La nascita dei manager e delle grandi imprese – riassunto storia economica

Crisi del ventinove riassunto storia economica

Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, quando i costi di trasporto diminuirono rapidamente con l’espandersi della ferrovia e della navigazione a vapore, le informazioni incominciarono a viaggiare rapidamente (telegrafo, telefonoo) e la tecnologia produsse impianti che risparmiavano i costi fissi quanto più grandi erano (economie di scala), si pose il problema di creare imprese di grandi dimensioni. Chandler rileva che la grande impresa è stata creata non solo per sfruttare le economie di scala, ma anche per quelle di diversificazione a partire dalle stesse materie prime e prodotti intermedi e le economie di rapidità. Per questo occorre procedere a un’organizzazione “scientifica” del lavoro per evitare perdite di tempo nei vari passaggi delle lavorazioni. Taylor ritenne che la soluzione migliore era quella di costruire una catena di montaggio.  Questo richiedeva un grosso investimento in impianti programmati per produre un certo modello di prodotto e spingeva alla standardizzazione , tuttavia abbassava i costi unitari di produzione. Quindi la corporation aumentò notevolemente  la produttività del lavoro e abbassò i costi unitari. La grande impresa mostrò una tendenza a diventare sempre più grande fondendosi con altre imprese simili e acquistando imprese a monte e a valle del suo processo produttivo così da assicurarsi che non ci fossero mercati imperfetti. Infatti l’impresa produceva al suo interno materie prime e prodotti intermedi così da assicurarsi sempre sia quantità che qualità, in più poteva così pensare anche alla vendita diretta. Per questo il controllo diretto da parte del proprietario non era più possibile, e non bastavano le finanze familiari a finanziarla: così si creò un organizzazione “scientifica” del controllo dell’impresa attraverso una complessa gerarchia impiegatizia (o di manager):

  • amministratore delegato
  • staff dirigenziale funzonalmente suddiviso
  • catena (line) di manager operativi

La mangerizzazione delle imprese le rende più stabili e continuative nel tempo. questo perché molto spesso non c’è identità tra proprietario-manager, il manager a capo dell’impresa può non possedere neanche una quota di tale impresa, tuttavia egli ha la libertà di decisione sulle sorti tecniche ecc dell’impresa: basta che questa vada bene e renda ai sui azionisti. In questo modo l’impresa non è succube di quelle eventuali crisi per passaggi generazionali e acui molto spesso è sottoposta un’azienda solo perché il successore del proprietario è un cattivo imprenditore. Essondoci ora i manager, essi possono essere licenziati se non adempiono ai propri obblichi.

Il sistema economico che si forma in presenza di queste grandi imprese è un misto di mercato (oligopolistico e non concorrenziale, con comportamenti strategici che vengono studiati dalla teoria dei giochi) e programmazione da parte delle imprese. Il gigantismo delle imprese le porta sempre più ad ampliarsi, i confini nazionali vengono superati con la multinazionalizzazione, si manifesta così una tendenza al monopolio, e per evitarlo (poiché non è accettabile per il consumatore) gli Usa varano le leggi antitrust mentre l’Europa tardò molto ad adottare una legislazione antitrust, permise i cartelli e rese pubblici i monopoli naturali. Non tutti i settori vengono ugualmente coinvolti in questa tradformazione dell’impresa, ma solo quelli in cui il prodotto è più altamente standardizzabile. Il numero maggiore di grandi imprese si ha: nell’industria mmetallurgica, chimica, petroliera, dei mezzi di trasporto, nell’industria alimentare e del macchinario.

Negli altri settori perciò continua a vivere l’impresa medio piccola. In Europa, inoltre , a causa delle tradizioni artigioanli, delle barriere protezionistiche nazionali che tenevano separati i piccoli mercati e di una legislazione non sempre adeguata, la diffusione della grande impresa venne ostacolata, così che venne esaltato ancor di più il divario tra Stati Uniti ed Europa.

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