La grande bellezza di Paolo Sorrentino: opinione su una "grande" incompresa pellicola

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Le lamentele continue, il successo fastidioso, le critiche pungenti e non ultimo l’incapacità assoluta di essere in grado di “vedere” oltre che fermarsi su quelle cortine opache del solo -guardare- .

Mi hanno colpito, e non poco, le critiche succedutesi alla programmazione del film vincitore dell’Oscar 2014, “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, la trafila continua e ripetitiva dell’effimero giudizio della maggior parte degli italiani che, come tormentati dallo specchio della loro stessa esistenza, similitudini che scorrevano sullo schermo, non hanno compreso che, il film del premiato regista, non era fatto per guadagnarsi le simpatie di un pubblico bieco, ma più che altro immortalare sullo schermo l’antipatica depressione sfiancante che ci corre accanto da molto tempo ormai.

La storia, la cultura, l’arte, la letteratura, la civiltà classica, la leggenda della Città Eterna, la Grande bellezza di Roma, della storia del nostro paese sprofonda e diventa minima, incompresa da noi che non la sappiamo “vedere“, “amare” e “cullare“, essa vuole renderci grandi ma noi siamo troppo meschini per far in modo che possa recuperare se non tutto, almeno un poco di spazio nell’innalzamento di ciò che realmente è, “bellezza”.

Ogni sequenza del film recava in sè un angolo di splendore affiancato sempre a quei momenti della vita dell’uomo che noi, adesso, definiremo come inetti, statici.

Privi di colore, di vita. Siamo noi stessi, la nostra cultura arrestatasi e mai proseguita, ad aver creato i margini mostruosi di quello che non riuscivamo a digerire nello scorrere del film sui nostri televisori, ci ha dato fastidio la ballata iniziale, in una discoteca all’aperto, il non ricevere l’amore di una donna, o credere che una città stessa possa deludere, ma siamo sempre noi a creare questi limiti, incapaci di romperli, di spezzarli.

Ho letto, in qualche commento sul social Network Facebook, una ragazza di poco più di vent’anni che ha scritto: “Sorrentino, ci devi fare film più semplici, altrimenti noi italiani non capiamo.”

Attonita, basita e chi più ne ha più metta, non sono d’accordo ovviamente, ma probabilmente siamo noi a dover superarci ed innalzarci dallo strato culturale basso in cui siamo caduti, in una rete che ci sta soffocando e ci sta raschiando l’umanità, l’intelligenza ma più di tutti la sensibilità di comprendere, di essere più Spirito, che Materia, carne e solo carne… ma l’anima… l’anima dove l’abbiamo dimenticata?

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