagione dal fondo valle ai pascoli d’altura (gli “alpeggi”).
Queste migrazioni stagionali hanno disegnato un reticolo di sentieri, dal centro montuoso verso il resto dell’isola, lungo i quali si svolgeva una parte delicata e densa di pericoli della vita del pastore, che doveva sopportare a volte per lunghi giorni l’arrivo precoce del freddo.
La transumanza esiste ancora, ma non è così faticosa: il bestiame viene trasportato con automezzi pesanti in tempi brevi, non si debbono più attraversare territori spesso ostili. La transumanza, quella arcaica, compiuta a piedi, ormai è quasi scomparsa nella pratica comune, ma aleggia ancora fra queste montagne, come pure lo spirito del “re pastore”.

Il patrimonio dell’unesco della “Tramudas”

Con il progetto “Tramudas” il Gal delle Barbagie e Mandrolisai, il Gal Mare Monti ed il Gal dell’Ogliastra hanno inteso riscoprire il fenomeno del pastore errante non solo come luogo fisico dove poter osservare bellezze naturali ma anche come “luogo dell’anima”, dove si trova molta parte dell’essenza di un popolo fiero, con le sue suggestioni, le sue narrazioni, la musica, la danza, che l’UNESCO ha voluto riconoscere come patrimonio intangibile dell’Umanità.

   
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