La storia di Megara iblea: l’antica città tra scavi archeologici e rovine

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MEGARA IBLEA

Vicende storiche Colonia di Megara Nisea, in Grecia, fu fondata verso il 730 a.C., dopo una complessa vicenda che vide i fondatori dapprima accanto ai Calcidesi a Leontini, poi a Thapsos (odierna pe, nisola di Magnisi), dove morì il capo della spedizione, Lamis, ed innne nel sito dove fondarono la città, grazie all’intervento del re siculo Hyblon, la cui residenza, Hybla, si deve, con ogni probabilità, identificare con Pantalica; per questa ragione la città si chiamò Megara Hyblaea.

Situata sulla costa dell’odiemo golfo di Augusta, rimase per tutta la sua storia una piccola pòlis costretta tra gli insediamenti calcidesi della piana dell’Etna a nord e la potente Siracusa a sud. Soltanto un secolo dopo la sua fondazione, coloni di Megara, guidati da Pamillo, un ecista fatto venire appositamente dalla madrepatn‘a greca, fondarono Selinunte.

Coinvolta, verso la metà del sec. VI, nelle guerre tra Siracusa edi Siv culi, fu distrutta nel 483 a.C. da Gelone, tiranno di Siracusa. Conobbe, poi, una ripresa, anche se in forme modeste, rispetto alle dimensioni che aveva avuto 1’ abitato arcaico, nella seconda metà del sec. IV a.C., per essere poi definitivamente distrutta da Marcello nel 213 &C., all’epoca della spedizione romana contro Siracusa. Nelle epoche successivo il sito. completamente mralizzato, viene citato esclusivamente per la produzione del famoso miele ibleo.

La città arcaica Innanzitutto si conosce un gruppo di case databili all’epoca dello stanziamento della prima generazione di coloni verso l’ultimo quarto del sec. VIII a.C.; si tratta di abitazioni molto semplici (una sola stanza quadrata, di circa m 4 di lato) cui era relativo un pic-colo lotto di terra, disposte secondo un piano di divisione dello spazio che sarà mantenuto nel successivo sec. VII a.C., quando i viottoli campestri che separavano i diversi lotti divennero strade urbane e gli spazi agrari si riempirono di abitazioni più complesse (con due o tre ambienti che si affacciavano su un cortile). il sistema urbano era dato da due strade est-ovest che erano incrociate da strade nord-sud, perpendicolari ad ovest dell’agorà ed oblique ad est di questa. La piazza. infatti, con la sua forma trapezoidale si trova nel punto di cerniera tra i diversi orientamenti delle strade nord-sud; essa fu risparmiata sin dal momento della fondazione, ciò che dimostra la precisa distinzione tra spazio pubblico e spazio privato già nelle prime fasi di vita.

Alla seconda metà del sec. VI si data la erezione della cinta muraria in blocchi squadrati: questo stesso periodo appartengono importanti testimonianze dell’artigianato artistico della città, come la statua del medico Sombrotidas o la kaurotròphos (una donna che allatta due gemelli) che fu impiegata come segnacolo di una tomba. Dopo la distruzione del 483 a.C., Megara fu impiegata come fortino siracusano nella guerra contro Atene: una torre isolata all’interno della città potrebbe risalire a questo periodo.

La ripresa del IV secolo Con la ripresa del IV secolo una nuova cinta muraria, eseguita in modo affrettato e con molto materiale di reimpiego descrisse un’area molto più piccola di quella occupata dalla città arcaica. mentre le abitazioni ellenistiche rispettarono nelle grandi linee il sistema urbanistico precedente.

Risalgono a questa epoca alcune testimonianze importanti di case private, come quella situata nell’angolo sud-occidentale dell’agorà arcaica; misura m 25 di larghezza (vuol dire che è larga quanto l’isola. to) e m 4l di lunghezza, con una ventina di vani distribuiti intorno a due cortili, uno dei quali è fornito di portici. A breve distanza sono stati anche portati alla luce una palestra ed un complesso termale della stessa epoca. Le testimonianze di età romana si riferiscono ad installazioni agrarie (nell’epoca in cui la città non esisteva più) e forse ad un piccolo mercato nell’area che era stata dell’agorà.

Emanuele Greco – tratto dal libro ” guida agli itinerari archeologici nel mediterraneo (clupguide guide tematiche) “

   
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