Appassionato e tragico in una storia senza futuro: il sentimento di Didone per Enea

Il sentimento che Didone prova nei confronti da Enea è appassionato e tragico insieme: la regina lo vive fra trepidazione e rimorsi fino alla tragedia finale, che chiude una storia senza futuro. Drammatico è l’amore di Didone, subordinato al dovere quello di Enea, che ha prima di tutto un’importante missione da assolvere. Ma l’amore conosce mille sfumature, ed è un sentimento vario nelle sue manifestazioni.

Quello di Didone ed Enea deve esser stato un incontro memorabile: Didone, bellissima e giovane vedova, regina e fondatrice di Cartagine dopo la sua fuga da una Tiro in fiamme, ed Enea, giovane troiano vedovo anch’egli, in fuga da una Troia distrutta dagli Achei, e con la missione affidatagli dai Penati di fondare un nuovo regno sulle coste dell’Italia. Enea approda con venti navi sulle coste di Cartagine, città appunto fondata da Didone dopo essere scappata da Tiro, sua città natale, a causa del fratello Pigmalione che voleva il trono, e che aveva già ucciso il marito di Didone, Sicheo. Didone, pur essendo una donna fedele alla memoria del marito, si innamora del giovane troiano, e lo accoglie benevolmente.

Durante il banchetto in onore di Enea e dei suoi compagni, la regina chiede che venga raccontata la storia dei naufraghi, e così l’ospite, con viso rattristato al ricordo dell’accaduto, inizia a raccontare gli eventi che si sono susseguiti rapidamente, cambiando di colpo e radicalmente la sua vita. Con questo racconto Didone conosce meglio Enea, e se ne innamora perdutamente.

Purtroppo Didone è convinta di amarlo, quando in realtà il suo è un crudo desiderio di possesso, e sarà proprio questo amore contaminato dalla voglia di possedere Enea, dal pensiero che lui possa non contraccambiare in eterno il suo amore, che la porterà alla morte e alla maledizione dell’amato. Ben diverso è l’amore che c’è tra Ettore e Andromaca. Tra loro l’amore scorre denso e impetuoso come una cascata, come un fiume in piena. Andromaca, pur di salvare il suo amato, è disposta ad accettare il disonore in patria e l’accusa di codardia, ed Ettore piange, sapendo di non poter assecondare la moglie, e conoscendo la sorte che aspetta la sua amata nel caso di una sua sconfitta.

Andromaca è l’esatto contrario di Didone: la prima ama incondizionatamente Ettore , disposta a tutto per fare il suo bene, lasciandolo anche libero di fare le sue scelte senza biasimarlo; la seconda, invece, vuole che perfino l’amore segua le sue regole, e non dando spazio ad Enea di prendere le sue decisioni, costringendolo così alla scelta più drastica, la fuga notturna, per recidere ogni legame con la bella regina fenicia. Così pure succedeva all’astuto Ulisse, il quale cercò ripetutamente di scappare all’affascinante ninfa Calipso senza successo, visto che lei aveva la magia dalla sua parte e gli faceva dimenticare il suo intento appena giunto alla spiaggia, costringendolo a rimanere con lei e costringendolo sull’isola per l’eternità.

Calipso ha un’idea dell’amore molto simile a quella di Didone; un amore molto possessivo, ma che, al contrario di Didone, accetta la decisione di Ulisse, lasciandolo andare con mille aiuti e benedizioni.
Un altro esempio epico di amore è quello tra Penelope e Ulisse.

Ella lo aspetta per vent’anni in patria, rifiutando continuamente il matrimonio con il re dei Proci, il quale la voleva sposare soprattutto per avere il regno e le ricchezze di Ulisse.
L’amore è un sentimento meraviglioso e immensamente pieno di sfumature che vengono riprese più volte e con diversi temi in tutti i poemi epici, e che non può essere assolutamente riassunto in poche pagine.

È un sentimento che prende, trascina, travolge, e cambia, senza accorgersene. Ci si guarda allo specchio e, pur vedendo la solita immagine di sempre, ci si accorge di non essere più gli stessi, di avere qualche cosa in più, che assomiglia tanto a una splendente luce interna, che abbellisce ogni cosa e rende speciale qualsiasi giornata, anche la più buia. Ma l’amore per ognuno è diverso, e per capirlo e riconoscerlo bisogna viverlo pienamente giorno per giorno, rendendolo parte integrante della propria vita.

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