La ripresa della lotta tra papato ed impero (Federico II di Svevia) e le monarchie dell'Europa occidentale – riassunto

Statua al palazzo reale di Napoli raffigurante Federico II di Svevia
Statua al palazzo reale di Napoli raffigurante Federico II di Svevia

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La seconda metà del XII secolo vide una decisa evoluzione del papato in senso monarchico. Il ruolo
politico del papato era stato esaltato anche dalle varie dispute tra comuni e impero nelle quali, in più
di una occasione il papato ebbe funzioni di mediatore.

Il pontefice Innocenzo III si dichiarò vicario di Cristo e definì la monarchia come la luna che brilla di luce riflessa dal sole, in questo caso il sole rappresentato dal papato. Il primo intervento riguardò il regno di Sicilia che la chiesa
considerava un suo feudo già da molto tempo. Il papato ebbe anche sotto la sua tutela Federico II a
cui conferì la corona regia nel 1208, nello stesso tempo approfittava del trono imperiale vacante per
rafforzare le proprie posizioni.

La chiesa fu anche arbitra della lotta per la successione al trono imperiale.

La scelta infine cadde su Ottone di Brunswick che riconobbe i diritti della chiesa e venne incoronato imperatore nel 1209.

Dato che Ottone si dimostrò meno docile del previsto e che puntò ad impadronirsi del regno di Sicilia, Innocenzo III lo scomunicò bollandolo come traditore ed il re di Francia Filippo Augusto promosse una coalizione contro di lui.

Gli altri stati europei prestarono a Innocenzo III l’omaggio feudale. Tra la quarta e la quinta crociata il pontefice ne aveva indetta una molto particolare in quanto riguardava i “Cattivi Cristiani”.

L’attenzione del papa si concentrò
particolarmente sui catari eretici presenti nel sud della Francia che destavano la preoccupazione
della chiesa. Erano anche presenti nella città di Albi che faceva parte della contea di Tolosa, che
godeva di grande autonomia al punto che la monarchia francese aveva autorità solo nominale. Il
fatto che i catari trovassero protezione alla corte di Tolosa, spinse Innocenzo III a mettere in moto
un grande meccanismo politico, fornendo ai re francesi la possibilità di recuperare i propri domini.
Nel 1208 a causa dell’assassinio di una legato papale venne bandita una crociata contro i catari e
contro Raimondo di Tolosa, considerato loro protettore.

La crociata ebbe subito grande rinomanza
in quanto i partecipanti erano da una parte speranzosi di guadagnare gli stessi vantaggi spirituali che
erano garantiti alle crociate in terra santa in più, speravano di fare un grosso bottino in quanto la
regione di Tolosa era in pieno sviluppo economico. Ci furono saccheggi e massacri per tutta la
regione. Con questo intervento armato il papato aveva creato un precedente, impadronendosi del
diritto di indicare volta per volta quali fossero i nemici della cristianità che presto verranno indicati
nei nemici politici del papato, aveva anche mutato il significato di crociata, trasformando quello che
era un fenomeno religioso in un’arma politica nelle mani del papato.

Nel 1215 con il IV concilio
lateranense fu definita una strategia globale per la lotta contro le eresie e furono prese importanti
decisioni riguardanti l’organizzazione della vita religiosa. Nel 1216 Innocenzo III morì lasciando la
chiesa all’apice del suo splendore temporale e del suo prestigio. Filippo Augusto re di Francia, era fortemente impegnato a rilanciare l’immagine della monarchia allora fortemente indebolita dalla perdita cospicua di territori in favore di Enrico II d’Inghilterra.

Filippo Augusto fomentò varie rivolte di nobili nei territori del sovrano avversario incoraggiando allo stesso tempo contrasti all’interno della famiglia reale Inglese. Con la morte di Riccardo cuor di leone e quella dell’imperatore Enrico IV restarono arbitri della situazione politica Innocenzo III e Filippo Augusto. Nel 1202 nacque un conflitto tra Giovanni senza terra, sovrano inglese e Filippo Augusto.

In questo scontro il sovrano francese riacquistò buona parte dei territori francesi ma dovette fermarsi quando il re inglese dichiarò il suo regno feudo della chiesa. Il conflitto fu rimandato di un anno in quanto il papa promosse una campagna contro Ottone di Brunswick della quale Filippo Augusto divenne il perno, cogliendo l’occasione nel 1214 per sconfiggere l’esercito anglogermanico, triplicando i suoi domini rispetto a quelli ereditati dal padre.

Morì nel 1223. la sua opera fu continuata dal figlio, Luigi VIII il quale estese ulteriormente i domini della corona francese e mostrò grande pietà religiosa ed abilità di governo, consolidando la monarchia e facendole guadagnare moltissima fiducia. In Inghilterra Giovanni doveva rendere conto all’opinione pubblica ed all’alta nobiltà dei suoi fallimenti, la politica inglese era stata improntata sulla potenza nel continente che non aveva prodotto alcun risultato. Inoltre risultava sgradito il fatto che il sovrano avesse dichiarato il regno feudo della chiesa. Nel 1215 la rivolta fu aperta ed il re fu obbligato ad emanare la magna charta che Enrico III confermò definitivamente nel 1217.

Con essa il sovrano si impegnava a rispettare i diritti dei nobili, degli ecclesiastici e di tutti i liberi, le concessioni operate in passato in favore di Londra, il diritto dei liberi di farsi giudicare da un tribunale di loro pari. Fu vietato inoltre di imporre nuove tasse senza l’approvazione del consiglio comune del regno, inoltre venne istituito un consiglio di 25 baroni che dovevano assistere il sovrano negli affari di governo. L’emanazione della magna charta aggravò la posizione di Giovanni senza terra che fu scomunicato da Innocenzo IV.

La sua morte, avvenuta nel 1226 cambiò improvvisamente il quadro politico dando coscienza del nascere di un primo sentimento nazionale inglese. Intanto Federico II era stato incoronato re di Germania il 9 dicembre 1212 ed aveva rinunciato ai diritti del concordato di Verona. Federico II con un’ astuta mossa portò il figlio in Germania incoronandolo re dei romani e designandolo de facto come successore al trono imperiale. L’ereditarietà della carica di imperatore era un’usanza che si era andata consolidando.

Queste manovre politiche furono possibili grazie al pacato appoggio pontifico di Onorio III, dallo stesso papa ottenne di mantenere l’unione delle due corone e nel 1220 venne incoronato imperatore. Federico II decise di stabilirsi nel meridione dell’Italia dove trovò una situazione molto differente da quando era tornato in Germania, a causa della permanenza del regno di Sicilia nelle mani dei comandanti militari. Nello stesso anno convocò un’assemblea a Capua nella quale si decise di abbattere i castelli costruiti abusivamente e di annullare le più avanzate autonomie locali.

Naturalmente incontrò la resistenza dei baroni ma con una astuta mossa mise i feudatari minori contro quelli più potenti disfacendosi poi anche di loro al momento opportuno. Un altro problema era rappresentato dai saraceni che in Sicilia erano diventati padroni di vaste zone all’interno dell’isola. Federico con una serie di campagne li sconfisse e li deportò in Puglia facendoli vivere secondo le loro tradizioni ed usanze potendo contare così sulla loro estrema fedeltà. Contemporaneamente per risollevare l’economia del regno costruì porti, facilitò gli scambi e rese sicura la rete viaria, volendo inoltre potenziare l’apparato burocratico nel 1224 fondo a Napoli la prima università statale del mondo occidentale.

Per ripristinare il potere regio anche in Italia settentrionale convocò un’assemblea a Cremona nel 1226. Intanto le città lombarde che si erano sviluppate in comuni, temendo l’iniziativa imperiale ricostituirono l’antica lega lombarda e si appellarono al papa che intanto stava perdendo la pazienza per i continui rinvii della partecipazione alla crociata. Federico non sentendosi forte militarmente annullò l’assemblea e tornò al sud. Nel 1227 con la morte di Onorio II giunse al soglio pontificio Gregorio IX che impose subito a Federico la partenza per la terrasanta. Federico resosi conto di non poter più rimandare la partenza convocò a brindisi crociati e pellegrini, ma nell’estate del 1227 scoppiò un’epidemia che fece molte vittime. Ne fu colpito anche l’imperatore che dovette tornare indietro per curarsi, ma il
papa non credendo alla sua malattia lo scomunicò. Tuttavia appena guarito Federico riprese i
preparativi per la crociata e nel giugno del 1228 partì nonostante la scomunica. Visto che parlava
perfettamente l’arabo l’imperatore stabilì subito ottime relazioni col sultano con il quale fece un
trattato per la restituzione di Gerusalemme.

Gregorio IX irato per i buoni rapporti che Federico intratteneva con gli infedeli bandì una crociata contro di lui. L’imperatore al suo ritorno dovette quindi fronteggiare l’esercito crociato più una rivolta di baroni pugliesi fino al raggiungimento di un
compromesso nel 1230 a Ceprano, dove venne stipulata la pace.

L’imperatore rinunciò ai diritti sull’elezione dei vescovi e riconobbe al clero meridionale l’immunità e l’esenzione dal pagamento
delle imposte. Dopo aver ingoiato questo boccone amaro l’imperatore poté concentrarsi sul
consolidamento del proprio regno e nel 1231 emanò le costituzioni di Melfi nelle quali diede al
regno un ordinamento giuridico simile a quello romano ed a quello normanno.

Dotò il regno di una grande rete difensiva composta anche di fortezze che si preoccupò di mantenere sempre in perfetta
efficienza. La sua politica in Germania fu un po diversa in quanto li si preoccupava più che altro a
conquistarsi i favori dei principi. Emanò comunque nel 1235 la costituzione di pace imperiale.
L’ultimo soggiorno di Federico in Germania fu in occasione della ribellione del figlio la cui eredità
venne trasferita al fratello Corrado. Nel 1237 ritenne di essere militarmente in grado di affrontare la
lega lombarda. Nel 1238 sconfisse l’esercito della lega ma impose condizione di pace
eccessivamente dure che sortirono l’effetto contrario, incoraggiando le città alla resistenza.

Il papa Gregorio IX ostile alla politica di Federico si sarebbe alla lunga, certamente unito alle città della
lega. Il pontefice infatti si adoperò per riunire i potenziali nemici di Federico in una coalizione.
Intanto l’imperatore era stato colpito da una nuova scomunica.

Gli ultimi anni di vita di Federico furono terribili, fu dichiarato decaduto dal soglio imperiale e contro di lui si scagliarono gli eserciti di tutta Europa che per un po Federico fu in grado di contenere. Federico mori nel 1250 facendo scomparire con lui una delle personalità più forti del medioevo. La dinastia sveva si susseguì al dominio del regno e dell’impero per un altro decennio ma
il papa, ostinato ad eliminare gli svevi dalla scena politica scagliò contro di loro Carlo D’Angiò che nel 1266 sconfisse Manfredi.

A differenza del declino che la morte di Federico aveva portato in Germania, nel regno di Sicilia la sua morte ed il cambio di dinastia portò una nuova opera di consolidamento dello stato.

DIsfatta di Vittoria (nei pressi di Parma) del 1208
DIsfatta di Vittoria (nei pressi di Parma) del 1208

La reconquista spagnola – riassunto breve di storia medievale

Si deve ora parlare della Reconquista spagnola, che non fu come si credeva un’indomita marcia verso sud. Il primo focolaio di resistenza ai mussulmani viene individuato nelle Asturie agli inizi del VIII secolo. Si trattava di regioni montagnose in cui i califfi compivano soltanto incursioni militari.

Un maggiore attivismo degli stati cristiani è documentato fra il IX ed il X secolo anche se solo raramente si ebbero vere e proprie campagne militari in quanto il più delle volte si trattava di incursioni a scopo di razzia o per proteggere gli uomini impegnati nel ripopolamento dei territori. Per questo vennero costruiti castelli e altre opere di fortificazione.

Fra il X e l’XI secolo il movimento assunse maggior vigore a seguito della crisi del califfato di Cordova. Nel 1031 la reconquista assunse il duplice scopo di conquista militare e di colonizzazione, assumendo poi nel corso dell’XI secolo il carattere quasi di una crociata. I regnanti cristiani non mancavano di fare appello alla crociata quando si trovavano in difficoltà ma dimostravano di non volere sterminare od obbligare al trasferimento la popolazione mussulmana, in quanto era interessati sopratutto ad una sottomissione politica ed all’ottenimento di tributi annuali. Nelle regioni dove erano più numerosi infatti, conservavano le loro leggi ed il diritto di professare liberamente la propria religiose anche se per ovvi motivi di sicurezza nelle grandi città furono imposte restrizioni alla loro permanenza.

Questo clima di tolleranza deluse profondamente i cavalieri venuti dall’estero.

Agli inizi del XI secolo la situazione politica in Spagna era più o meno suddivisa cosi: Regno di Leon, Contea del Portogallo, Regno di Navarra, Regno di Castiglia e Regno di Aragona. Il movimento espansivo riprese verso la fine del XII secolo e nel 1212 l’avanzata cristiana risultava incontenibile.

Verso la metà del XIII secolo la reconquista poteva dirsi completa in quanto ai mussulmani era rimasti solo i territori di Granada. Lungo il confine le incursioni che avevano caratterizzato la parte iniziale della reconquista non cessarono mai.

Fu operato un processo di colonizzazione dei territori conquistati ad opera principalmente della grande nobiltà, che dopo l’incessante guerra contro i mori si poneva l’obiettivo di consolidare i propri territori.

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Reconquista Mappa Spagna nel 1030
Reconquista Mappa Spagna nel 1030

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