Il ruolo della servetta tra le maschere del teatro: approfondimenti e curiosità

Il ruolo della servetta, ruolo femminile senza maschera, si colloca in una posizione particolare perché coincide con la nascita delle compagnie dei comici dell’arte: all’inizio era la moglie del ciarlatano che lo accompagnava nei momenti di vendita per poi diventare un ruolo fisso sempre più differenziato nonché il ruolo che avrà più fortuna.

Es. Colombina (Venezia) Smeraldina, Vespina (Napoli) personaggi molto vivaci intellettualmente, perché era furba e capace di dirimere tutte le questioni facendo trionfare la propria capacità e i propri interessi: per raggiungerli (aiutare la padrona/e, aiutare chi voleva) usava la propria intelligenza- faceva la mezzana, aiutava gli amori leciti e illeciti- era quella intorno a cui ruotava tutta la vicenda perché era sempre lei che faceva in mondo che tutte le coppie si congiungessero o disgiungessero.

Ruolo senza maschera per mostrare la propria bellezza e doveva fare un gioco di sguardi (che la maschera non avrebbe permesso). Parlava il dialetto di provenienza. Sancisce l’inizio della presenza scenica della donna sul palco- inizialmente quando non era presente una donna l’Arlecchino o la Brighella si travestiva da donna e faceva divertire- diventa una lavoratrice, una persona alla quale è dovuto il rispetto si mette sullo stesso piano degli uomini svolgendo una professione e che viene pure pagata.Le donne diventavano imprenditrici capaci di vivere del proprio lavoro (vista in maniera molto negativa dagli organi che devono mantenere l’ordine pubblico e gli intellettuali, soprattuto i gesuiti) condanna della donna in scena- è una meretrice che fa del proprio corpo l’oggetto del mestiere. Condannata perché la donna sulla scena dava un cattivo esempio, tanto più cattivo tanto più allettante.

Ruolo molto vivace e sessualmente libero (in particolare nel Cinquecento).

In questo stesso periodo nascono i generi dell’opera e del melodramma; per far da contraltare nascono anche dei generi comici come l’”intermezzo” detto anche “opera buffa”.

Le cantanti degli intermezzi spesso sono le servette della commedia e a volte mescolano i generi: unendo alle parti parlate (commedia) delle parti cantate (la cosiddetta “opera buffa”).

In ambito francese e tedesco diventerà la soubrette colei che con la sua vivacità, anche nelle opere più serie, farà ma motore alla vicenda.

es. la “Serva padrona” 1733; Vespina de “Così fan tutte” di Mozart.

Nel Settecento la servetta diventa colei che riesce a gestire gli uomini e le classi superiori (così come la Mirandolina di Goldoni) perdendo parte della sua carica polemica.

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