Il sublime per Kant: riassunto filosofia (appunti)

_______

Di sotto alcuni appunti di filosofia riguardanti Kant e il concetto di sublime per gli studenti.

Il sublime non può essere contenuto in nessuna forma sensibile dice Kant ma riguarda solo le idee della ragione che vengono invocate appunto dalla ragione grazie ala inadeguatezza che gli si manifesta della nostra natura sensibile. Quindi non può essere detto sublime il vasto oceano agitato dalla tempesta, la sua vista è semplicemente orribile. Quindi io posso anche dire che sì il mare in tempesta è sublime ma con ciò intendo semplicemente dire che la mia anima prende coscienza, prende atto dell’inadeguatezza della mia natura sensibile per appellarsi alle idee invocate dalla ragione. Quindi io mi sento superiore allo spettacolo della natura nella misura in cui in realtà mi sento superiore alla mia stessa natura sensibile. La natura può schiacciare la mia natura sensibile ma non può schiacciare la mia ragione. L’animo è sollecitato ad abbandonare la sensibilità ed occuparsi di idee c contengono una superiore conformità a scopi. Ora, esistono -dice Kant- due modi di essere sublime. Un modo che riguarda la quantità e un altro modo si potrebbe dire anche se non è questa ‘espressione usata da Kant che riguarda la qualità. In realtà è sempre quantità ma nel primo caso numerica, nel secondo caso è una potenza. Una quantità-qualità nel senso della potenza. La famosa distinzione che Kant fa tra un sublime matematico e un sublime dinamico che riguarda chiaramente la grandezza. Quando dico che qualcosa è sublime dal punto di vista del sublime matematico dico che quella cosa è assolutamente grande, chiamiamo sublime ciò che è assolutamente grande. Su questo assolutamente bisogna fare una precisazione: l’avverbio è schlechthin, che in realtà significa semplicemente. Kant usa tra l’altro anche l’avverbio schlechtweg (sempre semplicemente) e in realtà sta dicendo che ciò che è sublime è semplicemente grande ma che è un modo di essere anche assolutamente grande tant’è che poi lui stesso traduce semplicemente col termine latino absolute. Bisogna tenere presente questa sfumatura di significato altrimenti rischiamo di non capire ciò che Kant intende in qualche passaggio. Non intende ciò che è grande in relazione a tutto il resto, è grande e basta senza possibilità di comparazione. Sebbene lo chiami sublime matematico lo distingue tuttavia dal concetto di numero vero e proprio. Sublime matematico in quanto si occupa della magnitudo e della quantitas. Dire semplicemente (ripete questo avverbio, qui usa schlechtweg ma infatti anche qui traduce in latino e stavolta traduce simpliciter quindi la traduzione è proprio semplicemente) …dire simpliciter che qualche cosa è grande è del tutto diverso dal dire che è assolutamente grande perché ciò che è assolutamente grande è grande oltre ogni comparazione quindi dire che una cosa è assolutamente grande o semplicemente grande significa sottrarla ad ogni comparazione quindi sottrarla al numero perché, dice Kant, (qui vuole premunirsi dall’obiezione possibile che se abbiamo a che fare con la grandezza abbiamo a che fare con il numero e quindi con i giudizi conoscitivi dove invece il sublime non ha nulla che fare con la conoscenza) quando io affermo che qualche cosa è grande o piccola o media, quel che io designo in questo modo non è né un concetto puro dell’intelletto, perché non è un concetto (dato che non deriva da una sensazione. Perché se derivasse da una sensazione dovrei mettermi a comparare tutti i possibili oggetti per stabilire cosa è effettivamente grande piccolo o medio) Quindi non è un concetto puro dell’intelletto né una idea della ragione. Deve essere qualcosa che riguarda la facoltà di giudizio. Un concetto della facoltà di giudizio che deve porre a fondamento una conformità soggettiva a scopi della rappresentazione in riferimento alla facoltà di giudizio. Questo quando io dico semplicemente che una cosa è grande piccola o media ma quando io poi mi chiedo invece QUANTO una cosa è piccola o grande o media ecco che allora richiedo una comparazione perché posso dirlo solo in riferimento ad un concetto esterno che è il concetto di unità di misura. Quindi in questo caso abbiamo la determinazione di una grandezza Nel caso della determinazione di una grandezza quindi abbiamo un giudizio conoscitivo. Se dico che è semplicemente grande non è un giudizio conoscitivo. In che misura posso dire che entra in una media? Implica un’unità di misura, un raffronto, un paragone quindi questo è un giudizio conoscitivo. Quando dunque io prendo in esame la semplice grandezza di qualche cosa e ne ricavo un compiacimento che è universalmente comunicabile questo compiacimento non deriva dal compiacimento per l’oggetto come nel bello perché nel caso del bello questo compiacimento deriverebbe dalla forma. Attenzione che però qui Kant dice non però nel compiacimento per l’oggetto. Teniamo sempre presente che è un compiacimento per la rappresentazione dell’oggetto. Io lo dico bello nel momento in cui la sua rappresentazione per quel che ne sappiamo produce una sensazione di piacere. Non è più un compiacimento per l’oggetto ma è un compiacimento che deriva dall’estensione dell’immaginazione stessa. È l’immaginazione che si estende fornendo la grandezza, un’indicazione sulla grandezza dell’oggetto, sull’assoluta grandezza dell’oggetto. Quando io dico semplicemente che un oggetto è grande questo non è un giudizio determinante, non è un giudizio conoscitivo ma semplicemente un giudizio si riflessione sulla sua rappresentazione, un caso della facoltà riflettente del giudizio. Quando chiamo qualcosa assolutamente o semplicemente grande voglio dire che è una grandezza che è uguale solo a se stessa. Un piacere che deriva dal fatto che la mia immaginazione si estende sulla grandezza dell’oggetto: una dimostrazione in più del fatto che il sublime non deve essere cercato nelle cose della natura ma semplicemente nelle nostre idee. Il sublime allora cos’è? Ciò rispetto cui a paragone tutto il resto è piccolo. È un paragone però per modo di dire: non fatto con l’unità di misura secondo un principio matematicamente determinante. Sublime è ciò rispetto a cui tutto il resto è piccolo indica una totalità. Questo è l’essere assolutamente grande. Ciò sta a significare ce nella nostra immaginazione c’è una tensione verso l’infinito e ciò procura i nostro compiacimento. E questo dimostra che nella nostra ragione c’è questa esigenza di totalità. Il sublime cioè è così importante per Kant perché esso sta a dimostrare che in noi c’è l’esigenza di una realtà sovrasensibile da questo punto di vista è caratterizzato anche dal punto di vista della orale. Ovviamente, perché chiama in causa la ragione, quindi il sovrasensibile e con esso la morale. Abbiamo già visto che il principio del giudizio di sublime non sta come nel bello nel libero gioco delle facoltà rappresentative che sono l’immaginazione e l’intelletto ma del rapportarsi di altre due facoltà conoscitive rappresentative che sono in questo caso l’immaginazione e la ragione. L’esperienza del sublime assume in Kant un’importanza straordinaria anche dal punto di vista teoretico, conoscitivo, dato che ci sentiamo chiamati in causa nella nostra ragione.

   
_______

Altri articoli da leggere:

More Like This


Categorie


Filosofia

Add a Comment

Your email address will not be published.Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Categorie




Questo sito partecipa al Programma Affiliazione Amazon Europe S.r.l., un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it