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La religione e la superstizione nella civiltà romana (riassunto di archeologia romana)



La religione è uno degli aspetti della civiltà romana più complessi e problematici, composta da una variegata serie di riti, culti e comportamenti, differenti dall’ambito pubblico a quello privato, ed aperta alle più diverse influenze, anche straniere. Facevano parte del pantheon romano le principali divinità pubbliche – i grandi dei olimpici in parte mutati dal mondo greco – i semidei, gli eroi, esseri mitologici ed entità astratte o indefinite. All’interno della domus il paterfamilias svolgeva la funzione di sacerdote e depositario della tradizione religiosa: suo il compito di offrire i sacrifici alle divinità protettrici della casa. Queste, sotto forma di statuette di bronzo, erano custodite nel lararium, una piccola edicola di solito posta nell’atrio, così chiamata perché destinata a contenere sopratutto i Lari, divinità che vegliavano sull’abitazione e i suoi occupanti. Non mancavano tuttavia divinità come Mercurio, propizio all’economia domestica, Diana, Venere o Ercole e personificazioni come Fortuna e Abbondanza. Elementi fondamentali della religione romana, sopratutto in ambito privato, erano la magia e la superstizione. Proliferavano quindi amuleti di diverso tipo, il più diffuso dei quali era l’amuleto fallico, potentissimo elemento propiziatorio, spesso collegato con i campanelli, il cui suono aveva funzione apotropaica e difensiva.

Costituivano poi una parte importante della religione i culti salutari, nei quali il fedele instauraba uno stretto dialogo personale con la divinità per chiedere la guarigione da una malattia o la protezione della propria salute, portando al santuario ex-voto anatomici in terracotta, raffiguranti la parte del corpo da risanare o per cui si ringraziava la guarigione.

Anche il culto funerario era molto diffuso nella religione della civiltà romana.

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