La spia Mathilde Carré: “gatta” triplogiochista della seconda guerra mondiale

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Mathilde Carré (30 giugno 1908 – 2007), conosciuta anche come “La Chatte” (La gatta), fu un agente della Resistenza francese durante la seconda guerra mondiale che finì col fare il doppio gioco, passando successivamente dalla parte dei tedeschi, e successivamente di nuovo al servizio alleato, diventando di fatto un agente dal triplo gioco.

Carré è nacque a Le Creusot, nella zona di Saône-et-Loire. Negli anni ’30 frequentò l’Università della Sorbona e divenne insegnante. Dopo il suo matrimonio, si trasferì in Algeria con il marito Maurice Carré, che venne poi ucciso durante la seconda guerra mondiale, nella campagna d’Italia.

Tornata in Francia, lavorò come infermiera assistendo alla caduta del paese nei confronti dei nazisti. Nel 1940 incontrò il capitano delle forze aeree polacche chiamato Roman Czerniawski, chiamato “Walenty” dai polacchi e “Armand” o “Victor” dai francesi. Carré, che aveva preso contatti con il secondo ufficio di Vichy, si unì così alla sezione della sua rete di spionaggio franco-polacca con sede a Parigi, facendosi chiamare, come alias, “Victoire” (poiché tutti i membri della sezione sede avevano nomi iniziali “V”), anche se soprannominata “La Chatte”, per le sue propensioni “feline” predatrici e furtive.

Il 17 novembre 1941, Hugo Bleicher dell’Abwehr arrestò Czerniawski, Carré e molti altri membri della sua rete; erano stati scoperti quando un loro informatore in Normandia era finito nelle mani della Gestapo. Mathilde fu interrogata di persona da Bleicher, e minacciata di morte, accettatò di diventare lei stessa un’agente doppiogiochista, dietro anche al pagamento offerto di una ricompensa finanziaria, e rivelò tutti i membri della rete a lei noti; a questo punto Mathilde Carré iniziò a lavorare per i tedeschi continuando a usare il nome in codice di Victoire. Potrebbe anche essere diventata l’amante stessa di Bleicher.

Secondo Pierre de Vomécourt, un agente dello Special Operations Executive (SOE), lui e un contatto della Resistenza iniziarono a sospettare di lei. Quando affrontò Carré, che era diventata la sua amante, lei confessò e insieme progettarono di sconfiggere in qualche modo l’Abwehr.

Carré sosteneva di aver convinto Bleicher e quindi, attraverso di lui, i suoi superiori, a mandarla a Londra per infiltrarsi nel SOE (Special Operations Executive). Nel febbraio 1942, fu trasferita a Londra con de Vomécourt tramite una nave da una baia di Locquirec. L’MI5 la interrogò sulle tecniche di Abwehr e ha riprodusse il suo collegamento radio per un periodo fisso, fino a quando la sua utilità non si esaurì del tutto; dopo di che Carré venne arrestata e portata prima alla HM Prison Holloway e poi alla HM Prison Aylesbury per il resto della guerra, dove agì come informatore contro altri detenuti.

Dopo la guerra, Carré fu deportata in Francia dove fu accusata di tradimento. Al processo, iniziato il 3 gennaio 1949, l’accusa ha letto dal suo diario: “Quello che volevo di più era un buon pasto, un uomo e, ancora una volta, il Requiem di Mozart.” Nonostante sia stata difesa dal suo comandante in guerra, Paul Archard, Carré fu condannata a morte il 7 gennaio 1949. Tre mesi dopo però, la condanna fu commutata in 20 anni di carcere. Carré venne rilasciata nel settembre 1954. Successivamente ha pubblicato un resoconto della sua vita intitolato “J’ai été “La Chatte”” (Io ero “La gatta”) (1959, rivisto poi nel 1975 e rinominato in “On m’appelait la Chatte” (“Mi chiamavano la gatta”), libro in cui lei negò molte affermazioni che erano state fatte su di lei e sulle sue attività di spia durante la seconda guerra mondiale.

   
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