La nascita della CEE 1955 – 1957 – Riassunto storia economica

Riassunto nascita del CEE storia economica europea

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La teoria federalista ha accompagnato l’integrazione europea ma ci sono state altre teorie, funzionaliste e neofunzionaliste, che hanno cercato di spiegare il processo dell’unificazione europea (ad esempio che sia stata accompagnata dai padri fondatori dell’Europa come De Gasperi, oppure il successo della CECA, del MEC). La teoria funzionalista però è nata successivamente quindi per questo criticata perché nata dopo che tutto era già stato fatto.

Furono utilizzate teorie realiste o stato centriche che spiegavano come era lo stato a creare integrazione economica e non i popoli.

Lo stato c’è sempre dietro al processo di integrazione e ne si capisce anche l’interesse, la vera integrazione sta però nel risolvere i problemi relativi ad esso come la moneta, il mercato libero, etc. Tutte le teorie citate danno il loro contributo a spiegare l’integrazione economico europea quindi non esiste un’unica teoria perché ognuna di loro ha dei buoni spunti o esprime alcuni passaggi fondamentali. Il progresso e il miglioramento, inteso come unificazione di campi diversi (mercato unico, eliminazione di barriere, creazione di una moneta unica), è dovuo a piccole tape programmatiche e anche se si pensava negli annni ’70 alla fine del processo di unificazione esso venne rilanciato fino al trattato di Mastricht del 1992.

La nascita della comunità economica europea (CEE)

Nel Febbraio del 1955 il governo francese era il più sensibile alle tematiche europee. Nella primavera del 1955 venne ripresentato il paino Beyen ai sei paesi della CECA (durante l’incontro a Messina). Il 1 e 2 Giugno del 1955 iniziarono i negoziati di Bruxells (dove si era istituita una commisione per attuare il piano Beyen). Nel 1957 venne firmato il trattato CEE a Roma.

Il “no” inglese

La Gran Bretagna volle accettare l’idea di una tariffa esterna comune (TEC) in quanto avrebbe aumentato il costo dei prodotti alimentari provenienti dall’impero. Nel 1956 si fece promotrice dell’associazione europea di libero scambio (European Free Trade Association o EFTA) che era parallela alla CEE ma non prevedeva una tariffa esterna comune.

Nessun paese della CECA entrerà a far parte della EFTA ma solo la Svizzera, la Norvegia, l’Austria, la Danimarca, la Svezia, il Portogallo.

La Gran Bretagna entrando a far parte dell’EFTA e rinunciando ad entrare al MEC. Negli anni 60′ richiede di entrare al MEC ma la otterrà solo nel 1973.

L’EFTA nasce il 4 Gennaio de 1960 e non toccava il settore agricolo lasciando intatte le preferenze imperiali.

La posizione commerciale italiana nel 1955

  • Crescente interdipendenza commerciale con i futuri partner
  • I paesi del MEC assorbivano il totale 20% delle esportazioni italiane di prodotti industriali
  • Le importazioni dei paesi del MEC erano:
  1. 48% dei prodotti meccanici
  2. 47% dei prodotti chimici
  3. 38% deu prodotti metallurgici
  4. 25% delle materie prime
  • Dipendenza industriale

La Germania è il mercato di riferimento per tutti i paesi europei.

La struttura delle esportazioni italiane verso il MEC

  • Tessili e alimentari importanti ma stazionarie
  • Raida crescita del settore metallurgico e meccanico (dal 6% al 18% tra il 1950 e il 1955)
  • Crescita di 27 volte nei confronti della Francia e 12 volte nei confronti della Germania

Alla fine del 1955 diventerà il paese trainante per l’esportazione dei prodotti meccanici in tutta Europa.

L’Italia ai negoziati di Bruxelles

Ruolo della Confindustria: non è mai stata negativa alle integrazioni ha delle forti preoccupazioni perché pensa che l’Italia èsia un po’ il vaso di coccio nei confronti degli altri paesi europei più forti (come Francia e Germania). Nominerà Mattei come delegato referente per i negoziati a Bruxelles per suggerire politiche che la Confindustria vuole perseguire e molto spesso le grandi decisioni furono prese da Mattei in assenza della delegazione del ministero italiano. Un’altra preoccupazione era circa l’automaticità nella riduzione dei dazi doganali (tre tappe di quatto anni ciascuna).

Furono permesse due concessioni alla delegazione italiana:

Clausola di salvaguardia (art 109);pensato e suggerito per proteggere la debole struttura economica italiana e queste clausole possono essere utilizzare solo ed esclusivamente se c’è la presenza di forti difficoltà nella bilancia dei pagamenti.

Calcolo delle riduzioni tariffarie a partire dall’aliquota dei dazi legali:

da dove partire? L’Italia aveva molto attenuato i dazi legali (aliquota d’uso era del 14% grazie alle circolari amministrative) quindi bisognava partire da queste percentuali come chiesto dalle delegazioni degli stati europei ma l’Italia si oppose e partì dalla vera truffa legale del 22%.

L’Italia non si appellò mai all’art 109 perché le condizioni economiche erano sempre ottimali e anche la bilancia dei pagamenti non aveva buchi mentre altri paesi membri lo fecero.

Il problema della tariffa esterna comune (TEC)

  • Complessi negoziati . posizioni negoziali molto diverse
  • Compromesso sulla base di una proposta tedesca
  • TEC: media aritmetica delle tariffe d’uso in vigore al 1 Gennaio 1957
  • Soluzione speciale per l’Italia a carico non solo dell’economia dell’Italia stessa ma di tutti i paesi della comunità (in riferimento al dualismo del divario fra nord e sud)
  • L’eccezione alla TEC – la lista G: veniva compilata con delle liste di merci o di produzioni più sensibili che avevano bisogno di più tempo per calcolarne la media aritmetica delle tariffe d’uso. Questo permetteva di proteggere la forza lavoro in quest’area repressa per le produzioni sensibili. L’Italia inserì alcune materie prime (es zolfo, zinco, etc), alcuni metalli (ferro) e alcuni tessuti (es seta).

Gli obbiettivi dell’Italia in campo economico e sociale

La libera circolazione dei lavoratori: l’emigrazione sarebbe divenuta un “movimento di forza lavoro interna” eliminando così gli inconvenienti della sottoccupazione del lavoro. Il principio guida rimase quello della migrazione indotta dalla domanda, limitando il numero dei lavoratori emigrati e non ci fu nessuna preferenza per i lavoratori italiani piuttosto che extraconomunitari. Era una questione che presupponeva un ostilità politica di tutti i paesi coinvolti, l’Italia era l’unico paese direttamente interessato alla questione. Le prime direttive sulla liberazione del lavoro si hanno solo successivamente intorno agli anni 60-70.

La nascita di una politica di sviluppo regionale: questo presuppone l’eliminazione dei divari di sviluppo regionale per questo era necessario finanziare lo sviluppo delle aree depresse per la maggior parte situate nel Sud Italia. Prese forma la prima bozza politica regionale comunitaria di cui oggi è un punto cardine della comunità europea (oggi sono circa 200 le regioni europee e le più povere ricevono fondi, oggi bisogna pensare all’est Europa).

La delegazione italiana ottenne:

Fondo sociale europeo (FSE), anche oggi opera ma è affiancato da altre istituzioni, che si impegna a coprire per il 50% le spese destinte all’educazione professionale. Assicura quei corsi che possono servire quando una persona perde il lavoro fra i 40 e i 50 anni per riqualificare il lavoro (oggi non serve solo per le persone di quell’età ma anche per i giovani che si affacciano al mondo del lavoro per la prima volta).

Banca europea per gli investimenti (BEI) un’invenzione italiana che doveva occuparsi di progetti che andavano ad aiutare lo sviluppo delle aree più arretrate. Essendo una banca non concedeva finanziamenti a fondo perduto ma concedeva solo prestiti quindi era molto prudente e finanziava solo progetti molto convincenti con tutte le garanzie del caso. Ancora oggi è una banca sanissima proprio per questo principio guida del prestito assicurato e ogni 5 anni ridistribuisce gli utili ai paesi membri.

Il consenso del mondo industriale

  • Favorevole al MEC
  • Qualche riserva sulla rimozione automatica dei dazi
  • Vincente la possibilità di allargare il mercato per l’esportazione
  • Tra il 1958 e il 1963 le esportazioni italiane verso i paesi del MEC aumentarono ad un tasso annuo del 30%
  • Ruolo della meccanica leggera che era un settore trainante dell’esportazione italiana (ad esempio il mercato degli autoveicoli)

I primi anni di funzionamento del mercato comune europeo

  • Obbiettivo: eliminazione delle barriere commerciali fra gli stati allo scopo di aumentare il benessere economico e per contribuire all’unione dei popoli europei.
  • Creazione di un mercato comune attraverso:
  • Un unione doganale, cioé la rimozione dei dazi e delle restrizioni quantitative dei dazi e le restrizioni quantitative fra gli stati membri
  • Fissazione di una tariffa comune nei confronti dei paesi terzi
  • La libera circolazione dei fattori produttivi

L’unione doganale e i suoi effetti

Creazione di commercio: economisti classici -> eliminazione delle misure protezionistiche? Incremento del benessere mondiale (teoria del cardo)

  • teoria dei vantaggi comparati
  • Riduzione dei costi/specializzazione
  • exp: prodotti fabbricati in maniera efficiente
  • imp: prodotti costruiti in maniera relativamente meno efficiente

Aumento scambi reciproci se:

  • si ridimensionano i settori relativamente insufficienti
  • si espandono quelli più efficaci
  • specializzazione settoriale a livello nazionale o di regioni industriali
  • effetto positivo di un unione doganale

Distorsione di commercio:

Si crea con l’istituzione di un’unione doganale. Nel caso dell’unione doganale CEE la creazione di commercio è stata pari (1968) a 10 miliardi di dollari, la deviazione pari a 1 miliardo di dollari e il guadagno netto pari al 2% del PIL della Comunità.

Il trattato di Roma e l’eliminazione dei dazi:

Gli stati membri concordano di eliminare:

  • i dazi sulle importazioni ed esportazioni
  • gli oneri aventi effetto equivalente ai dazi nelle importazioni
  • la restrizione delle quantità
  • gli oneri aventi effetto equivalente alle restrizioni quantitative
  • gli oneri aventi effetto equivalente ai dazi nelle importazioni
  • le restrizioni quantitative
  • gli oneri aventi effetto equivalente alle restrizioni quantitative

In quanto tempo?

Per l’eliminazione delle tariffe si prospettavano 12 anni, tutte le tariffe avrebbero dovuto essere eliminate entro il 31 dicembre 1969 ma si riuscì a raggiungere questo traguardo già il 1 luglio 1968.

Obbiettivi non attesi

  • L’eliminazione di misure aventi l’effetto equivalente a quello di dazi doganali
  • Non esisteva una definizione di questo concetto nel trattato di Roma
  • Corte di giustizia: qualsiasi misura imposta su un prodotto importato provochi un alterazione di prezzo può essere considerata un dazio e perciò va eliminata.

L’abolizione delle restrizioni quantitative

  • Eliminazione dei contingentamenti (art 30) e anche delle misure con effetto equivalente – concetto vago
  • Nel 1974 la corte di giustizia lo ha perciò definito il concetto di contingentamenti e misure con effetto equivalente
  • Tutte le normative commerciali in grado di ostacolare il commercio intracomunitario

Possibilità di scappatoia

Art 36 – restrizioni quantitative potevano essere mantenute se giustificate da motivi di moralità pubblica, ordine pubblico, pubblica sicurezza

La TEC

Nei confronti dei paesi terzi venne fissata una tariffa esterna comune. Per la prima volta l’Europa ha potuto negoziare internazionalmente come unica entità e non con diverse delgazioni (negoziati GATT).

  • Lenta ricostruzione di un unico mercato
  • Nei difficili anni settanta si materializzano nuove barriere NON tariffarie (contingentamenti, licenze, certificati d’origine, controlli amministrativi, acquisti vincolati, ecc).
  • 1980: il 45% degli scambi CEE vincolato da questo tipo di barriere
  • Libro bianco (1985) si traduce nell’atto unico europeo (1986): un unico mercato.

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