Kant "Unico argomento possibile per una dimostrazione dell'esistenza di Dio" (1763)

Nell’opera (1763) Kant si presuppone di confutare le teorie formulate fino a quel momento come prova dell’esistenza di Dio.

Kant si riferisce alla metafisica definendola come un “abisso senza fondo”, un “oceano senza sponde e senza fari”

Lo scritto distingue l’esistenza dagli altri predicati o determinazioni delle cose.





I predicati o le determinazioni sono posizioni relative a un quid, cioè caratteri di una cosa; l’esistenza è la posizione assoluta della cosa in se stessa. Perciò nell’esistente non vi sono più qualità o caratteri nel semplice possibile; ciò che vi è in più è la posizione assoluta. Il principio di contraddizione è la condizione formale della possibilità; ma la possibilità intrinseca delle cose suppone sempre qualche esistenza perchè , se non esistesse nulla di fatto, nulla sarebbe pensabile e possibile. Da questa considerazione Kant ricava la sua dimostrazione dell’esistenza di Dio, che è una riedizione del vecchio argomento a contingentia mundi.

Tutte le altre dimostrazioni sono ridotte da Kant a questa, compresa la prova ontologica di Cartesio.

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