La colonizzazione del Brasile: riassunto di storia portoghese

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L’ARRIVO DEI PORTOGHESI

Nel XV secolo i portoghesi, da sempre innamorati del mare, diedero inizio a una serie di grandi esplorazioni che li avrebbero portati a toccare le coste del Brasile nel 1500. A distanza di poco più di un anno, nel gennaio 1502, vi giunse anche il portoghese Goncalo Coelho che approdò in un’enorme baia a cui il suo capo pilota, Amerigo Vespucci, diede il nome di Rio de Janeiro (Fiume di Gennaio). Alcuni studiosi sostengono che Vespucci avesse creduto di individuare la foce di un fiume nella baia, ma probabilmente il nome è dovuto semplicemente al fatto che ‘rio’ in portoghese antico significava anche ‘baia’.

I portoghesi furono dunque i primi arrivistes europei, tuttavia i primi stranieri a ‘msediarsi furono i francesi. Entrambi i popoli avevano infatti iniziato a sfruttare la costa brasiliana tagliando gli alberi di pemambuco (o pau brazil), ma a differenza dei portoghesi, i francesi tentarono di fondare stazioni permanenti sul territorio solo dopo essere giunti a Rio. In ogni caso, molto tempo prima dei francesi e dei portoghesi altri uomini avevano messo piede sul suolo brasiliano, che era in realtà popolato già da almeno 10.000 anni.

LA FINE DEI. ’BUON SELVAGGIO’

Secondo alcuni studiosi, furono i tupinamba (meglio conosciuti come tupi), ossia gli indios (nativi americani; popolo indigeno) che all’epoca popolavano l’odiemo stato del Guanabara, a ispirare Tommaso Moro nella stesura della sua Utopia (1516; Giunti Demetra, Firenze 2010) e, in seguito, Henri Rousseau nell’elaborazione illuministica dell’ideale del ‘buon selvaggio‘. La tesi trae spunto da alcune lettere attribuite ad Amerigo Vespucci che sarebbero state scritte durante il suo primo viaggio a Rio nel 1502. Allora era diffusa la credenza che sulla terra esistesse un Giardino dell’Eden non ancora scoperto dagli uomini. Osservando per la prima volta i tupi, Vespucci ritenne di aver trovato quell’Eden: gli indigeni erano descritti come selvaggi innocenti, spensierati e di bell’aspetto, che avevano l’insolita abitudine di fare il bagno in mare ogni giorno. Il fatto che le donne native fossero offerte agli stranieri probabilmente non fece che accrescere l’entusiasmo con cui gli esploratori descrivevano l’Eden al ritorno in Portogallo.

L’idillio però fu di breve durata. I conquistatori non tardarono infatti a considerare gli indios manodopera pura per l’impero portoghese e li ridussero in schiavitù, costringendoli a lavorare nelle piantagioni. Dal canto loro, pure gli indios si rivelarono diversi da come li avevano immaginati gli europei. I tupinamba erano un popolo bellicoso che praticava l’usanza di mangiare i nemici attraverso il rito del cannibalismo credevano di assumere il potere e la forza dell’avversario sconfitto. Inoltre delusero le aspettative dei coloni come lavoratori: indeboliti dalle malattie introdotte dagli stranieri, furono decimati e finirono con l’estinguersi totalmente entro il XVII secolo. Fu per sopperire al crescente bisogno di manodopera che i portoghesi rivolsero la loro attenzione all’Africa.

Tratto dal libro: Brasile: le guide routard (il viaggiatore)

   
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