La malinconia negli autori e nella letteratura del rinascimento

Dante: “… un di venne a me Malinconia”
Petrarca: “ … solo e pensoso”
Lorenzo dei Medici: “ …io mi sto spesso sopra un duro sasso”

Nel corso del Rinascimento la melancolia sviluppa tutta la sua potenzialità, apertamente collegata alla tematica del “genio”

G.B. Selvatico scrive: “sapientiam cur faciat melancholia”
Ramazzini definisce melancolia vera e propria malattia professionale degli intellettuali (Dissertazione sulle malattie dei letterati).

La fine del Cinquecento è il culmine in cui “l’umor melancolico” diventa esemplare anche come invocazione verso l’ambiguità della condizione umana e della sua capacità di agire:
il “ dubbio melancolico”.

Atra, animaque, animique lues aterrima, saepe premit  vires ingenij & genij.
Nera,  nerissima lue dell’anima e dell’animo, opprime spesso le forze dell’ingegno e del genio.

Il  dubbio si collega infatti al mistero, ma ne è anche un evoluzione.
Indica un atteggiamento di riflessione, di sospensione, che può dar luogo ad un processo di analisi e aprire al mondo della conoscenza razionale.

Il  dubbio è dunque qualcosa di più del semplice dolore, implica riflessione, determina “spazio di pensiero”:
questa era la “virtù” attribuita alla melancolia,  nel senso rinascimentale di “forza”
l’ambientazione “naturale” della melancolia
l’atteggiamento umano nei confronti dell’incertezza e dell’incomprensibile per coglierne le possibilità di trasformazione e realizzazione.

(appunti di letteratura – università inviati da studenti)

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