La seconda guerra persiana in Grecia (Riassunto e battaglie principali)

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Nella Primavera del 480 Serse si mosse verso la Grecia, attraversando l’Ellesponto e giungendo in Tracia.

Serse I (in greco antico: Ξέρξης, Xèrxes, in persiano antico Xšaya-ṛšā‎ “che regna sugli eroi”; 519 a.C. – 465 a.C.) è stato re di Persia e di Egitto dal 485 a.C. al 465 a.C. Viene generalmente identificato con il re persiano Assuero nel libro biblico di Ester, una delle sue mogli.

La Lega si riunì nel 480 a.c. Sull’Istmo, con alcuni delegati della Tessaglia, che chiesero aiuto per liberarsi da Serse. Non avendo le idee chiare, La Lega mandò 10000 opliti per proteggere un valico in Tessaglia, ma furono aggirati e si ritirarono. La Tessaglia fu persa e la linea di difesa greca si spostò verso il centro della Grecia.

Le truppe terrestri decisero di fare resistenza al valico delle Termopili, mentre la flotta avrebbe dovuto posizionarsi più o meno alla stessa altezza, a Capo Artemisio.

Il passo delle Termopili nel 2011: nell’antichità il mare arrivava all’altezza dell’autostrada o ancora più vicino alla montagna

Gli alleati decisero dunque di difendere Atene. Questa affermazione di Erodoto fu considerata valida fino al 1959 quando fu ritrovata una grande iscrizione a Trezene, che parlava di una delibera dell’assemblea su mozione di Temistocle (la lastra non fu però incisa nel V secolo ma a fine del IV o più tardi, probabilmete fu riscritta come simbolo dei buoni rapporti tra Atene e Trezene)
La lastra si discosta dal racconto di Erodoto, che affermò che gli ateniesi fuggirono da Atene solo dopo il fallimento di Capo Artemisio: nella lastra infatti si dice che gli ateniesi fuggirono ben prima delle battaglie delle Termopili e a Capo Artemisio.

Verso gli inizi di agosto 480 a.c. Serse mosse le truppe di terra e poco dopo partì la flotta. La flotta greca, non pronta, arretrò, lasciando via libera a quella persiana, che si mise in fondo vicino al promontorio di Sepiade (Tessaglia). Qui, non riparata, fu investita da tre giorni di tempesta ed Erodoto disse persero almeno 400 navi e innumerevoli navi da trasporto.
Serse intanto aveva mosso in Tessaglia e si era accampato poco prima delle Termopili, uno stretto valico che il contingente greco, guidato dal re spartano Leonida, passo che aveva rafforzato ricostruendo un vecchio muraglione diroccato.

Leonida I (in greco antico: Λεωνίδας, Leōnídas, “figlio del leone”; Sparta, … – Termopili, 480 a.C.) fu re di Sparta tra il 490 e il 480 a.C.

Figlio di Anassandrida II, appartenente alla famiglia degli Agiadi,[1] succedette al fratellastro Cleomene I, di cui sposò la figlia Gorgo, e perse la vita combattendo coi 300 soldati della sua guardia nella celebre battaglia delle Termopili. Lo storico Erodoto lo identifica come parente di Eracle, dicendo che era “figlio di Anassandrida di Leone di Euricratide di Anassandro di Euricrate di Polidoro di Alcamene di Teleclo di Archelao di Egesila di Dorisso di Leobote di Echestrato di Egi di Euristene di Aristodemo di Aristomaco di Cleodeo di Ilio di Eracle”.

Questo contingenete aveva poco più di 7000 uomini, tra cui 4000 del Peloponneso, 1000 beoti e vari contingenti di locresi e focesi. Gli scopi di questo manipolo non erano chiari, forse erano solo un avanguardia o forse erano solo convinti di esserlo.

All’avviciniarsi di Serse l’idea di ritirarsi venne seriamente discussa, ma la ferrea volontà di Leonida la mantenne unità ed egli inviò messaggeri per sollecitare i rinforzi.
Serse attese quattro giorni prima di attaccare, convinto che la linea di difesa si sarebbe ritirata, ma le mediazioni fallirono. Dopo aver ricevuto l’informazione che i rinforzi nemici erano in ritardo, attaccò al quinto giorno.
Le prime incursioni fallirono perciò Serse mandò il suo corpo speciale, gli Immortali, ma anche essi fallirono: le Termopili erano larghe 20, massimo 30 metri e perciò gli enormi numeri di truppe persiane non valsero nulla.
Il secondo giorno proseguì uguale mentre al terzo giorno ci fu una svolta, provocata secondo Erodoto da un traditore: Efialte, un uomo del luogo che in cambio di una lauta ricompensa rivelò a Serse l’esistenza di un vecchio sentiero che avrebbe permesso ai persiani di aggirare gli spartani e aggredirli alle spalle.
Leonida sapeva di quel sentiero e aveva messo i focesi a difesa del sentiero, ma vennero aggrediti di notte da un battaglione di 10000 persiani e fuggirono, lasciando aperta la via ai nemici.
Alcuni focesi però avvertirono gli alleati dell’aggiramento. Il groso dell’esercito, timoroso decise di fuggire prima di venire circondato.
*Siccome questa versione è antieroica, Erodoto ne propone una seconda, nella quale l’esercito fu congedato da Leonida stesso poiché avevano perso lo spirito combattivo. Solo 700 tespiesi rimasero con loro.

(GR)« Μολὼν λαβέ. » (IT)« Vieni a prenderle. »
(Leonida risponde all’intimazione di Serse di consegnare le armi alle Termopili)

Secondo Erodoto, gli spartani rimasero sia per proteggere la loro gloria di guerrieri sia perchè un fantomatico oracolo aveva previsto che solo la morte di un re di Sparta avrebbe salvato la città dalla distruzione.

Busto raffigurante un oplita di sparta, probabilmente Leonida stesso.

Serse attaccò con i due eserciti in tarda mattinata e Leonida, che fu tra i primi ad andargli incontro, cadde per primo sotto il fuoco degli arcieri.
Secondo Erodoto la battaglia delle Termopili e quelle dell’Artemisio si svolsero contemporaneamente negli stessi 3 giorni. Furono i greci i primi ad attaccare, ma si risolse con un nulla di fatto, seguita da una notte tempestosa. Il secondo giorno entrambi i fronti ebbero perdite sostanziose ma non vi furono progresso.
Siccome la metà delle navi ateniesi era perduta, si decise di optare per la ritirata, che avvenne in fretta e furia dopo la notizia della caduta delle Termopili.
Nella Grecia centrale i focesi erano stati gli unici a non allearsi coi persiani, poiché i loro nemici giurati tessali erano filo-persiani. La Focide venne devastata e data alle fiamme. Dopodichè l’esercito si divise e una parte andò a Delfi, ma non fu distrutta.
Nel frattempo l’evacuazione di Atene era in corso ma a differenza di quanto disse Erodoto era già in corso prima della sconfitta delle Termopoli. Le navi tornate da Capo Artemisio si unirono al resto della flotta greca, compensando le perdite e ricompattandosi, arrivando a 385.
*Nel frattempo molte città del Peloponneso inviarono truppe, che si riunirono all’Istmo, cstruendo un muraglione di mattoni, pietra e assi. Quando i persiani giunsero in Attica, Atene era stata ormai evacuata.
Serse distrusse santuari e templi, piegando la debole resistenza di chi era rimasto in città; la presa di Atene è un punto di riferimento cronologico delle guerre persiane, cadde nell’anno dell’arconte Calliade (Giugno 480-giugno 479). Atene fu distrutta alla fine di agosto o agli inizi di settembre 480.
La caduta dell’acropoli gettò la flotta greca nel panico. Nonostante il caos, il comandante della flotta, lo spartano Euribiade, riuscì a mantenere la situazione, a ignorare cosa voleva la maggioranza e a suguire le argomentazioni più valide, quelle di Temistocle: una ritirata avrebbe potuto condurre allo sciogliere della flotta e la fine dell’alleanza.

  • Combattere in mare aperto sarebbe stato un errore come a Capo Artemisio perciò invece dei combattere nell’Istmo, si decise di combattere a Salamina.
  • Combattere vicino alla propria città avrebbe dato un vantaggio psicologico agli ateniesi e gli spazi ristretti avrebbero permesso di mitigare il vantaggio numerico nemico.

La situazione prima della battaglia era tesa, si dice che Temistocle stesso inviò un messaggero al Gran Re, istigandolo ad attaccare rapidamente prima che i greci si dividessero e tornassero alle rispettive città.
Non si sa se questa storia è vera, ma di certo il consiglio di guerra stava ancora discutendo sul da farsi quando i persiani giunsero a fine settembre 480 e perciò, impossibilitati a fuggire, combatterono.
Il miglior punto di osservazione della battaglia fu quello di Serse, che aveva fatto mettere il trono su un altura che sovrastava Salamina e detteva le sue osservazioni agli scribi.
I persiani, consapevoli della loro superiorità, cercarono prima di tutto di bloccare la fuga ai greci poiché Serse voleva finire il prima possibile la campagna essendo già a fine settembre.
Alla fine del primo e unico giorno, gran parte delle navi persiane era affondata e molti persiani, non sapendo nuotare erano affogati.
Erodoto esalta la disciplina dei greci, contrastata dalla disorganizzazione persiana, che ne causò la sconfitta
*La fine delle battaglia fu però segnata dalla discordia, Atene tacciò i corinzi di vilta e in generale tutti litigarono per rivendicare la palma del migliore.

Le battaglie di Platea e Micale: la vittoria dei greci nella seconda guerra persiana (riassunto)

Nonostante i proclami di vittoria, l’esito della battaglia di Salamina apparì meno incerto del previsto: sia i greci e i persiani avevano tutte le intenzioni di proseguire lo scontro.
Secondo la storiografia greca, Serse si ritirò poiché temeva la distruzione sul ponte dell’Ellesponto, mentre era più probabile che la ritirata rapida fu provocata dalla notizia di gravi dissidi all’interno dell’Impero.
L’esercito terrestre persiano era intatto, ma senza le navi era imposssbilie attaccare l’Istmo fortificato e la stagione era comunque troppo avanzata.
La flotta greca pensò di arrivare all’Ellesponto prima di Serse, ma il piano si bloccò poiché se al re di Persia fosse stata chiusa la via per la ritirata, avrebbe combattutto con ancora più accanimento, diventando pericoloso.
Perciò lo si lasciò andare e ci si limitò a punire con forti tributi le isole accusate di medismo, ovvero di aver appoggiato i persiani.
Serse raggiunse il Bosforo dopo molte difficoltà e lasciò Mardonio a svernare in Tessaglia, dove si preparò per l’offensiva nella primavera 479.
Mardonio cercò di mediare con Atene grazie a Alessandro re di Macedonia, offrendogli il perdono per tutte le offese provocate al Gran Re, ma anche uno status di autonomia garantendo loro libera espansione sul suolo greco, rendendosi disponibile anche a finanziare la ricostruzione dei templi distrutti.
Atene temporeggiò per mettere sotto pressione Sparta, e una volta garantita la sua fedeltà, rifiutò l’offerta in nome della causa comune greca.
Atene, priva di difese, doveva essere pronta a finire per sempre lo scontro, sfruttando un avversiario terrestre fortemente indebolito vista la mancanza di appoggio navale.
Nel 479 la coalizione greca si mostrò nuovamente divisa, senza una chiara strategia.
Siccome dal mare non si aspettavano altre manovre, ci si concentrò contro Mardonio, che si trovava in Tessaglia.
Ad Atene Temistocle non fu rieletto stratego, al suo posto, assieme al rivale Santippo, salì Aristide. Anche il capo della flotta, Euribiade fu sostituito dal re spartano Leotichida.
A Mardonio occorreva un rapido successo per tornare nelle grazie del re, perciò invase di nuovo l’Attica, secondo Erodoto 10 mesi dopo la caduta di Atene, nel giugno 479 a.c.
Inizialmente Mardonio attaccò nuovamente Atene, che fu di nuovo abbandonata, ma ancora si rifiutò di accettare le offerte nemiche.
Atene cercò di fare pressione su Sparta per mandare gli opliti, ma essi temporeggiarono.
Nel frattempo le città del Peloponneso continuarono a costruire febbribilmente il muro a difesa dell’Istmo, che sarebbe stato insormontabile per Mardonio (l’assedio sarebbe stato impiegato seriamente come tecnica di battaglia solo dal 350 in poi)
L’avanzata delle truppe del Peloponneso (Sparta) bastò da sola a far ritirare Mardonio dall’Attica, che si accampò nella filopersiana Tebe.
Il comando supremo delle forze greche fu affidato a un novellino, il 25enne Pausania. 8000 ateniesi si unirono agli alleati greci sulla riva oppesta a Tebe del fiume Asopo.
Consapevoli della solennità del momento gli alleati pronunciarono il Giuramento di Platea, documentato sia dealla tradizione letteraria, sia da un iscrizione rinvenuta.
Mardonio era di nuovo in Attica a fine giugno, ma lo scontro finale si fece attendere a lungo.
Le due parti inizialmente cercarono di evitare lo scontro diretto e si impegnarono a spezzare le linee di riferimento dell’avversario.
Inizialmente le azioni di disturbo persiane ebbero la meglio: prima la cavalleria intercettò 500 carichi di cibo, poi riuscì ad avvelenare la fonte da cui sorgeva tutta l’acqua di cui si riforniva l’esercito greco.
Gli avversari si fronteggiavano da 10 giorni e già Pausania dovette arretrare: il centro delle forze greche si ritirò presso il tempio di Era, alle porte di Platea
Solo un manipolo di 1000 spartani, emulatori di Leonida, decisero di non indietreggiare, ritenendolo un atto di viltà. Pausania perse ore per cercare di convincerli e si ritirarono solo all’ultimo. Questo però divenne un vantaggio perchè i persiani attaccarono troppo presto, concentrando la cavalleria sui dissidenti spartani, che ressero il colpo e contrattaccarono.

Pausania, nel momento del bisogno, dimostro una grande tempra morale, diventando per Erodoto, l’uomo degno della gloria più alta nota ai greci.
Il contrattacco greco e la morte di Mardonio decisero la battaglia, anche prima che il grosso degli eserciti si scontrasse. Il bottino fu ingente e fu spartito tra i vincitori. I santuari di Delfi, Olimpia e dell’Istmo ottennero la decima del bottino e con essa fu finanziata anche la celebre Colonna dei Serpenti di Delfi, sulla quale era inciso un elenco delle 29 città ed isole della lega ellenica, prime tra tutte Sparta e Atene.
La lista dei medizonti, gli amici dei medi e dei persiani, si aprì con Tebe.
L’ira dei vincitori si abbattè contro i tebani: 10 giorni dopo Platea, la lega ellenica giunse a Tebe, chiedendo i capi della fazione filopersiana. Tebe rifiutò e la Lega si preparò ad assediarla, ma alla fine capitolò.

Raffigurazione “moderna” di Temistocle

Secondo Erodoto la battaglia navale di Micale avvenne contemporaneamente a quella di Platea.
Si svolse nelle acque a est di Sarno, in Asia Minore e fu una grande offensiva greca, in risposta alla nuova ritirata delle truppe persiane.
La flotta greca era al largo di Delo dalla primavera 479 in attesa di sitruzioni.
Furono i messi cittadini di Sarno che cercarono di convincere Leotichida ad intervenire in Asia minore promettendo una rivolta ionica contro i persiani in caso di supporto.
Leotichida partì e i persiani, non pronti, si diressero verso il continente, mettendo le navi in secca, riparate dall’esercito di terra dietro ad un muraglione.
L’ammiraglio decise di attaccare le navi in secca, supportato dalle truppe terrestri.
Sconfitti, i persiani fuggirono e i greci distrussero col fuoco le navi nemiche. Galvanizzata la ionia insorse.
La sconfitta della flotta persiana riaprì la via per l’Ellesponto, ma creò un nuovo problema: l’Asia minore, ora liberata, era impossibile da difendere da un eventuale ritorno di Serse.
La distruzione del ponte persiano dell’Ellesponto, abbattuta da una tempesta nell’autunno 480 fece ritenere chiusa la questione asiatica ai greci, mentre Atene, che riteneva fondamentale l’accesso al Mar Nero, continuò la battaglia invadendo ed assogettando la persiana Sesto a fine 479.

Per approfondimenti al nostro riassunto della seconda guerra persiana puoi leggere la pagina di Wikipedia apposita, completa di numerose importanti datazioni e insiemi di dati come il numero dei combattenti.

   
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