Il ruolo del maiale nella letteratura antica e italiana (riassunto)

La carne di maiale ha successo anche perché costa poco: per i ceti subalterni è centro dell’alimentazione. È emblema dell’abbondanza: gli aggettivi che lo caratterizzano riguardano o le dimensioni (grasso, grandissimo) o sono espressione di grato affetto nei suoi confronti (caro, immortale). Del maiale non si butta via nulla, poiché il pelo si utilizza per le setole dei pennelli, la carne in abbondanza sfama la gente, il latte viene dato alle madri, ecc. L’uomo alleva il maiale per poi ucciderlo: il porco addomesticato ha il destino certo, poiché è anche il migliore amico dell’uomo dopo il cane. Il porco è dunque ricchezza, abbondanza, premio ambito. Nel Cinquecento si riteneva un’animale sporco, quindi segno del peccato, della sporcizia, greve e volgare.
L’oscillazione tra abbondanza, generosità, importanza economica, alimentare, sociale e immagine di sporcizia, fisica e morale, è ambiguità che caratterizza il maiale nella letteratura. Si denotano alcune comparazioni tra uomo e animale: <>, espressione nella quale si può leggere la ricchezza ma anche l’invidia nei confronti del personaggio benestante. Vi sono nomi maschili (porco, maiale) e femminili (scrofa, maiala, troia). Il termine “porca” è stato inserito nel Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612). Già nell’Odissea (XIV) si legge come Eumeo preparasse il porco da offrire a Ulisse, e gli Etruschi erano rinomati allevatori di maiali. Tra il III a.C. e II d.C. la scrofa aveva un valore di purezza. Il negativo, invece, appartiene a certa tradizione musulmana ed ebraica. Nell’antico Testamento il porco è escluso dagli animali commestibili perché gli manca una delle due condizioni essenziali per essere considerato puro: ha l’unghia bipartita ma non rumina. Il porco, invece, è immondo e diventa per gli esegeti cristiani il simbolo dell’uomo sprofondato nel fango del peccato, ingordo e risoluto. Il pagano è un porco, è l’eretico, l’ingordo, il lussurioso che sono simboleggiati dai maiali. Pasolini, nel Porcile (1966), presenta i borghesi, i capitalisti, il potere ai porci, ma anche la purezza del corpi dell’alterità. Tondelli, invece, nel 1990, non racconta solo un fatto di costume ma il legame con una tradizione – il porco “modenese” veniva curato per poi essere ucciso dai contadini sfamando la famiglia -, con una cultura nel cui centro vi era il maiale.

Riassunto, rielaborato ed inviatoci da uno studente; per leggere un approfondimento completo di questo appunto vi invitiamo a comprare il libro di G.M. Anselmi, Animali della letteratura italiana (per niente costoso e molto interessante).

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