La Pharsalia libro VI in italiano – Descrizione della maga Erittone

Descrizione della maga Erittone:

La feroce Erittone aveva accusato di soverchia mitezza questi incantesimi della crudele gente, questi riti scellerati, e aveva volto ad altri riti l’arte sua oscena. Poichè la funebre maga s’è fatta legge di non dimorare entro mura di città nè di casa, abita tombe abbandonate, e occupa tumuli dopo averne scacciato le ombre, grata agli dei dell’Erbo. 

Non gli dèi celesti, non l’esser viva le vieta di ascoltare quello che tacitamente si dicono le ombre, grata agli dei dell’ Erebo.

Non gli dei celesti, non l’esser viva le vieta di ascoltare quello che tacitamente si dicono le ombre nelle loro adunate e di conoscere le case di Stige e i misteri del chiuso regno di Dite.

Il volto dell’empia femmina  è macilento, squallido, sordido, nè mai si mostra sotto il cielo sereno, la faccia terribile è gravata  da un pallore stigio sotto il peso di scompigliate chiome.

Se nembi e cupe nubi nascondono le stelle, allora la Tessalica esce dai nudi sepolcri, e afferra le notturne folgori.

Dove passa fa inaridire i semi delle fertili messi e coll’alito appesta l’aria salubre. 

Non prega gli dèi del Cielo, nè supplicando invoca con formule magiche un nume ausiliare, nè conosce l’arte d’indagar le fibre con le quali si placano gli dèi, gioisce di porre sugli altari funeree fiamme, e incensi rubati a roghi sepolcrali.

Alla prima voce di lei che prega, i celesti concedono ogni cosa illecita, temendo di il secondo scongiurio.

Essa chiude nelle tombe corpi che l’anima regge ancora in vita; la morte s’avvicina suo malgrado a questi cui la sorte avrebbe ancora dovuto elargire anni di esistenza.

Ella fa tornare indietro dal sepolcro il corteo funebre perchè il cadavere è scomparso dal feretro.

Essa toglie di mezzo al rogo ceneri fumanti e ardenti ossa di giovani e perfino le fiaccole portate dai genitori, e raccoglie i residui del giaciglio funebre che si sfanno in nere nuvole di fumo e le vesti che cadono in cenere, e le braci che ancora sentono di membra umane.

Ma quando i corpi, dai quali è stato tratto via l’umore e tolta la midolla putrescente, irrigiditi son conservati in sepolcri di pietra, allora incrudelisce avidamente su tutte le membra, affonda le mani negli occhi, e gioisce di scavarne le gelide pupille, e rode i pallidi resti delle dissecate mani.

Rompe con la sua bocca i nodi scorsoi della corda degli impiccati, ne scepa i penzolanti cadaveri e raschia le croci, svelle le viscere battute dai nembi, e le midolle cotte dal sole che le penetra.

Porta via i chiodi confitti nelle mani e le scure sanie stillate dalle membra in putrefazione e il cattivo sangue rappreso e, se un nervo resiste alla bocca che lo morde, ella vi resta attaccata.

E qualunque cadavere giaccia sulla nuda terra, ella si apposta accanto prima delle fiere e degli uccelli, nè vuole fare a pezzi il cadavere con un ferro o con le stesse sue mani, ma aspetta che i lupi lo mordano, per rubare i brandelli di carne dalle loro aride fauci.

Le sue mani tuttavia non rifuggono dall’uccisione, se c’è bisogno di vivo sangue che primo erompa da una sola trafitta, nè se vivo sangue richiedono i sacrifici, se viscere palpitanti richiedono le funebri mense ella rifuggie dalla strage.


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