Industrializzazione italiana e il ruolo dello stato – riassunto storia economica

Storia economica industrializzazione italiana riassunto

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Nel 1914 si può parlare del decollo dell’industria italiana, e un decollo supportato da un forte substrato bancario e commerciale che permette di resistere le crisi (1927 -1929). La competività italiana è garantita dal prezzo perché l’Italia fatica ad essere leader tecnologico ma offre dei buoni prezzi per prodotti esportati. Nei settori tradizionali l’Italia ha un boom di vendite (tessile, etc). L’Italia inizia presto a porre in essere i censimenti della popolazione (nati, vivi, morti, emigranti) ma il primo censimento industriale è del 1911 (tutte le stime precedenti sono desunte dai documenti scritti al tempo che non sono scientifici e quindi spesso si contraddicono tra loro).

Per questo motivo ci si affida molto al ruolo delle grandi esposizioni internazionali (sia in Italia, Milano e Torino, che all’estero) per capire la vita industriale dell’Italia. Da queste esposizioni si hanno dei resoconti che ci danno alcuni dati importanti sul numero degli espositori italiani e sull’avanzamento tecnologico. Nel 1881 durante l’esposizione di Milano si vede la crescita italiana in ambito industriale e si fa leva sulla nascita dei Politecnici che crea una formazione per i tecnici industriali (quello che oggi si chiama ingegneria gestionale -> quindi ambito tecnico e commercilae attraverso lo studio della ragioneria per saper gestire al meglio l’impresa). Sono proprio questi tecnici che provenivano dal politecnico che intraprendono la strada dell’imprenditoria aprendo nuove aziende come la Pirelli (industria della gomma), Volta (fabbrica di lampada e macchine elettriche), Oliva, Salmoiraghi (industria ottica), Edison, etc. Il ruolo di manager diventa indispensabile per la crescita dell’industria.

Il decollo industriale

  • Esposizioni industriali: Firenze 1861, Milano 1881, Torino 1911 (data del primo censimento industriale)
  • Anni ottanta inizio decollo: industrie moderne (Carlo Erba, Pirelli, Salmoiraghi, Cantoni)
  • Crisi bancaria fine anni ottanta-novanta, bloccò l’afflusso di credito alle industrie
  • Espansione successiva
  • Crisi del 1907
  • Mancata industrializzazione al Sud (fino a Giolitti con l’emanazione di alcune leggi che delocalizzava le industrie del nord al meridione -> l’imprenditoria autoctona non si sviluppa nel meridione stesso ma c’è bisogno di un contributo del settentrione.

L’industria tessile

  • Seta, greggia e tratta -> settore maturo che assorbe il più alto numero di occupati in Italia forte nelle esportazioni, legato all’agricoltura e quindi per questo è la prima industria che si sviluppa
  • Boom cotoniero
  • Lana: distretti di Biella, Schio-Valdagno, Prato
  • Industria tessile come ponte tra l’ambiente agrario e quello industriale: accumulazione capitali e avanzo nella bilancia dei pagamenti
  • Tessile 1/4 dell’occupazione manufattiera nel 1911

Già nel 1911 c’erano già 11 negozi di calzolai nel paese di San Mauro Pascoli.

Industria elettrica

  • La mancanza di carbon fossile tende ad avere una bassa meccanizzazione
  • 1913: potenza installata nell’industria era costituita per il 20% a vapore, per il 22% ad idraulica e per il 48% dai motori elettrici.
  • 1884 Colombo (che aveva studiato al politecnico) fondò la Edison, l’industria più famosa nel settore elettrico

Si rafforza l’industria elettrica con la nazionalizzazione delle ferrovie perché i privati che gestivano la ferrovia ebbero una liquidazione dello stato (interventista) e questo indenizzo verrà reinvestito  nell’industria elettrica. La nazionalizzazione dell’industria elettrica avvenne solo dopo il secondo conflitto mondiale intorno al 1946 per calmierare i prezzi e fino a quella data il settore elettrico era esclusivamente privatistico.

Industria metallurgica

  • 1884 Terni, Società deli alti forni e acciaierie, nasce con anticpazioni pubbliche per la produzione di piastre corazzate per la marina militare
  • 1899: Elba ricordata come fabbrica che riuscì a sfruttare il minerale elbano, protetta da un forte dazio inizia a lavorare senza problemi di incursioni estere
  • 1905: ILVA azienda privata nata a Genova ed è la prima azienda ad approfittarsi della legge di Giolitti per la delocalizzazione al sud (propensa perché avrebbe avuto dei forti incentivi statali; successivamente anche la Fiat seguirà l’esempio dell’Ilva per delocalizzare la produzione al sud).
  • 1906: Falck incorporò le precedenti ferriere (piccole aziende che aveva costruite in precedenza che si unificarono; queste aziende non partono dal minerale ma fondendo il rottame di ferro quindi risulta essere un prodotto meno costoso).
  • Il settore metallurgico necessitò da subito di salvataggi (spesso dati dall’intervento dello stato). È proprio la Banca d’Italia che si ha questi finanziamenti, “iniezioni di liquidità”, attraverso l’aumento della moneta stampata.

Industria meccanica

  • 1881: 150 fabbriche di prodotti meccanici (stima di un ingegnere del Politecnico)
  • 1911: censimento industriale più di 14.000 esercizi
  • Ansaldo e Breda per la produzione di navi a vapore in ferro, locomotive (quindi si smette di acquistare le locomotive della Gran Bretagna), materiale ferroviario
  • 1885: Bianchi produce biciclette ma anche auto
  • 1991 Franco Tosi produce macchine a vapore, motori e turbine (per il quale diventerà leader in tutta Europa)
  • 1899: Fiat lanciata in borsa già dal 1911, e nel tempo ingloberà tutti i concorrenti come l’Alfa romeo, la Lancia e anche la Ferrari
  • 1904: isotta Fraschini
  • 1906: Lancia
  • 1908: Olivetti unica azienda che si buttò sull’elettronica

 

Altri settori industriali

1872 Pirelli, industria della gomma

1898 – 1901: 24 zuccherifici dell’Eridania (attraverso l’acquisto di barbabietole da zucchero che produce, lavora e vende come prodotto finito) -> è un settore molto protetto e quindi riesce a vendere e a far crescere il settore fino all’imposizione di alcuni dazi (l’ultima nel 2010 che ha fatto chiudere alcuni zuccherifici ma dando un indenizzo in cambio mentre altri zuccherifici si sono riconvertiti in aziende energetiche)

1899: colla e concimi nel settore chimico

1903 Unione concimi nel settore chimico -> primi concimi chimici, non naturali

1888: Montecatini, società mineraria

 

Commercio

All’unificazione, nel 1861, Cavour promuove una linea politica economica di tipo liberale e quindi con un commercio aperto in Europa. Il primo dazio fu imposto nel 1878 che protegge pochi settori come il tessile, il vetro. Nel 1887 fu imposta una nuova tariffa per estendere la protezione ad altri settori (ad esclusione della meccanica e della chimica, e per alcuni autori è questo il motivo per ci questi settori non decollano). Tutte queste protezioni porteranno ad una guerra doganale con la Francia che ha rallentato il progresso economico italiano. Si è rallentata anche la produzione agricola e da qui partono le prime emigrazioni; da qui si può dedurre che fu una guerra che creò problemi alle classi più povere. È anche vero che da questo momento in poi l’Italia iniziò a diversificare il mercato e quindi a non avere un unico canale commercilae (quello francese) e da qui in poi ogni paese che esportava prodotti italiani non aveva più del 10-15% di mercato. Tra il 1866 e il 1913 fu costante il deficit commerciale.

Bilancia dei pagamenti

Ha sempre faticato ad arrivare alla parità per mancanza di un elevata percentuale di esportazione (può farlo raramente in modo autoctono).

Negli anni giolittiani l’equilibrio viene mantenuto grazie al

  • Turismo
  • Rimesse degli emigranti

Evoluzione e ruolo del sistema bancario

Le banche di emissione:

Banca nazionale del Regno d’Italia detiene il 60% dell’emissione il resto è dovuto al banco di Napoli, alla banca nazionale Toscana, alla Banca Romana, al Banco di Sicilia e la Banca Toscana di credito.

N.B. le banche cooperative non investono mai nelle imprese mentre le banche popolari si.

Come si organizza la banca centrale? L’idea di Cavour era quella di avere un’unica banca centrale tenendo conto di quello che succedeva in Europa. Le resistenze furono molte quindi non esisterà mai una banca centrale che detiene il 100% dell’emissione ecco perché esistono anche i banchi sopracitati (che esistevano prima dell’unificazione). La banca d’Italia così come la conosciamo nascerà solo il 10 Agosto 1893 e verrà in seguito allo scadalo della Banca Romana (duplicava moneta che aveva già utilizzata per finanziare settori che erano molto a rischio in quel settore; questo creò sfiducia nei risparmiatori e in quell’istituto di credito.

Cosa fece la Banca d’Italia?

  1. Finì con l’assumere il compito di intervenire nelle crisi per contro del governo
  2. Nel 1907 salvò la SBI
  3. Nel 1911 sistemò la crisi della siderurgia
  4. Nel 1914 creò un braccio operativo, il CSVI (consorzio per sovvenzioni su valori industriali, un vero prestatore di ultima istanza)
  5. La legge bancaria del 1926 e del 1936

Banche d’Investimento

Credito mobiliare e banca generale fallirono nel 1893 (che non vennero mai salvate dalla banca d’Italia per questione di tempo proprio perché proprio in quell’anno nacque la banca centrale unica italiana e quindi la tempistica è stata sfortunata).

Nacquero così le banche miste (non c’è un unico azionista infatti parteciperanno anche l’Austria, la Svizzera, ecc):

  • 1894 Banca commerciale italiana (COMIT) -> Fiat
  • 1895 Credito italiano (CREDIT) -> chimica, zuccherifici, siderurgia
  • 1880: Banco di Roma (si trasforma in banca mista, era la banca del Vaticano ma non sapeva su che settore investire e quindi diventa il maggior sostenitore delle imprese governative in campo coloniale come la spedizione in Libia; si salverà grazie ai finanziamenti dei banchi cattolici.
  • 1904: società bancaria italiana (si lega al settore siderurgico e quindi avrà una continua crisi)
Ma qual’era il ruolo della banca mista?
  1. Prestare credito a breve, medio  elungo termine (sia piccolo risparmiatore che per altre imprese)
  2. Banche de-specializzate dette anche universali
  3. Accettavano azioni in deposito contro fondi liquidi (spesso salva momenti di crisi delle imprese e con il tempo iniziano a gestire anche i pacchetti di controllo dell’azienda e questo creerà dei rapporti difficili)
  4. Risolvevano le situazioni di crisi aziendale

L’intervento dello Stato:

Nell’industrializzazione

  • uno stato non letargico secondo la definizione di Gerschenkroon
  • Creò infrastrutture e ferrovie
  • Soluzione privatistica per le ferrovie (che però trasformò in ferrovie statali perché non davano molti rendimenti)
  • 1905 nazionalizzazione della rete ferroviaria
  • Diede inizio al settore delle acciaierie: nel 1884 fondò l’acciaieria Terni
  • 1885 fu emanata una legge sui sussidi all’industria metallurgica
  • Fu promotore diretto dell’industrializzazione -> IRI 1933

Nell’istruzione:

  • Nasce la scuola pubblica e obbligatoria
  • 1859 legge casati: 2 anni di frequenza obbliatoria (che non sono sufficienti ad alfabetizzare la popolazione italiana perché è forte il fenomeno dell’analfabetismo di ritorno dopo i 18 anni dovuti alla leva obbligatoria
  • Nascita dei politecnici e scuole superiori di commercio
  • 1877 legge Coppino raddoppiò gli anni di frequenza obbligatoria
  • 1911 legge Daneo-Credaro: istruzione primaria gestita direttamente dallo stato (la delocalizzazione dell’istruzione è stata un fallimento perché molti comuni non costruiscono la scuola e l’analfabetismo cresce soprattutto al sud questo spiega perché la legge Daneo-Credaro accentra di nuovo la gestione delle scuole allo Sato)
  • 1871 – 1940 popolazione unverisitaria da 0,5% a 1,2%

Ricapitolando:

  • Forti squlibri regionali: decollo del triangolo industriale
  • Ruolo determinante dello stato nel sostenere l’industrializzazione
  • L’Italia è riuscita in questo processo di catching up (di rincorsa) dei paesi leader

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