La maschera ed il relativismo pirandelliano riassunto sull’umorismo in breve

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Ti consigliamo oltre alla lettura degli appunti di letteratura italiana seguenti anche la visione di un breve riassunto sull’umorismo pirandelliano ad opera del professore Luigi Gaudio; puoi iniziare a sentire l’audio avviando il video sottostante.

Riassunto breve sul relativismo pirandelliano (appunti di letteratura)

La crisi dell’oggetto e del soggetto è dunque alla base del relativismo di Pirandello, che, sul piano artistico, produce l’umorismo. Ma questo umorismo dà vita a personaggi problematici, sempre in preda alle contraddizioni e quindi incapaci di agire, che irridono e compatiscono se stessi allo stesso tempo. L’umorismo nasce dal conflitto tra forma e vita. Con il primo termine Pirandello intende tutti quei molteplici aspetti istituzionali e di ruolo attraverso i quali una persona organizza la propria vita cercando di darle un senso (marito, padre, giudice, professore). Questa forma esprime il bisogno di autoinganni di ogni individuo: esso è dato , dalle leggi, dal meccanismo stesso della vita associata. Questa forma però finisce però per bloccare le pulsioni vitali, che sono oscure, totalmente anarchiche e fuoriescono solo in alcuni momenti della vita: la notte, durante una malattia, nei momenti di pausa. L’umorismo ha il compito di mostrare come la forma reprima la vita e di rivelare gli autoinganni con i quali il soggetto si difende dalla forza dei bisogni vitali. L’esistenza del contrasto tra forma e vita fa sì che ogni persona non sia più un insieme armonico di desideri e realizzazioni, ma una maschera che recita la parte che la società esige da lui e che egli stesso si impone attraverso i propri ideali morali. Tutti non siamo quindi altro che maschere o personaggi che recitano una parte nella vita, profondamente dissociati dall’intima essenza del proprio essere. Il personaggio o la maschera non sono più una persona, nel senso solido ed unitario. Un individuo quindi ha a disposizione due scelte: o sceglie l’incoscienza, l’adeguamento passivo alle forme, oppure vive amaramente e autoironicamente la scissione tra forma e vita. Nel primo caso è una maschera e nel secondo una maschera nuda, consapevole dei propri inganni e di quelli degli altri, ma impotente a risolvere la contraddizione che lucidamente riconosce. In questo caso l’individuo è dissociato; in un certo senso si guarda dal di fuori, riflettendo continuamente sulla sua condizione di uomo che recita: è un estraneo a se stesso, che, osservandosi, prova pietà. Questa riflessione pietosa sul contrario di come si vorrebbe essere, fa nascere l’umorismo, che è molto diverso dal comico. Il comico è l’avvertimento del contrario (una donna anziana tutta imbellettata è tutto il contrario di ciò che ci si aspetta e quindi provoca il riso), ma l’umorismo è la riflessione sui motivi di questo contrario ( questa vecchia non prova piacere a mascherarsi, ma ha un marito giovane del quale vuol conservare l’affetto) che fa scattare il sentimento amaro della pietà, da cui nasce l’umorismo.

   
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