La bilancia dei pagamenti italiani 1880 – 1900 (Riassunto storia economica)

Commercio e industrializzazione italiana del 1866 - 1913 riassunto storia economica

Riassunti di storia economica – elenco dei capitoli riassunti

La bilancia dei pagamenti italiana avrebbe presentato notevoli squilibri se non fossero stati presenti 2 fattori riequilibratori dei deficit commerciali: il turismo e le rimesse degli emigranti. Il turismo ha sempre costituito una posta attiva dei pagamenti, posta che si è andata ingrossando nel tempo. Le rimesse degli emigranti, anch’esse sempre attive, sono diventate consistenti deopo il 1900. È da notare l’intenso investimento estero (prevalentemente francese) in titoli di stato, nel primo decennio unitario, seguito però poi da un disinvestimento nel decennio successivo. Negli anni 80′, mentre si rafforzava l’investimento nel settore privato, anche titoli del debito pubblico tornarono all’estero. Gli anni della crisi vedono un forte disinvestimento estero sia dai titoli pubblici che privati, seguito nei primi anni del 900′ da un boom degli investimenti nel settore privato, mentre l’interesse per i titoli pubblici italiani non si risvegliò più.

L’importanza dell’investimento straniero in relazione allo stock di capitale investito nell’industria e nel commercio: il capitale straniero non ebbe mai un’importanza quantitativamente predominante nell’industrializzazione del paese; ci fu un peridodo di crisi degli investimenti stranieri nella prima metà degli anni 1890; il boom giolittiano vide un’espansione dell’investimento da un crescente e poi decrescente interesse della prima è dominata da un crescente e poidecrescente interesse della Francia, fino al suo quasi ritiro alla fine degli anni 80′; la seconda è dominata dalla Germania, che cerca di farsi largo nel mercato dei capitali italiani a partire dal 1880;il boom giolittiano vide un’espansione dell’investimento straniero assai pronunciata.
Esistono 2 parabole distinte negli investimenti stranieri in Italia: la prima è denominata da un crescente e poi decrescente interesse della Francia, fino al suo quasi ritiro alla fine degli anni 80′; la seconda è dominata dalla Germania, che cerca di farsi largo nel mercato dei capitali italiani a partire dal 1880, si afferma nel 1890 per poi essere quasi del tutto estromessa durante la prima guerra mondiale. In entrambi i periodi sono presenti capitali provenienti anche da: Svizzera(capitale investito nel tessile, elettricitò, elettromeccanica); Gran Bretagna (trasporti su rotaia, acqua,gas, miniere); Belgio (reti tranviarie, gas, acqua, impianti saccariferi); Austria (società di navigazione, assicurazioni).

La finanza francese (investe in titoli di stato italiani, infrastrutture, metallurgia, miniere e banche) per questo motivo è molto diversa da quella tedesca che investe in nuove banche miste, nuove imprese metalmeccaniche, elettricità, elettromeccanica).
Secondo Hertner, l’assenza di interesse da parte della Germania ad investire nella chimica in Italia era dovuta alla mancanza di protezione del settore da parte italiana, che rendeva più conveniente la semplice esportazione dei prodotti invece che l’impianto di filiali. L’ITalia non si può ritenere un pase egemonizzato dal capitale straniero, ma il ruolo strategico che tale capitale giocò in molte industrie avanzate è evidente. Gli investimenti italiani all’estero: nei Balcani, in alcune aree dell’Africa settentrionale e orinetale (risultati modesti e precari, che causarono perdite alle banche impegnate), in Argentina (più interessante).

Riassunti di storia economica – elenco dei capitoli riassunti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*