La scuola nell’antico Egitto: come funzionava?

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La scuola in Egitto esisteva fin dall’inizio del Medio Regno. La parola, infatti, che indica la scuola (“per-sebayt”, cioè casa per l’insegnamento), compare solo agli inizi del II millennio a.C. in un’iscrizione nella tomba di Khety, nomarca (il capo di un distretto amministrativo) di Asiut. Tra i 5 e i 10 anni i maschi potevano entrare in una scuola per apprendere le conoscenze fondamentali (leggere, scrivere, far di conto). Le scuole erano aperte ad ogni classe sociale. Le bambine non erano ammesse. Studiavano (quando potevano) a parte. Danza e canto, in particolare, per le fanciulle di rango elevato. Le principesse reali, invece, sapevano anche leggere e scrivere. Il maestro era generalmente un anziano scriba. Sebbene le scuole delle città fossero aperte a tutti, i figli dei contadini erano analfabeti come i loro genitori e la maggioranza della popolazione. L’unico insegnamento che ricevevano era l’apprendistato del mestiere praticato dai loro padri e non potevano certo aspirare a entrare nell’amministrazione pubblica.
Per imparare a leggere e scrivere il metodo usato era principalmente quello della memorizzazione e della copiatura. Si usava un libro di esercizi, chiamato Kermit; una specie di manuale con un compendio di tutte le materie. Il papiro veniva usato solo a livelli di istruzione superiori.
Era ritenuto fondamentale lo studio della matematica, perchè, oltre all’amministrazione e alla contabilità, era applicato a numerose professioni (ingegnere, agronomo, pittore, atronomo ed anche medico). Il babilonese, invece, era la lingua diplomatica dell’epoca ed era insegnata, ad un livello più alto dell’istruzione, ai giovani destinati a ricoprire cariche di funzionario all’estero.
Ogni lezione si svolgeva in un clima di grande austerità. Gli errori venivano puniti duramente. Una massima giunta fino a noi recita: “l’orecchio dello scolaro sta sulla schiena”. Sembra quindi che i poco studiosi ricevessero, per punizione, sonore bastonate (e pare fossero sottoposti persino a periodi di reclusione). Come in tutte le epoche, poi, vi erano anche studenti che venivano ripresi per la loro negligenza, come racconta un papiro ieratico del Nuovo Regno: «Mi hanno detto che trascuri le scritture e che ti dedichi alla danza. Vai di taverna in taverna. L’odore della birra accompagna ogni tuo passo…Sei come una casa senza pane». E, all’opposto, niente di nuovo nemmeno nel pensiero dello studente: numerose lastre di pietra e cocci di terracotta usati dagli scolari per i primi tentativi di scrittura sono giunti fino a noi. Uno scolaretto ha lasciato scritto: “Le ore di scuola sono eterne come le montagne.”
La scuola, che durava anche una decina d’anni, aveva il compito di educare i giovani a quegli ideali che si ritenevano fondamentali nella società egiziana: senso del dovere, rispetto e obbedienza verso i superiori, coscienza dei compiti che avrebbero dovuto svolgere.
“Penetra nei libri, mettili nel tuo cuore: tutto ciò che dirai sarà eccellente”

 

Ci è stato segnalato questo post  abbiamo deciso di riportarlo per l’estrema sintesi di accuratezza e curiosità sulla scuola nell’antico Egitto.

   
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