Intervista a Iosonouncane: la musica italiana si rialza con Die - Infonotizia.it


Intervista a Iosonouncane: la musica italiana si rialza con Die



Puoi trovare maggiori informazioni sulla vita di questo cantante, Originario di Buggerru (Sardegna), nella relativa pagina Wikipedia su Jacopo Incani.

Introduzione all’intervista di Iosonouncane

Iosonouncane (Jacopo Incani) rappresenta uno scenario singolare e unico della musica italiana, con uno stile assolutamente unico all’interno del panorama nazionale. I testi di Iosonouncane sono stati spesso dal contenuto provocatorio e tagliente, come su “La macarena su Roma”, fino ad arrivare a quelli del suo disco più famoso, “Die” (nome ripreso  dalla lingua sarda in cui die significa giorno), dove i testi e la musica riguardano temi come la solitudine e l’esistenza fornendo all’ascoltatore un’esperienza di ascolto trascendentale.

Die è un album di alto livello capace di comunicare sensazioni associabili alla Sardegna, al mare, ai gabbiani, alla luce del sole, alla spiaggia e al sale; in Die la combinazione di ritmi ed elementi tradizionali della musica sarda come il canto a tenore, inseriti accuratamente nelle composizioni in chiave moderna e conteggiate abilmente, lo rende un album diverso e unico; sicuramente un album che aiuta a comunicare e comprendere le sensazioni che le coste sarde sono capaci di suscitare fissandone nella musica il loro fascino indiscutibile.

Prima di procedere all’intervista a Iosonouncane vera e propria concludiamo consigliando di prendersi un po di tempo per ascoltare l’album Die che davvero merita di essere conosciuto.

Intervista a Iosonouncane (Jacopo Incani)

1) In che modo inizia secondo te il processo creativo nella composizione di una canzone?

Inizia sempre con un’intuizione, dalla ricezione di un input, qualunque esso sia: un suono sentito in una canzone (bella o brutta che sia), un pezzo di paesaggio, il passaggio di un libro, una frase sentita per strada. È questa la fase più importante, e non ha né inizio né fine: è continua, costante, perenne. Le antenne devono sempre esser pronte a captare informazioni.

2) Qual è la cosa che ami più fare al di fuori della musica e come pensi possa aver influito sul tuo stile musicale?

Non so quale sia quella che amo maggiormente. Adoro sicuramente camminare a lungo e da solo: è, insieme al dormiveglia prima del sonno, il momento in cui ho le idee più limpide.

3) Chi scrive le tue canzoni? Quali sono i temi principali e gli argomenti più ricorrenti nelle tue canzoni?

Io scrivo le mie canzoni, ne scrivo la musica, le parole, gli arrangiamenti e ne curo la produzione. Il tema della morte è sicuramente il filo conduttore di tutti i miei testi, un tema in auge da tempo direi.

4) Il tuo ultimo album, “Die”, è stato definito in vari modi, come ad esempio musica elettronica, neopsichedelia, pop, d’autore, sperimentale… perché è così difficile far entrare “Die” in una ristretta categoria musicale?

Forse semplicemente perché sono tantissime e molto diverse fra loro le cose che ascolto e che quindi vado a ripescare quando scrivo e arrangio.

5) Die sembra costruito su un sistema lessicale chiuso, mentre La Macarena su Roma è un disco sicuramente più discorsivo e contingente. I riferimenti che dai adesso all’ascoltatore adesso sono pochi e generali. C’è qualcosa che ti ha spinto a passare da uno stile narrativo a uno più astratto?

Sicuramente si ma non saprei motivarlo. Si tratta sempre, in questi casi, di una spinta istintiva, naturale.

6) In Italia sei sicuramente un outsider. Si dice spesso che nel panorama indipendente ci si ispira troppo all’Inghilterra e agli Usa, tu ti ispiri in un certo senso alla Sardegna e alle tue radici. Secondo te questo ha dato una connotazione estetica particolare al disco che ha aiutato anche il tuo successo?

Probabilmente si. Sicuramente non mi si può confondere con nessuno.

7) Parlando di Die, in molti hanno cercato di vedere le influenze più svariate: da Battisti agli Animal Collective fino al prog. Quali sono i dischi che riconosci come tue influenze?

Dico i primi cinque che mi vengono in mente: Pet Sounds dei Beach Boys, Modern Dance dei Pere Ubu, Future Days dei Can, Tutti morimmo a stento di De Andrè, Red dei King Crimson.

8) Qual’è stata la sfida più grande da affrontare per “Iosonouncane”?

Non saprei. Le sfide sono tantissime ma tutte alla portata.

9) Da un disco all’altro sono passati quattro anni. Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Sto accumulando appunti, bozze. Ma solo quando il tour sarà chiuso e potrò sparire riuscirò a dedicarmici.


L’intervista a Iosonouncane si conclude qui; perché non approfondire?

Segui “Iosonouncane” su Facebook o sul sito web dedicato a Iosonouncane. “DIE”, l’album di cui abbiamo parlato nell’introduzione all’intervista e da cui è tratta la canzone “stormi”, è acquistabile tramite questo link.

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