La morte della signora Gussoni (Delio Tessa) – analisi – appunti riassuntivi letteratura

Delio tessa La morte della signora Gussoni (Delio Tessa) - analisi - appunti riassuntivi letteratura

La morte della signora Gussoni – analisi (appunti per universitari)

In questo poemetto, Tessa parla del fatto che, insieme alla morte della signora Gussoni, si inabissa un intero mondo. La morte di questa donna, vista a distanza, mostra la grande distruzione del mondo del Primo Novecento, che, da lì a poco, si sarebbe distrutto con la Guerra. Il poeta è per strada e sfiora l’incontro con la morte, mostrando il malore che si incontra per strada (cfr. le passeggiate baudelairiane). Anche qui, c’è la presenza di una filastrocca, innocente solo in apparenza, ma che assume un risvolto sinistro: è la morte che viene a bussare, che picchia l’uscio, perché si deve morire. In questo modo, Tessa allude al destino inesorabile che riguarda tutti. Tessa descrive la morte come una prostituta, e ricorda dei personaggi con la quale la morte la aveva avuta vinta, personaggi che aveva massacrato prima di dargli il colpo di grazia. Queste di cui si parla, non sono morti improvvise, ma sono morti che distruggono lentamente la dignità della persona. Sono molti i soggetti decrepiti e malati presenti nelle poesie di Tessa (il pioppo morto è uno di questi). Nella terza parte si rivolge all’amico, ricordando che la povera signora Gussoni ci ha messo tanto a crepare. Il colpo finale avviene un giorno: in famiglia chiamano il prete per l’estrema unzione e il poeta si avvicina a lei, che fa mille smorfie, ma poi non riesce più a parlare. Quando racconta la storia di questa anziana donna, Tessa parte da un taglio scherzoso, che diventa poi patetico, fino ad arrivare al tragico, mostrando anche che Tessa è testimone delle vicende di questa donna. Nella seconda parte, che si mostra sfaldata sintatticamente e metricamente, si va verso il tragico: Tessa ricorda, al verso 61, quando si avvicina al letto della vecchia, che farfugliava e si chiedeva dove fosse. Nel finale, Tessa propone una serie di allitterazioni, in particolare della P e della O. Tende alla fine al monosillabo: questo è tipico del milanese, che si configura essere una lingua sincopata. Tutto questo per far vedere gli ultimi suoni di questo corpo vecchissimo, umiliato e che non riesce più a parlare. Si parla di lacrime silenziose perché non riesce più a parlare. Improvvisamente, dall’allitterazione della P si passa alla L, secondo una strategia pascoliana che preannuncia la morte. Abbiamo, poi, un notturno, in cui Tessa precisa la situazione in cui scrive. Costruisce, così, un esterno fantastico, sinistro, con gli occhi dei gatti nella notte e

i rumori in corridoio che gli riportano alla mente la visione della agonia della donna. Descrive l’agonia cambiando la prospettiva, con un notevole influsso del cinema. Da un lato, Tessa alterna i ricordi di lei alla preghiera in latino, e questa è una cosa che si trovava anche nei componimenti di Porta, come dimostra il Miserere. Tessa usa la stessa tecnica, ma fa qualcosa in più: inserisce un montaggio alternato, alternando presente e passato. I ricordi della gioventù e il presente si mescolano. A partire dal verso 114, notiamo come la memoria si svolge come un film. Questo climax è lentissimo, una sorta di lenta agonia verso l’agonia stessa, e poi la vecchia muore all’improvviso, con una rapidissima accelerazione. La persona diventa, allora, una cosa, perché, subito dopo la morte, si ha la voce della madre si occupa di organizzare il funerale. Il climax è una figura retorica molto usata da Tessa, con anche la presenza, dal punto di vista stilistico, della ripetizione (con anche espressioni come su su, fo mi fo mi). C’è anche un cambio di voce all’interno della poesia, quando parla la madre. Dileguano tutti gli affetti; si parla di quando vengono portati i gioielli per la vestizione, con l’irrompere del motivo economico. Si ha un messaggio della morte che lampeggia nella mente del poeta da cui nasce l’ultima sezione, che è una specie di esorcismo, nel senso che c’è una brama di fuggire da questo mondo soffocante, rappresentato dalle star di Hollywood, che si configurano essere le messaggere di una diversa modernità felice. A pag. 136, si ha un contrasto brutale, in cui Tessa evoca le dee di Hollywood. Immagina, infatti, il volo di farfalline intorno al cadavere, e poi, all’improvviso, dice che la vecchia signora è morta. Si ha una contrapposizione con la visione delle star di Hollywood. Inoltre, Tessa qui abbandona la metrica tradizionale, con l’adozione della polimetria, e con la comparsa di molti versi che sono privi di rima. Tessa alterna, infatti, versi liberi e metrica tradizionale. Alla fine dell’Ottocento, i poeti scrivono versi in modo imprevedibile: non si può prevedere una sequenza di versi. Il verso libero è considerato tale solo in rapporto ad una sequenza. Nel Novecento, invece, in un contesto di metrica libera, l’andare a capo permette di capire se siamo in presenza di poesia, mentre in passato non era così (si vedano molte poesie di Petrarca che erano, addirittura, scritte di seguito, senza divisione in versi).

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