La paura e la razionalità nel canto 23 dell'inferno di Dante

La razionalità e la paura nel canto 23 dell'inferno di Dante

Nel canto 23 dell’inferno Dante e Virgilio sono preoccupati e sono stati colpiti dalla scena che hanno visto nel canto precedente. Entrambi arrivano a conclusione negativa. Quando vanno via si fa strada un timore. Vi è un’insistenza sui dettagli fisici. Dante ha paura che i diavoli li rincorreranno ma in realtà non possono perchè hanno autorità solo nel loro cerchio. Loro devono togliersi più velocemente possibile dal cerchio così i diavoli non possono fargli più niente. Non potrebbero comunque fargli del male perchè sono protetti dall’alto. Capiamo che se l’uomo prova una sensazione emotiva molto forte la razionalità viene lasciata da parte. Virgilio capendo che rischiano prende Dante come fa la mamma col bambino e scappano e si buttano giù. Riescono perchè l’ha stabilito l’alta Provvidenza. Di fronte alla forza del male talvolta l’uomo, che ha la ragione, di fronte al terrore può bloccarsi e non essere più se stesso: attribuito a Dante, ma soluzione attribuito a Virgilio che è la ragione. Qui è la fine della lunga sequenza: tutto questo episodio assume quantità di versi eccezionali. Solitamente la fine del canto era la fine del cerchio, mentre qua prosegue per due canti e mezzo: si da molto spazio per insistere, perchè ci sono significati molto forti. Qui bisognava costruire una serie di scena a più personaggi. Introdurre questo momento significa far capire che la forza del male si sta facendo sempre più pericolosa: non solo più i diavoli sono cattivi, ma anche gli esseri umani lo diventano. La fenomenologia del male è complesso e variegato: male è menzogna, falsità. Non sempre il male hai dei limiti. L’essere umano va sempre oltre, guarda intorno a se e giudica oltre la superficie.

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