La rappresentazione dei santi e dei profeti nel paradiso di Dante

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Come rappresenta Dante i santi nel paradiso confronto cacciaguida

Come si può rappresentare ciò che è divino e infinito, e come si può rendere poetico tutto questo, è possibile raccontare di Dio, e questo che senso ha?

Dante non vuole che il Paradiso sia scambiato per una visione mistica. Non adotta le modalità dei mistici, perchè questi si fermano alla visione, ma a Dante questo interessa sono quando viene raccontata ai lettori e questi ne ricavino una lezione pratica. La sua poesia non vuole essere contemplativa ma attiva: chi legge deve ricavare un esempio, uno stimolo, un esortazione.

Il sorriso è qualcosa che colpisce colui che si è fatto pallido sotto l’ombra di Parnaso (colui che studia di notte e fa il poeta e si è rivolto al monte della poesia che è il Parnaso) e come fa ad adombrare il sorriso che è molto alto, per cui le parole non sono mai adeguate.

Non interessa solo rappresentare ciò che è irrappresentabile ma ci interessa cercare di rappresentare ciò che di per se è irrappresentabile, perchè noi vogliamo attraverso questo, approdare a qualcosa che serve ai viventes.
Uno dei problemi è: cos’è la poesia del Paradiso? Fino ad ora abbiamo avuto dei personaggi a volte descritti anche fisicamente (Inferno o Manfredi del Purgatorio) e questi personaggi parlano e raccontano non la loro interiorità, ma dei fatti e delle azioni e rispondono a quello che è fondamentale per il racconto (personaggi e azione). Non esiste un’azione unitaria. I personaggi del Paradiso rispondono a questi requisiti? No, perchè si intravedono solo perchè sono circondati dalla luce, e poi questi personaggi non possono raccontare delle azioni che hanno fatto perchè sono ormai completante distaccati dall’umano. Non li vediamo, parlano bene degli altri e non possono raccontare la loro esistenza (qualcosa raccontano ma sempre con essenzialità non con passione). Siamo di fronte a una sfida per lo scrittore, e c’è in questo una volontà di Dante di ampliare i confini della letteratura. Dante decide che anche per questa parte bisogna usare la poesia: la letteratura non parla solo di quadri idillici, di amore, di guerra, di quello che accade nell’esperienza del soggetto, ma significa che può affrontare anche qualcosa sembra impedire la letteratura stessa. Il problema è che quest’insieme di sequenza di canti dovrà avere una parte filosofica e teologica, e si fa con un dialogo: Dante come un personaggio discepolo (differenza inferno dove è superiore o purgatorio dove sono alla pari). Tutti coloro che egli incontra sono personaggi più alti di lui, quindi lui è un ascoltatore, ed ha un atteggiamento di colui che interroga il maestro e poi ascolta. Lo scrittore deve distribuire molte parti dialogate che non hanno la capacità di sedurlo come era stato per Francesca. Lo scrittore è consapevole e usa alcuni strumenti per non mettere in versi un materiale troppo arduo, quindi i dialoghi sono con personaggi diversi: una drammatizzazione più limitata rimane.  Dante deve contravvenire a una norma teologica: i santi sono tutti nell’Empireo e non sono nei vari cieli, però a lui appaiono distribuiti nei vari cieli. La motivazione è che i personaggi conservano la loro individualità, si sono distinti in certi campi. E’ una grossa invenzione che permette una variatio. Allo stesso tempo questo avvantaggia lo scrittore perchè gli fa distribuire le questioni nei vari cieli, e del fatto di parlare di certi argomenti comporta la possibilità di introdurre delle parti negative. Se chi ha il potere spirituale si occupa di acquistare il potere temporale Dante esce dal carattere filosofico, teologico e morale per fare dei discorsi completi. Si coglie grazie a Dante la varietà delle santità. Il santo più importante per Dante è Cacciaguida.

Qual è la differenza tra Cacciaguida e Dante? Il primo ha usato la spada e il secondo la penna. Dove non è più possibile combattere con la spada, a chi è negata la possibilità, esiste quella della penna che può ottenere gli stessi risultati che si ottengono con la spada. Anche dove c’è la santità tutto questo deve essere riportato alla realtà contemporanea, e infatti ogni tanto in questi canti ci sono delle invettive. Il compito di colui che scrive è di smascherare il male facendo una rappresentazione del bene, ma ogni tanto si ferma per colpire il contrario di quel bene, le forze che si oppongono a quello.
Il profeta: è colui che fa profezie, ma che sono la parte meno importante, è colui che grida ad alta voce, proclama ciò che non va, che grida nel deserto della corruzione e non teme di giocare la sua vita (lui è un condannato a morte e per questo le sue parole acquistano importanza, sono un rivolta per la giustizia).

   
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