La crisi dell'ordinamento carolingio e gli sviluppi dei rapporti feudali – riassunto

La corte di Carlo Magno

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Per quanto riguarda il problema della successione, Carlo decise di attenersi al modello franco,
divise quindi l’impero tra i suoi tre figli (Carlo, Ludovico, pipino) rimandando ad un secondo
momento la decisione per il lascito del titolo imperiale.

La morte prematura di Carlo e di pipino lasciò Ludovico unico erede del padre.

L’eredità venne raccolta nell’814, anno di morte di Carlo Magno. Ludovico accentuò molto il carattere sacro del potere imperiale proponendo una più stretta collaborazione tra stato e chiesa. Una delle sue primarie preoccupazioni fu la successione, problema che risolse nell’817 con l’emanazione di una costituzione che proclamava l’indivisibilità dell’impero,
che veniva destinato al primogenito Lotario. Lotario venne subito associato al governo e venne
trasferito in Italia dove nell’824 impose la Constitutio Romana, ovvero impose al papa eletto di
giurare fedeltà all’imperatore prima di essere consacrato. Ludovico alla lunga non si mostrò in grado
di tenere a bada i figli minori che insieme con Lotario si ribellarono. Per far fronte alla situazione
l’imperatore allargò la sua schiera di vassalli moltiplicando le concessioni di benefici. Questo
sistema però impoverì il patrimonio del fisco che costituiva la principale fonte di reddito per la
monarchia.

La situazione precipitò alla morte di Ludovico per cui si giunse ad uno scontro frontale
tra Lotario e i fratelli ribelli che dopo averlo sconfitto, stipularono nell’842 a Strasburgo un patto
solenne alla presenza dei loro eserciti promettendosi aiuto reciproco. Lotario nell’843 fu costretto ad
accettare il trattato di verdun che sancì la definitiva divisione dell’impero.

A Carlo il calvo la parte occidentale, a Ludovico il germanico la parte orientale ed a Lotario la parte centrale. Alla morte di
Lotario, che aveva conservato il titolo di imperatore, successe il figlio Ludovico II che fu a lungo
impegnato in Italia nella lotta contro i saraceni. Alla sua morte nell’876 Carlo il calvo conseguì il
dominio dell’Italia e la corona imperiale. Nell’884 la fine della discendenza di Carlo il calvo permise
al figlio di Ludovico il germanico, Carlo il grosso, di riunire sotto di se tutta l’eredità di Carlo
Magno. Fu ritrovata tuttavia un’unità molto effimera in quanto l’imperatore fu costretto ad abdicare.
Ad oriente Arnolfo di Carinzia, in Francia divenne re Oddone e il regno d’Italia fu attribuito a
Berengario. La dissoluzione dell’impero venne avvertita anche all’interno degli ambienti
ecclesiastici dato che i vescovi iniziarono a considerarsi esenti dal dominio comitale, duchi e conti
d’altro canto avevano iniziato a circondarsi di vassalli anche se questo era vietato da un editto
capitolare. Per queste ragioni iniziarono a formarsi signorie locali. Questa nuova realtà europea del
IX e del X secolo è detta signoria bannale. La formazione dell’impero franco nel cuore dell’Europa
non mise fine alle continue incursioni da parte dei popoli seminomadi. Nell’area che andava dal
baltico al mediterraneo fecero irruzione i Magiari che si stanziarono in pannonia sul finire del IX
secolo.

Questa stabilizzazione non mutò le loro abitudini predatorie, da qui infatti iniziarono varie
incursioni nell’Europa carolingia, in Fancia e in Italia. Davanti ai magiari le formazioni politiche
nate dalla dissoluzione dell’impero carolingio si rivelarono inadatte ed incapaci di garantire la
difesa. A farne le spese furono soprattutto i monasteri e le città prive di difese. A mettere fine alle
loro scorrerie contribuirono sia la riorganizzazione del regno di Germania sia l’esaurirsi della loro
spinta offensiva dopo la conversione al cristianesimo che venne sanzionata nel 1001 con la
concessione della corona al re magiaro Stefano I da parte di papa Silvestro II.
Contemporaneamente l’Europa cristiana era aggredita dai saraceni. Gli arabi dopo aver conquistato
la Sicilia esaurirono la loro spinta offensiva ma nonostante questo continuarono i loro attacchi
all’occidente sotto forma di razzie, obiettivi di queste erano le città e le abazie. Spesso l’unico modo
per fermarli era versare loro sostanziosi contributi in denaro mentre le iniziative armate ebbero
risultati alterni. All’inizio dell’anno mille però tutto il mondo cristiano passò al contrattacco,
nondimeno però, alcuni gruppi di pirati mussulmani rimasero in attività ancora per tutto il XII
secolo.

Le regioni dell’Europa risparmiate da magiari e saraceni furono investite dai normanni che
dalla scandinavia partirono in direzioni diverse. La tattica bellica per quelli che si diressero in
Europa era simile a quella dei saraceni così, per tentare di farli diventare sedentari, Carlo il semplice
diede al loro capo, Rollone, la Normandia come feudo. I normanni allora nell’arco di cinquant’anni
assicurarono al territorio un forte inquadramento politico attraverso rapporto vassallatico-benefici. I sovrani dei regni nati dalla dissoluzione dell’impero carolingio tentarono di dare un assetto difensivo ai loro territori ma il teatro bellico era cambiato, il nemico, almeno all’inizio non puntava a conquiste stabili ma alla mera razzia, per cui colpiva di sorpresa per poi ritirarsi. Fu inevitabile perciò coinvolgere nella difesa sempre di più le forze locali autorizzando la costruzione di castelli
ed altre opere difensive. Molto spesso i signori locali prendevano l’iniziativa e fortificavano i loro
castelli senza l’autorizzazione regia. Il signore locale che si era imposto per ragioni militari agli
uomini protetti dal suo castello si attribuiva anche incarichi di natura giuridica e legale. Non di rado
all’interno del castello sorgeva una cappella per l’assistenza religiosa, il castello si andava quindi
configurando come organismo politico completo.

Il modo in cui veniva esercitato il potere in questo signorie sorte più o meno abusivamente viene espresso come allodalizzazione del potere in quanto era gestito alla stregua di un bene privato. Il castello assunse due realtà diverse ovvero il castello propriamente detto configurato come struttura abitata dal castellano in cui gli abitanti del villaggio
circostante vi si rifugiavano solo in caso di pericolo, ed il villaggio fortificato circondato da mura
all’interno delle quali il signore si faceva costruire una residenza fortificata. Inoltre si venne
ristrutturando nuovamente la rete viaria dato che la popolazione veniva contraendosi nei centri
fortificati. Si andò riorganizzando per lo stesso motivo il territorio amministrato dalla chiesa che
venne a coincidere con il territorio del castello. Il X secolo fu un secolo di ferro in quanto ci fu in
questo periodo un’estrema frantumazione del potere dato che le signorie locali si trovarono in
conflitto per stabilire chi avrebbe dovuto far valere la propria autorità sui contadini appartenenti a
corti diverse ma che trovavano protezione nelle fortificazioni di un altro signore. Il vassallaggio
aveva assunto ruoli completamente diversi in quanto da ricompensa che aveva un carattere di
impegno futuro il feudo aveva ora carattere decisivo. Anche la fedeltà assumeva ora una
commisurazione in base al feudo. Veniva rafforzata la tendenza a considerare in feudo un bene
ereditario anche attraverso la promulgazione di leggi apposite.

Questa tendenza portò alla formazione di una vasta rete politica in cui ognuno era vassallo di qualcuno e signore di
qualcun’ altro fino al vertice della piramide che era rappresentata dal re. La dissoluzione dell’impero
carolingio causò oltre alla crisi del potere politico anche la crisi di quello ecclesiastico. In non poche diocesi i vescovi dedicarono più tempo all’esercizio dei loro poteri signorili piuttosto che all’attività religiosa, inoltre offrivano in feudo proprietà della chiesa in cambio di servigi di natura militare. Inoltre il potere religioso si trovò in contrasto con la natura laica del patrimonio in quanto i proprietari delle chiese imponevano il chierico al vescovo che poteva opporsi solo in caso di manifesta indegnità del candidato. Diventando praticamente indispensabile il sostegno delle
istituzioni ecclesiastiche nelle vite di imperatori e sovrani essi cominciarono ad imporre i loro
vescovi alla guida delle rispettive diocesi e di grandi monasteri. Al controllo dei laici non si
sottraevano nemmeno i vertici della cristianità in quanto con la constitutio romana il papa doveva
prestare giuramento di fedeltà all’autorità imperiale.

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